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Lo Zibaldone - Recensioni

La geometria dei sentimenti e il profumo della lavanda: la rinascita di Adele

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di Elena D’Alessandri

Tra le pagine di Io sono Adele, il nuovo romanzo di Csaba dalla Zorza edito da Marsilio (258pp., 18 Euro), si respira l’atmosfera sospesa di chi ha deciso di fare del silenzio il proprio spazio di rinascita. Chi ha amato La governante ritroverà Adele Casagrande laddove l’aveva lasciata: in un momento di sfolgorante e radicale rottura. A sessant’anni, quando la società considera ormai la traiettoria di una donna come qualcosa di “compiuto” e definitivo, Adele sceglie di scardinare il senso comune. Lascia le certezze agiate e i salotti della Milano borghese, si spoglia di una vita passata a rincorrere scadenze e performance, e si trasferisce a Villeneuve-lès-Avignon, nel cuore della Provenza, per fare la governante.

Quella che a molti potrebbe apparire come una resa, è in realtà un lucido e coraggioso atto di libertà. Adele non sceglie di fare di più, ma di fare quello che ha senso per sé, rivendicando il diritto sacrosanto di rallentare e decidere come abitare il proprio tempo. Al suo arrivo a casa Colbert, una dimora nobiliare francese dove regna un profondo disordine sia materiale che emotivo, questa insolita governante con gli abiti sofisticati e scarpe col fiocco suscita iniziale diffidenza, ma rappresenta anche l’inizio di una profonda trasformazione.

Adele non è una semplice domestica; è una custode dell’antico concetto di oikos, una curatrice di anime che guarisce la trascuratezza delle mura e degli individui attraverso l’arma della cura. Mentre cucina un flan normanno, rispolvera vecchie porcellane dimenticate o sceglie i fiori giusti per la tavola, la protagonista restituisce a una famiglia disgregata il tempo dei sentimenti e il senso profondo della condivisione. C’è una dignità altissima e una profonda libertà morale nei lavori pratici, una “filosofia del quotidiano” che trasforma l’ordinario in straordinario e dimostra come il bon ton non sia un’esteriorità fine a sé stessa, ma un’etica del vivere, un modo per ritrovare l’armonia interiore partendo dalle piccole cose.

Csaba dalla Zorza si muove con disinvoltura tra i chiaroscuri della sua protagonista, mostrando straordinarie capacità di introspezione psicologica. Se l’esterno della villa ritrova splendore, l’interno di Adele fa i conti con un complesso viaggio a ritroso: la ferita mai rimarginata della separazione dei genitori durante l’infanzia, le amarezze di un matrimonio spento dai tradimenti e il peso di una vita vissuta secondo regole rigide autoimposte. Con uno stile elegante, misurato e capace di accarezzare i dettagli con sensualità ed emozione, il romanzo si spinge oltre l’idea di una felicità standardizzata, lasciando un finale aperto a possibili ulteriori sviluppi, e ricordandoci che la mezza età non è l’inizio di una decadenza, ma una splendida opportunità di rinascita, a patto di avere la forza di superare il giudizio degli altri, fare un respiro profondo e scegliere, finalmente, se stessi.

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