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Luigi Tenco: Lontano, Lontano

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Luigi Tenco è un cantante che amo dal 1975. Quando un amico mi fece ascoltare La ballata della moda e Vedrai vedrai, subito corsi dal mio negoziante di fiducia a farmi mettere da parte una compilation su vinile, per ascoltare i capolavori musicali (non solo canzonette!) di quello che mi sembrava un antesignano di De André. Possiedo quasi tutti i dischi e i brani musicali di Tenco, che considero un poeta sopraffino, un intellettuale triste e disperato nato in un’epoca sbagliata per essere capito, destinato alla sopraffazione. Questo bel libro del Saggiatore pare scritto per i fan più irriducibili, che troveranno una colta prefazione del grande Enrico De Angelis e un’utile cronologia di vita e opere curata da Enrico Deregibus, quindi basta con le cose scritte da altri, perché Tenco si racconta da solo. Il volume (450 pagine per 26 euro, il prezzo non è proprio popolare) raccoglie persino i temi che Luigi scriveva alle elementari, quando parlava della mamma e della casa, delle serate invernali, del giardino e di come passava le domeniche. Non solo curiosità, perché De Angelis cerca di dimostrare che da quelle prime prove informi e piene di errori (conservati) nascono le canzoni della maturità scritte da uno sfortunato ragazzo, scomparso a soli 29 anni. Non sono meno importanti i diari giovanili, ma soprattutto gettano una luce sul Tenco autore e intellettuale le interviste e le lettere pubblicate da certi giornali femminili (il titolo di una sua canzone), così come sono interessanti le lettere alla madre. Tenco scrive anche sceneggiature per il cinema (mai realizzate), oltre a interpretare il bel film antimilitarista di Salce intitolato La cuccagna, ed è proprio a quel regista che le propone ma senza successo. Il libro contiene un’appendice di racconti scritti da Tenco, del tutto inediti, le lettere scritte a Valeria dal 1965 al 1967 e una serie di documenti legati a quel maledetto Sanremo del 1967 che avrebbe portato alla tragedia, consumata in una camera d’albergo, dopo l’estromissione di Ciao amore, ciao (titolo cambiato per esigenze di scena) dalla serata finale. Lontano lontano non è un libro su Luigi Tengo (ne sono stati scritti molti) ma è un libro di Luigi Tenco, che si racconta al pubblico a cuore aperto, attraverso testi semi inediti. Il lettore scoprirà un Tenco che sente il dovere di doversi difendere dall’aura di ombroso, timido, scostante che accompagna la sua immagine pubblica. Finalmente comprendiamo la vera ambizione del cantante: farsi capire attraverso le canzoni; per questo non amava fare concerti, ma avrebbe preferito i recital, alternando musica a racconto di vita, spiegando le esigenze interiori che avevano prodotto un brano. Tenco era un autore che aveva qualcosa da dire, per questo scriveva canzoni crude e senza speranza, che non facevano sconti a nessuno, soprattutto non erano costruite per vendere e per fare successo. Luigi Tenco era un intellettuale che leggeva Bertold Brecht, come lui non voleva fare un’arte fine a se stessa, ma professava la teoria dell’utilità dell’arte. E le sue canzoni sono state utili per davvero.

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