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Un giorno al Festival della Mente di Sarzana

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di Alessandra Sofisti

Cittadina sorta strategicamente all’incrocio di importanti vie di comunicazione che collegano Liguria, Toscana ed Emilia, attraversata dalla via francigena, Sarzana e’ l’erede naturale dell’antica citta’ di Luni, il cui sito archeologico e relativo Museo sono visitabili a pochi chilometri di distanza . Numerosi i monumeti da visitare: la fortezza denominata Cittadella, fatta costruire a partire dal 1847 dalla Signoria fiorentina dopo la vittoria sui genovesi, sede del Museo delle fortificazioni MUDEF, ospita diversi eventi del festival. Altra particolarita’ e’ Casa torre Bonaparte, rivestita in marmo bianco di Carrara con archi a sesto acuto: dalla famiglia sarzanese si sviluppo’ il ramo corso di Napoleone. Oltre ad interessanti Chiese e oratori si viene piacevolmente colpiti dalle librerie che vi segnaliamo: Il Mulino dei libri, La libreria dei ragazzi, Le Carlotte libri tattili e la Libreria del fumetto. All’ingresso del centro pedonale, il chiosco degli organizzatori offre informazioni sul Festival. Alle domande sull’andamento degli eventi in programma quest’anno, la risposta e’ positiva, nonostante i protocolli antipandemia da rispettare rigorosamente e la riduzione dei posti del 50%. All’inagurazione di venerdi’ 3 Settembre, giorno lavorativo, le presenze erano buone e aumentate di gran numero di sabato. Nonostante tutto anche nel 2020 il Festival aveva registrato una buona riuscita. Al Canale Lunense Otegha Uwagba, laureata ad Oxford in Philosophy, Politics and Economics, fondatrice della piattaforma Women Who, intervistata dalla scrittrice Alessandra Carati, presenta il suo nuovo libro Bianchi. Sulla razza e altre falsita’, edizioni Solferino. Il tema dell’incontro: Sognare una nuova convivenza. Colpisce subito la motivazione, molto personale, che ha spinto la giovanissima autrice (28 anni) a lanciare una sfida e una “chiamata all’azione” contro ogni tipo di discriminazione e razzismo. Dopo la notizia dell’uccisione di George Floyd negli Stati Uniti e del movimento di protesta Black lives Matters che ha unito anche persone non di colore, Otegha si e’ ammalata fisicamente e psichicamente, ha sofferto di insonnia, ha avuto episodi di tachicardia, non si nutriva piu’. Il profondo malessere della scrittrice nasceva dalla riflessione sulle reazioni psichiche e fisiche che vengono provocate dagli insulti, dalle discriminazioni quotidiane, subite anche da lei, pur vivendo a Londra. L’oppressione violenta, lo stress emotivo che provano le donne e gli uomini di colore, si riflettono sul corpo e sulla mente. La rabbia, costruttiva, non distruttiva, di Otegha e’ rivolta verso la maggioranza di Bianchi che, in base alle diverse posizioni sociali, hanno e gestiscono il potere. Le parole, espresse nei movimenti di protesta da Neri e Bianchi insieme, non sono piu’ sufficienti, servono azioni. Le parole infatti restano parole, mentre le sofferenze sono concrete, tangibili, ferite a volte incurabili. La strada da percorrere – spiega Otegha – e’ quella di riconoscere i privilegi di supremazia bianca e di rifiutarli. Alcuni esempi: la passivita’ dei Bianchi nei luoghi di lavoro di fronte alle disuguaglianze, al divario di stipendi , ai problemi di accesso al lavoro, alle cure, agli studi. Cosa possiamo fare – chiede l’autrice -per trasformare le ingiustizie e i privilegi in diritti uguali per tutti? Il contatto quotidiano con le diversita’ mette in crisi i nostri valori e le nostre certezze. L’esercizio sulla strada della convivenza a cui tutti siamo chiamati e’ quello di smantellare da dentro i meccanismi che portano alle disuguaglianze. Il secondo evento, l’incontro con l’argentino Miguel Benasayag , filosofo, psicoanalista, ricercatore ed epistemologo, per la presentazione del libro La singolarita’ del vivente, edizioni Jaca Book, e’ molto impegnativo per gli argomenti trattati, in particolare il passaggio – ormai prossimo – dal mondo reale e dal vivente stesso , riconducibili in tutto e per tutto alle proprie componenti, al mondo meccanico. La promessa di vita aumentata grazie ai big data e agli algoritmi, porterebbe a “sbarazzarsi” dei corpi che rappresentano singolarita’ proprie del mondo dei viventi e della cultura, mettendo a repentaglio – questa la tesi sostenuta da Benasayag – la nostra stessa possibilita’ di agire, pensare, desiderare, amare. Oggi – spiega il filosofo – si puo’ modelizzare, trasformare, calcolare tutto in algoritmi. Siamo ad una svolta storica cruciale, in cui la vita continuera’ in un altro modo grazie alle ricerche sul DNA e sulle molecole. I processi necessari agli organismi biologici sono pero’ immodificabili. Il vivente invecchia, si ammala, muore. Vivere o non vivere non sono proprieta’ delle macchine. Il mondo di senso del vivente ha bisogno del neuronale e del mentale, dimensioni che non possono esistere una senza l’altra. La plasticita’ cerebrale e’ reversibile. Se deleghiamo le nostre funzioni alle macchine – delega per altro gia’ ampiamente accettata nella societa mondiale – i nuclei si atrofizzano. Il posto dell’uomo nel mondo non e’ piu’ da solo al centro, ma rimane centrale solo in rapporto con le macchine calcolanti. E’ l’evidente rottura della supremazia della ragione, una specie di ritorno al “Mito della caverna” di Platone: la macchina non ha corpo come il mondo delle idee platoniche, i corpi sono algortimi e nella nuova “metafisica” l’algoritmo e’ il motore. Questo nuovo assoluto non permette l’alterita’ . Noi non siamo un vivente, siamo dei nodi di legami. La macchina invece e’ singola, non ne ha. Nella “battaglia” tra tecnofobi e tecnofili si inserisce una terza posizione, quella di Benasayag: sulla possibilita’ di una modalita’ di ibridazione tra la tecnica e gli organismi che non si riduca solo ad una brutale assimilazione. Questo implica la creazione di un nuovo immaginario, di un nuovo paradigma in grado di aiutarci a studiare cio’ che nell’ambito della complessita’ propria del vivente e della cultura non puo’ essere ricondotto al modello informatico dominante.L’ibridazione felice e’ dunque la vera sfida, riconquistare tutti i funzionamenti delegati alle macchine, senza dimenticare che con il ‘logos’, la parola siamo diventati umani, con la scrittura ci siamo evoluti. Non deleghiamo alle macchine, ma proteggiamo i piu’ giovani, prendendo le distanze dal fascino che esse emanano. Ultimo evento nella Fortezza della Cittadella , quello di Matteo Nucci su L’origine della filosofia: la dialettica. L’autore, molto apprezzato per romanzi, racconti e saggi , ultimo edito Acchille e Odisseo. La ferocia e l’inganno nel 2020, ha illustrato ai presenti con notevole chiarezza espositiva il passaggio dalla sapienza alla filosofia, dal pensiero di Socrate, primo filosofo, ai Sofisti a Paltone, considerato dall’autore il sommo, il piu’ grande di tutti. Partendo dall’immagine del Minotauro, Nucci spiega come l’uomo debba perdersi nel gioco del labirinto per scoprire la propria animalita’, perdere l’individualita’, poter percepire il tutto e la finitezza della vita, in particolare la morte. Qui il’ logos’, la parola, la ragione viene imbrigliata. Per Aristotele infatti l’uomo e’ un animale dotato di ‘logos’. Il sapere di non sapere di Socrate (“almeno una cosa so, so di non sapere”) costituisce l’inizio della filosofia e la sostituzione dei sapienti con i filosofi, che etimologicamente e umanamente tendono verso la sapienza, sapienza che, essendo divina, non e’ umana. Platone introduce un’altra componente: eros, ovvero la tensione verso qualcosa che ci manca e che dobbiamo quindi conquistare. Con i Sofisti, Protagora e Gorgia in primis, viene introdotta l’arte della retorica, del “bel parlare”, la capziosita’ del ragionare. Alla “parola magica, divina” del sapiente, a quella relativa che tutto mette in discussione dei Sofisti, viene contrapposto il contenuto di Socrate che, attraverso il dialogo ed il metodo delle domande e risposte, conduce sempre ad un accordo. E’ il dialogo dialettico che sara’ portato avanti e perfezionato da Platone, il discepolo prediletto di Socrate. Sara’ infatti proprio Platone con il mito della caverna ad ipotizzare il mondo delle forme o idee, tutte derivate dalla forma o idea superiore, quella del bene, a cui l’uomo con la sua vita deve tendere.

 

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