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Poesia

Nel Tempo che si Muove

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di Fiorella Cappelli

L’analitica prefazione della brava giornalista Alessandra Ghiani impreziosisce e scandaglia “le lacerazioni intime dell’uomo”: – i mali del mondo affliggono il poeta, la sua sensibilità… (scrive la Ghiani) e l’intimità con cui scruta il proprio “Io” è la medesima che riserva all’universalità.

Collocato in un triangolo di luce, natura e versi in libertà, il mannello di poesie brevi di Giovanni Graziano Manca si nutre della leggerezza di un respiro, respiro che è vita ed è prerogativa dell’uomo, costantemente alla ricerca di se stesso e del senso di essa, interrogarsi… “Domande”, spiragli di pensiero, euforie che nascono nei recessi del sogno che inducono il lettore a percorrere, insieme al poeta, un viaggio di riflessione… una sorta di meditazione attraverso gli occhi vigili della coscienza. E prende vita, la poesia di Manca: vivida e lucente ondeggia tra riflessi in spicchi di luce e profondi respiri, immersa tra tormenti umani e riconquistati colori della natura: verde, blu, seppia…L’osservazione, accorta ed introspettiva di chi vi si immerge consapevole e ne ascolta la voce del vento ed è solida e resistente “Quercia, tra temperie di intemperanza disperate” e ancora aleggiano cromatismi di colore: /…il giallo e l’arancio di certi frutti/il rosso di fuoco e di vita /e il blu, il blu di un mare/che non finisce/.

La padronanza nell’uso della retorica da parte del poeta è affascinante e si manifesta in tutte le sue forme: anafora, figure di suono e di pensiero, metafora, allitterazioni… il lessico è ricco e le parole si collocano efficaci ed essenziali a far immergere il lettore tra inaspettate profondità che rivelano un mondo osservato con naturale sensibilità.

Le menzionate stagioni: /…torno, dunque/all’inverno segreto/alle primavere venate d’autunno/… stagioni beate/… estati sudate/ scandiscono “Il tempo che si muove” nella continua ricerca del senso di serenità che il poeta insegue nella natura e nei suoi elementi. Respiro, sogno, percezione della sofferenza umana che egli cerca di equilibrare immergendosi in madre natura dove anche “… le ombre sono buone/… irradiano senso sereno…/ Appaiono sempre positività e speranza, visioni in frammenti di luce, nella poesia di Manca; il pensiero del poeta è fertile e sempre in movimento, non ha paura, non teme di valicare montagne, sorvolare cieli, immergersi in acque profonde o restare in attesa ad osservare riti che si ripetono… Il poeta entra ed esce da se stesso, riflette la sua immagine in ogni pozza d’acqua ed è egli stesso scheggia, frammento in uno, mille pezzi, riflesso nel mondo… così, “Nel tempo che si muove” lui osserva, ruba, cattura, imprigiona, respira e vive emozioni che tramuta in parole iridescenti. Nella sua brevità il verso è palesemente in continuo movimento, l’acuta osservazione si veste della profondità di pensiero e le liriche prendono vita, forma e luce. Riverberi, lucori, baluginii, irradiazioni, sfumature, riflessi rivelano la “naturale ricerca stilistica nell’uso della retorica. Parole scelte che si rivelano essenziali ed incisive nel loro significato: immerso con tutti i sensi nella natura, senza mai perdere di vista l’orizzonte, è il poeta che decide quando e dove smarrirsi… attento spettatore di sé e del mondo circostante, dove ci conduce aprendo alla bellezza, unica e mutevole, quella della natura vista con gli occhi della poesia… “Nel tempo che si muove”.

 

Nel tempo che si Muove

Giovanni Graziano Manca

Antipodes Editrice 2020

pp.43 euro 7

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