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Novità in libreria

Semplicità degli uomini è il nuovo, feroce romanzo di Divier Nelli

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di Mariano Sabatini

In questo mondo editoriale in affanno, che insegue i nomi popolari di Tv, cinema e musica – personaggi che si scoprono scrittori per forza – salutiamo con gioia il ritorno ai lettori di un narratore vero, per nulla ansioso di esserci a ogni costo. Dopo una serie di romanzi brevi, originalissimi, riconducibili senza possibilità di errore al suo personale marchio di fabbrica, Divier Nelli (viareggino, classe 1974) torna con un romanzo di rara ferocia, soprattutto per lo sprezzo che porta con sé in ordine a ciò che è opportuno e ciò che non lo è. Una storia stramba, non irregimentata, zampillante di trovate, intuizioni, invenzioni, che addirittura si avvale di una nuova lingua. Allevato al rigore e alla raffinatezza dal suo maestro Raffaele Crovi, Nelli è un esperto di editoria. Ha diretto collane, importato in Italia nuovi autori, ha insegnato narrazioni e curato l’editing di centinaia di libri. Oggi vive appartato in Chianti, dove continua a studiare le nuove tecnologie, l’informatica, l’Intelligenza Artificiale. Per questo suo nuovo romanzo, intitolato suggestivamente “Semplicità degli uomini”, non a caso ha scelto il marchio indipendente Olo Editore: copertine essenziali, eleganti, promozione moderna, soprattutto affidata a “corti” che sembrano diretti da grandi registi e distribuzione attraverso gli store online; nelle librerie soltanto su ordinazione da parte di quei lettori di nuova generazione, capaci di non soggiacere alle ripetitive proposte del mercato. Un storia che, a ben vedere, al di là delle apparenze dice molto sui tempi che viviamo.

Quanto lavoro ha richiesto questo tuo nuovo romanzo?

L’ho iniziato subito dopo la morte di mio padre nel dicembre 2012. In pochi mesi lo avrebbero seguito mia nonna, mia madre e sarei stato costretto a lasciare Viareggio per trasferirmi nel Chianti cercando di ricominciare. È stato un processo lungo, durato quattordici anni. E quegli eventi sono stati determinanti per lo sviluppo della storia. Nel frattempo ho scritto cose brevi, fatto diversi lavori anche fisici, ma sempre con in testa “Semplicità degli uomini”. Ogni giorno aggiungevo un piccolo tassello anche solo col pensiero.

Come si è agglutinata la storia?

Quando mi viene un’idea cerco di ignorarla, dimenticarla. Se continua a farsi viva, a sussurrarmi con insistenza “Scrivimi, scrivimi, scrivimi”, allora capisco che è quella giusta. In questo caso un uomo, Xanrir Divini, costretto a fare i conti con altre nove versioni di sé provenienti da universi paralleli, con esistenze simili o lontanissime dalla sua. Chiamo questo processo “impellenza della storia”. Quando diventa impossibile continuare a ignorarla allora mi metto a scrivere, senza scaletta, senza sapere dove mi condurrà o cosa accadrà. Sentivo che sarebbe stato un romanzo lungo, ma non immaginavo che la prima versione terminata due anni fa avrebbe sfiorato il milione e trecentomila battute, poi ovviamente ridotte.

Hai inventato addirittura una “lingua sporca”… come ci sei riuscito e perché ne hai sentito l’esigenza?

Uno dei dieci Divini è uno scrittore che sta revisionando il suo nuovo romanzo, uno space western dal titolo “Wild Mars”. Siamo in un lontano futuro sul pianeta rosso terraformato. Ci sono grandi città e colonie nelle Valles Marineris con cercatori di fortuna, assassini, opportunisti, puttane, traditori, spie, ladri. Insomma tutte le declinazioni della natura umana. La parte marziana rientra nella fantascienza hard e mi sono detto: la lingua non può essere una di quelle terrestri attuali, ma un miscuglio, un pidgin di idiomi diversi, trasformati, deformati dai secoli e dall’uso. A questo punto ho creato circa 3000 vocaboli, nati da una koinè con innesti anglo-romanzi, germanici e slavi. E un’intera grammatica: fonologia, morfologia, sintassi e sistema di tempi verbali, che seguono una flessione alla latina. Poi ho preso i dialoghi e seguendo le regole li ho tradotti dall’italiano al marzianese. Mi ci sono voluto tre anni, una delle cose più divertenti che abbia mai fatto.

Le persone, con la diffusione dell’analfabetismo di ritorno o funzionale, fanno fatica a comprendere l’italiano. Come ti seguiranno in questa avventura?

Quando scrivo non penso al lettore, anzi non me ne frega niente. Così come del mercato e degli editori. Credo che pensare alle aspettative del lettore e alle tendenze del mercato ingabbi la creatività, addirittura possa ucciderla portando a ripetere gli stessi schemi. E questa è una delle tante tematiche che affronto nella storia. Sono in circolazione da un pezzo e mi sono sentito dire tante volte da agenti, editori, librai, direttori: “Ma il lettore?” “Il mercato?” “Ma il genere?” “Perché non fai un libro all’anno?” “Con un libro ogni quattro anni o più ti dimenticano”. E io: “Il lettore cosa? Questa è la mia offerta, e in quanto tale le persone sono libere di scegliere se leggermi o no. Quanto all’essere dimenticato, significa che doveva accadere”.

Una parte della vicenda si svolge su Marte. Sei un appassionato di fantascienza? Gli autori di riferimento?

Sono appassionato di un sacco di cose, anche di quelle trash se ci ravvedo qualcosa d’interessante. Per la fantascienza adoro quella hard, quindi Clarke, Weir, Lem, Asimov e molti altri…

Marte di cosa può essere allegoria?

Nel libro un personaggio sostiene che il pianeta rosso terraformato è una Terra più piccola piena di possibilità. E là dove ci sono le condizioni la natura umana dà sempre il peggio di sé. E allora troviamo carrette spaziali piene di disperati che cercano di tornare sul pianeta blu, scafisti senza scrupoli pronti ad abbandonarli nello spazio, governi guidati da soggetti di estrema destra, proprio come adesso, che ripetono per propaganda che ci ruberanno il lavoro, le donne, porteranno malattie e criminalità facendo leva su due tipi di elettori: i furbi con molti interessi economici e gli ingoranti con QI da scimmie spaziali.

 

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