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Lo Zibaldone - Recensioni

Oblio e vendetta

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di Simona Tuliozzi

Ci sono ferite che il tempo non riesce a rimarginare e dolori che, quando non trovano ascolto, si trasformano in silenzi, ossessioni e desiderio di rivalsa. È in questo territorio fragile e complesso dell’animo umano che si muove Oblio e vendetta di Angelo Virgilio, un romanzo che intreccia introspezione psicologica, memoria personale e riflessione sulla violenza, interrogandosi sul confine sottile tra ciò che gli esseri umani mostrano e ciò che custodiscono nel profondo. Il titolo racchiude talune domande: è possibile dimenticare il dolore, oppure ciò che viene rimosso continua ad agire, cercando altre forme per manifestarsi? E fino a che punto il desiderio di vendetta può essere compreso come risposta a una violenza subita, senza diventare a sua volta una prigione?

Oblio e vendetta romanzo ambientato a Roma, invita a guardare oltre le apparenze e a interrogarsi sulle zone d’ombra dell’esperienza umana. In un’alternanza tra ironia e dramma, Angelo Virgilio conduce il lettore dentro una vicenda che, dietro il mistero di un incontro, porta alla luce una questione universale: il bisogno di restituire dignità a chi ha sofferto e di riconoscere, dietro ogni silenzio, parole che meritano di essere ascoltate.

Il lettore viene preso per mano in una storia che si muove tra quotidianità, curiosità, inquietudine e consapevolezza. Il protagonista, Davide Valenza, è un uomo che guarda il mondo con ironia e disincanto, un personaggio che si racconta mentre osserva, attraversando i propri ricordi. La narrazione prende avvio da una situazione quasi banale: una raccomandata della questura, un’inquietudine improvvisa e il timore di dover affrontare conseguenze inattese. L’ansia iniziale diventa il punto di partenza di un percorso narrativo nel quale emergono ricordi, insicurezze e fragilità, rivelando quanto il presente sia spesso condizionato da esperienze che crediamo aver lasciato alle spalle.

Virgilio costruisce una narrazione in prima persona vivace, ironica, talvolta irriverente, sostenuta da un linguaggio colloquiale e da frequenti digressioni, accompagnando il lettore nella dimensione più intima del personaggio. La città, non è un solo sfondo: Roma è memoria, abitudine, appartenenza. Le sue vie custodiscono frammenti di vita e in questo paesaggio urbano, il passato individuale si intreccia con quello collettivo, mentre la quotidianità diventa lo spazio in cui si manifestano solitudine, desiderio e bisogno di essere riconosciuti.

L’incontro con una donna enigmatica rappresenta il punto di svolta della vicenda. La curiosità iniziale si trasforma in un’esperienza destabilizzante nella quale Davide è chiamato a rivedere le proprie convinzioni e a interrogarsi sul significato di ciò a cui assiste. La tensione non nasce soltanto dall’attesa di ciò che accadrà, ma… quando ciò che sembrava appartenere alla sfera privata assume una dimensione sociale e morale: la violenza contro le donne.

È qui che la narrazione acquista una dimensione etica e interpella il lettore. L’oblio può sembrare una via di fuga dal dolore e da ciò che turba la coscienza; la vendetta, invece, richiama il desiderio di rispondere al male subìto.

In Oblio e vendetta la scrittura di Angelo Virgilio conduce verso una riflessione etica. Ne emerge un romanzo che invita a guardare oltre le apparenze e a riconoscere, dietro ogni storia, una realtà umana che non può essere liquidata con il silenzio o affidata all’oblio.

 

 

 

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