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Lo Zibaldone

La lampada del diavolo

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“La lampada del diavolo” di Patrick McGrath (La nave di Teseo, 2021 pp.258 € 19.00) è un romanzo gotico, dalle tinte forti e seducenti, avvinto all’insidia della seguente espressione: “Possiamo chiudere con il passato ma il passato non chiude con noi” per descrivere la proiezione di un tempo che ritorna e presenta motivo di turbamento e angoscia. La sorte del protagonista, il poeta Francis McNulty, sembra già delinearsi nella scelta emblematica della copertina del libro, una scena del dipinto di Francisco Goya dal titolo “La lampada del diavolo”, nell’atmosfera minacciosa e maligna della fiamma demoniaca, nell’elemento spaventoso e offuscato della tenebra contro la luce della saggezza. La storia narrata ripresenta l’ardore visionario delle ossessioni, insiste nel far luce sulle dinamiche impulsive della mente, interpreta la manifestazione espressiva di una grammatica della coscienza. L’autore descrive la potenza del tormento, l’irrequietezza esistenziale dilaniata dalla paura, la perizia della colpa, l’effetto malefico della paranoia, sospingendo nella voragine infernale l’ammissione del crimine, illustrando il barlume della ragione e l’ombra della follia. Una confessione velata da un riverente senso di disagio emotivo, di sofferenza recondita e di rimorso che riconosce nella lucida comprensione la decadenza etica dei sentimenti. “La lampada del diavolo” è un’opera alimentata dal sorprendente presentimento dell’inquietudine, estesa nel costante dominio dei trasalimenti, concede uno sguardo spirituale sullo sconvolgimento interiore, alterando l’accezione alchemica della vita, alienando l’oscura e misteriosa origine della tensione biografica, disorientando il comportamento del protagonista. Il ritmo del racconto incalza l’intreccio affascinante e convulso, confonde il simulacro ingannatore dell’immaginazione, movimentando la frequenza travolgente dell’inconscio, alterna l’ostacolo dell’ignoto con la sapienza della rivelazione, richiamando al significato romantico dell’horror vacui il conflitto morale, la cifra soprannaturale del carattere individuale, il decadimento oscuro e terrificante dell’uomo, l’indagine introspettiva delle reazioni umane in limine sullo squilibrio psichico. Il protagonista vive lo sgomento e la sventura della propria dannazione, dipinge su di sé una figura tragica, preoccupata e angosciata, conosce l’ambiguità dei segreti, prigionieri della propria onta, sequestrati dal crimine degli errori, dei tradimenti, di un torto lungo quarant’anni. L’autore insegue una trama divorata dall’affanno e dal sospetto, ispeziona minuziosamente la dimensione metafisica nella suspense dei contrasti tra impulsività e razionalità, nella tragedia interrotta dalle deviazioni umane, analizza il paradosso grottesco dell’enigmatica presenza di un fantasma che rispecchia la persecuzione di un intrigo buio e doloroso. Francis McNulty, oppresso dall’immagine di una pena consumata nella vergogna e nel rimorso, attraversa i luoghi della sua espiazione, libera il vincolo del tempo e la natura simbolica dei ricordi. Patrick McGrath guida il viaggio nella macchinazione dello stato mentale, esercita tutta la sua diabolica influenza nella disposizione ad arte di un thriller psicanalitico, corrode la salvezza dell’anima, manipolando il capriccio del destino nell’ingannevole gioco con l’umanità.

 

Rita Bompadre

 

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