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Lo Zibaldone

Il mio canto per Oliena

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di Giovanni Graziano Manca

Oliena, in provincia di Nuoro, è sempre stato paese accogliente, ricco di risorse e bellezze ambientali, di grandi tradizioni religiose e usanze legate a un vivere quotidiano di matrice pastorale e agricola. Non stupisce affatto che Lucia Becchere, poetessa, docente, scrittrice e giornalista siniscolese (nuorese d’adozione) che nel villaggio barbaricino ha vissuto l’infanzia e l’adolescenza abbia voluto rendergli omaggio. L’ultimo libro di Becchere, “Il mio canto per Oliena”, è un racconto che riannoda sentimenti d’amore indissolubili, ricordi sbiaditi eppure ancora vivi perché tenuti insieme dall’affetto che si nutre per i posti in cui si è cresciuti e dove si è ritornati, come è capitato alla scrittrice, anche da persone ormai mature, scampoli di storia di una comunità che ha dato i natali a molti personaggi di rilievo che nei diversi campi danno lustro alla propria comunità e alla nostra isola (sia sufficiente, qui, ricordare i ritratti dedicati da Lucia Becchere a Peppino Catte, Pietrino Monni, Mario Melis e Dolores Turchi). Scrive l’autrice in sede introduttiva che “Il libro vuole essere un atto d’amore verso quello che un tempo è stato anche il mio paese e che ancora oggi vive, si nutre e si rigenera nel mio ricordo. Un atto che trova la sua massima espressione nella scrittura, il solo strumento idoneo a veicolare quanto di prezioso e irripetibile ci appartiene prima che la memoria delle cose venga travolta dal tempo.” Una narrazione in qualche modo “circolare” (che va, appunto, dagli anni della fanciullezza dell’autrice fino al suo ritorno a Oliena per l’ottenuto trasferimento quale docente presso la scuola media del paese, nei primi anni ottanta) caratterizza “Il mio canto per Oliena”. Tra le pagine, lo stile romanzesco autobiografico insegue di volta in volta la rievocazione dei primi ricordi legati alla scuola, alla prima comunione, alla casa in cui la scrittrice è cresciuta, alle feste di San Lussorio e di Sant’Antonio Abate. I capitoli riguardanti la vendemmia, la lavorazione del pane “harasau” e gli antichi giochi sono preziosi e hanno sapore antropologico, mentre quelli che delineano le figure del “bandhidore” (a cui, in ogni paese della
Sardegna, veniva affidata la funzione di divulgatore delle notizie e le comunicazioni di interesse generale) e del “paralimpiu” (il paraninfo, cioè colui che nel giorno delle nozze, dopo il banchetto, accompagnava su di
un carro la coppia nuziale alla casa dello sposo di cui era in genere parente o amico) ci ricordano di antiche attività e funzioni oggi scomparse.

Lucia Becchere

“Il mio canto per Oliena”

280 pagg., euro 20,

Arti Grafiche Su Craminu, Dorgali 2021.

 

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