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Lo Zibaldone - Recensioni

Radici classiche della tradizione occidentale

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di Francesco Roat

In un’epoca come la nostra, dominata dalla tecnologia, dall’efficienza e dal culto della produttività, gli studi classici vengono spesso relegati al margine e considerati non spendibili nel mercato del lavoro. Le discipline scientifico-tecnologiche, invece, godono di prestigio e risorse, in quanto percepite come motore del progresso e della competitività globale. Ma siamo sicuri che una società possa dirsi pienamente umana se rinuncia alle proprie radici culturali e alla riflessione profonda sull’uomo? Gli studi classici potrebbero venire considerati piuttosto come una sorta di autentico basamento essenziale/indispensabile per la edificazione d’un autentico umanesimo integrale, che tenga insieme conoscenza tecnica e saggezza umana.

 

Per studi classici si intendono in genere le discipline legate al mondo greco-romano: la lingua e la letteratura latina e greca, la filosofia antica, la storia, l’arte, e in generale la cultura umanistica. Queste materie sono state per secoli la base della formazione culturale europea. Oggi, però, vengono spesso accusate di essere inutili, perché non producono innovazione né competenze immediatamente applicabili. Questo pregiudizievole giudizio svalutativo deriva da una visione riduttiva dell’educazione, in quanto noi viviamo in un’epoca in cui la scienza e la tecnologia sembrano occupare ogni spazio del sapere e dell’agire umano.

 

Ma non ci rendiamo conto, invece ‒ è il j’accuse di Claudio Tugnoli, nella sua Premessa all’interessante volume a più voci, intitolato giusto: Radici classiche della tradizione occidentale ‒, che: la cultura classica è la precondizione storico-epistemologica della cultura scientifica”. Lo studio del greco e del latino, dei filosofi antichi, degli storici e dei poeti dell’antichità, non è – come spesso si crede – un esercizio sterile di erudizione. Al contrario, rappresenta un confronto vivo con le origini del pensiero occidentale: la nascita della filosofia con figure esemplari quali Socrate Platone e Aristotele, il senso del limite e della misura espresso dalla metis greca, la riflessione sul diritto e sulla giustizia nella Roma repubblicana.

 

Le domande fondamentali che animavano i testi classici – che cos’è il bene? che cos’è la giustizia? qual è il senso della vita umana? – sono ancora oggi le stesse domande che ogni generazione si pone.

In un tempo in cui tutto cambia rapidamente, gli studi classici insegnano la lentezza della riflessione, la profondità dell’argomentazione, il valore della memoria. Essi educano al pensiero critico, alla capacità di interpretare la realtà oltre la superficie, di decifrare simboli, testi e linguaggi complessi. Sono dunque strumenti cognitivi formidabili, non inferiori – né opposti – alla razionalità scientifica.

Non si tratta, dunque, di opporre gli studi classici alle discipline scientifiche, ma di pensare a una loro integrazione. Come già sostenevano Charles Percy Snow ed Italo Calvino, la cultura deve essere classica e scientifica insieme, come le due ali dell’intelligenza umana.

 

Comunque la si pensi, occorre pur prendere atto della indiscutibile: “Longevità dell’antico” (come sottolinea Matteo Taufer nel libro in questione), la quale “significa permanenza della cultura classica ‒ intesa segnatamente nei vertici toccati da Atene e Roma nelle arti, nelle scienze, nel diritto, nella teoresi filosofica – in culture successive, anche molto distanti nel tempo e nello spazio”. E va rimarcato, altresì, che molti dei grandi scienziati del passato – da Galileo a Newton, da Darwin a Einstein – erano profondamente umanisti. Non disdegnavano i classici, ma li leggevano e li citavano. Forse è proprio questo il modello di cultura di cui oggi abbiamo bisogno: non una conoscenza specializzata e frammentata, bensì una formazione integrale, che sappia tenere insieme il sapere tecnico e la sapienza umana.

 

In conclusione, gli studi classici non sono un lusso per pochi, né un residuo di un passato glorioso ma estinto. Sono, al contrario, una risorsa indispensabile per educare cittadini liberi, critici e consapevoli, capaci di affrontare le sfide della modernità con radici salde e visione lunga. In un tempo in cui si privilegia la velocità dell’innovazione, forse abbiamo più che mai bisogno della profondità della tradizione. Solo così potremo costruire un futuro davvero umano.

 

AA.VV., Radici classiche della tradizione occidentale, a cura di C. Tugnoli e M. Taufer, Tangram Edizioni Scientifiche, 2025, pp. 182, euro 18,00.

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