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Lo Zibaldone - Recensioni

Il Dio disabile

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di Francesco Roat

Il saggio Il Dio disabile, di Paolo Marino Cattorini, propone una riflessione originale e provocatoria sul rapporto tra fede cristiana, sofferenza e disabilità. Il testo si inserisce nel filone della cosiddetta “teologia della disabilità”, sviluppatasi soprattutto negli Stati Uniti a partire dagli anni Novanta, con l’obiettivo di mettere in discussione rappresentazioni religiose e sociali che hanno spesso marginalizzato o stigmatizzato le persone con disabilità.

Il punto di partenza del libro è una critica radicale a un’immagine tradizionale di Dio inteso come perfettamente onnipotente, invulnerabile e “normo-abile”. Secondo Cattorini, questa rappresentazione rischia di rafforzare implicitamente una visione del mondo in cui la disabilità appare come un difetto, una deviazione o addirittura una sorta di punizione. La teologia cristiana, invece, dovrebbe prendere sul serio l’evento centrale della fede: l’incarnazione e la crocifissione di Gesù. Se Dio si è identificato con l’uomo crocifisso e sofferente, allora la vulnerabilità non è un accidente marginale ma appartiene al cuore stesso della rivelazione cristiana.

In questa prospettiva Cattorini riprende e sviluppa alcune intuizioni della teologa americana Nancy L. Eiesland, autrice del celebre concetto di Disabled God. L’idea è che il Cristo risorto conservi le ferite della crocifissione e che proprio queste ferite diventino il segno permanente della solidarietà di Dio con l’umanità fragile e ferita. Di conseguenza, l’immagine di un Dio disabile non è una provocazione retorica, ma un modo per affermare che la vulnerabilità non è estranea alla vita divina. Al contrario, essa entra nella stessa relazione trinitaria attraverso la passione del Figlio incarnato.

Il saggio affronta anche le implicazioni etiche e sociali di questa prospettiva. L’autore critica l’atteggiamento paternalistico o caritatevole con cui spesso le istituzioni, comprese quelle religiose, hanno guardato alla disabilità. La persona disabile non deve essere ridotta né a oggetto di assistenza né a simbolo edificante di sofferenza redentrice. Piuttosto, essa mette in crisi l’ideale moderno di autonomia assoluta e invita a ripensare la condizione umana come costitutivamente relazionale e dipendente. In questo senso, la disabilità diventa una lente attraverso cui interrogare l’intera società e i suoi modelli di normalità.

Uno degli aspetti più interessanti del libro è proprio il suo rifiuto di soluzioni semplicistiche. Cattorini non propone una teologia consolatoria né una spiritualizzazione del dolore. Al contrario, insiste sul fatto che il cristiano non deve glorificare la malattia o la sofferenza, ma combatterle concretamente attraverso la cura, la solidarietà e l’impegno sociale. La fede non elimina il problema del male, ma invita a riconoscere che Dio stesso ha attraversato il dolore umano e continua a portarne i segni.

Dal punto di vista stilistico, il saggio si distingue per una scrittura chiara ma densa, capace di intrecciare riflessione teologica, filosofia morale e sensibilità bioetica. L’autore, che ha lavorato a lungo nel campo della bioetica clinica, mostra grande attenzione alle implicazioni concrete dei discorsi teologici e alle esperienze reali delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Questo conferisce al testo una dimensione non solo speculativa ma anche profondamente umana.

Nel complesso, Il Dio disabile è un libro breve ma ricco di stimoli. Il suo merito principale consiste nell’aver riportato al centro del discorso teologico una dimensione spesso rimossa: la fragilità. In un contesto culturale che esalta la perfezione, l’efficienza e l’autosufficienza, Cattorini invita a riscoprire la vulnerabilità come luogo di rivelazione e di incontro. Non si tratta di idealizzare la disabilità, ma di riconoscere che essa mette in luce un tratto essenziale dell’esistenza umana e, per il credente, della stessa vita di Dio.

Per questo motivo il saggio rappresenta un contributo significativo sia per la teologia contemporanea sia per il dibattito etico e sociale sulla disabilità. Più che offrire risposte definitive, il libro apre interrogativi profondi: che cosa significa parlare di Dio in un mondo segnato dalla sofferenza? E quale immagine di umanità emerge quando si guarda alla fragilità non come a un difetto da eliminare, ma come a una dimensione costitutiva della vita?

Paolo Marino Cattorini, Il Dio disabile. Una teologia della vulnerabilità, Άncora, pp. 146, euro 19,00

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