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Lo Zibaldone - Recensioni

Quando l’alta cucina diventa un noir godibile

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di Claudio Filippello

Un cadavere in cucina”, di Giancarlo De Cataldo, Einaudi Editore (240 pp. €18). Un gradito ritorno in libreria per Manrico Spinori, il PM melomane, uno dei personaggi più affascinanti del panorama letterario nato dalla penna di Giancarlo De Cataldo. Spinori è un magistrato lontano dagli stereotipi della categoria: è si un uomo rispettoso delle istituzioni e della legge ma anche un intellettuale intrigante, dall’eleganza innata e dal gusto raffinato, e, soprattutto, un profondo conoscitore delle umane debolezze. La sua passione per l’opera lirica lo porta a ritenere che in ogni delitto ci sia una trama, con il suo ritmo ed il suo libretto, ed è proprio la lirica ad essere usata dal PM come chiave di lettura per capire le dinamiche dei delitti su cui indaga.

Questa volta, a far da sfondo alle indagini del Contino, un ristorante, Il controcorrente, un tempio dell’alta cucina frequentato da politici e personaggi influenti. Lo chef stellato del ristorante è Cesare Marini, la cui cucina “.. esprime nella tecnica dell’impiattamento una tensione paesaggistica …  (che si rinviene nel) Giotto primitivo, in Piero o nelle composizioni piú delicate, e al contempo inquietanti, dei preraffaelliti…“.

Ed è proprio uno dei piatti di punta del ristorante, Alice nel Paese delle meraviglie, ad aver provocato un’intossicazione da “funghi allucinogeni” ad alcuni clienti: “c’era chi gettava piatti in aria, chi calpestava la poltiglia di cibi sparsi sul pavimento, chi si era messo a battere ossessivamente sulle pentole della cucina, …. chi spaccava bottiglie contro le pareti…”; tra le vittime di “Alice nel Paese delle meraviglie” anche un Colonnello dell’esercito, Vladimiro Micheli, che di lì a qualche ora morirà.

Ad indagare sulla morte dell’Ufficiale, che non sembrava poter essere ricondotta ad un’intossicazione alimentare, il Procuratore Capo Gaspare Melchiorre chiamerà il PM Manrico Spinori. D’altronde, chi altri potrebbe indagare quando ci sono di mezzo politici, persone famose e potenti che hanno un facile accesso ai media? E’ lui, il profondo conoscitore dell’Alta borghesia romana, che può venire a capo di un delitto che richiede competenza tecnica ma anche abilità diplomatica e capacità di interpretare i contesti sociali, e, non da ultimo, possedere la preziosa dote di essere immune alle polemiche.

Ad indagare, con Spinori, come al solito, troviamo la sua squadra al completo, un team tutto al femminile, “le Manrico’s Angels” – con la fida segretaria Brunella – tra cui spicca su tutte l’ispettrice Deborah Cianchetti, dal carattere difficile, impulsivo, ma molto efficace.

Ma veniamo alla trama.

Dai primi accertamenti emerge che ad aver provocato l’intossicazione dei selezionati clienti del Controcorrente sarebbe stata la psilocibina, un alcaloide non letale, presente anche in alcuni funghi allucinogeni. Nulla di grave, quindi, ma come spiegare la morte del Colonnello Micheli? Deve essere stato qualcos’altro ad averlo ucciso. Tra l’altro, la scoperta casuale di una microspia all’interno di una gamba del tavolo dove era solito pranzare e la presenza allo stesso tavolo di un accompagnatore, che verrà successivamente individuato come un giornalista russo, metterà in allerta anche i Servizi; di qui l’entrata in scena dell’avvenente Stefania Baldini, agente dell’Aisi, il controspionaggio nazionale, della quale Spinori rimarrà ben presto ammaliato. Ma quale sarà il ruolo dell’agente dei Servizi nell’intrigata vicenda?

Il quadro complessivo si complicherà ancor di più, quando verrà scoperto, di lì a breve, il cadavere semi-putrefatto proprio dello chef stellato Cesare Marini; e ben presto si scoprirà che ad aver causato la morte dei due non è stata la psilocibina, ma l’Amanita falloide, un terribile fungo inodore che provoca l’atrofia giallo-acuta del fegato e la nefrosi tossica.

Un rompicapo per il PM Spinori e la sua squadra.

Ma cosa lega le due morti? Il veleno certo! Forse un aiuto alla soluzione dell’intrigata matassa potrebbe essere ricercato nella trama delle opere nelle quali la fine dell’eroe, o più spesso dell’eroina, è causata dal veleno? Manrico deve (però) liberarsi di schemi mentali angusti. Lui ama l’opera, altri la grande cuisine… Perché, dunque, negare quarti di nobiltà all’antica arte della tavola? Non si erano forse decisi destini di popoli e di dèi, fra un rombo alla brace e un flan di zucca? …. Gioacchino Rossini non aveva forse fatto della buona tavola una religione?

Tuttavia, a differenza dei romanzi precedenti aventi come protagonista il P.M. Manrico Spinori in cui la soluzione dei casi era spesso ispirata alle trame del melodramma, nel caso di “Un cadavere in cucina” la lirica non è più la chiave per risolvere il mistero. Certo, nella lettura si respira la passione di Spinori per l’Opera, ma la stessa rimane più sullo sfondo di una realtà, quella dell’Alta cucina, la quale ultima diventa il palcoscenico perfetto, tra potere politico, servizi segreti e vanità, dei due omicidi.

“Un cadavere in cucina” è un noir atipico, alla De Cataldo – un marchio di fabbrica sicuro – senza sparatorie e senza inseguimenti; dalla prosa brillante ed ironica. Ma anche un’elegante riflessione sulla nostra contemporaneità.

Una lettura da non perdere.

 

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