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Cinema

Il cinema dei maschi brutti, soli e cattivi

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Di recente, l’arrivo sulla piattaforma Netflix della serie Adolescence ha acceso i riflettori del grande pubblico — soprattutto quello meno avvezzo alla sala cinematografica e, di conseguenza, al tema — sul fenomeno del movimento INCEL. La parola con la “I”, come la definiscono gli autori del volume INCEL IN UNA STANZA – Il cinema dei maschi brutti, soli e cattivi, Massimiliano Martiradonna e Mirco Moretti, meglio noti con lo pseudonimo Dikotomiko, è al centro del saggio edito da SHATTER. Con questo lavoro, il micro-collettivo traccia un percorso attraverso rappresentazioni e autorappresentazioni degli Incel (INvoluntary CELibate, ovvero celibi involontari). Un termine coniato nel 1997 — curiosamente, da una ragazza.

“La parola — riportano gli autori — indicava chiunque, di qualsiasi genere, fosse solo, non avesse mai fatto sesso o non avesse avuto una relazione.” Questo è l’antefatto. Con l’avvento di Internet — elemento cruciale nell’analisi del libro — il termine ha assunto un significato diverso, più da “inner circle”: identifica e raggruppa soggetti da ogni parte del mondo, perlopiù maschi, giovani, bianchi, accomunati da un odio profondo verso sé stessi e, soprattutto, verso chi è (spesso inconsapevolmente) ritenuto la causa della loro sofferenza: le donne.

Prima di addentrarsi nella guida cinematografica e televisiva sul fenomeno, gli autori trascinano il lettore nel vortice multimediale — e soprattutto incontrollabile — di questa subcultura digitale. Ne spiegano i termini, le definizioni, le simbologie, riportando scambi significativi di messaggi tra utenti tratti dai forum che alimentano questo ecosistema, impregnato di teorie complottiste, fanatiche e, talvolta, estremiste fino alla violenza sanguinaria.

A partire da capisaldi come Taxi Driver e Matrix, l’analisi ragionata del duo ci introduce al cinema INCEL passando per Polytechnique, Megamind e Manodrome, fino al non-Incel Joker, e più recentemente Saltburn e Adolescence. Nel mezzo, uno sguardo anche ai fenomeni legati agli estremismi dettati dalla destra radicale e ai movimenti come MAGA, in un continuo slittamento tra realtà e finzione. Ma soprattutto tra realtà e rete — vero e proprio luogo di condivisione di frustrazioni interiori, che non di rado sfociano in atti violenti.

Non solo cinema e TV, però. Nel saggio, infatti, unico nel suo genere nel panorama editoriale italiano, Dikotomiko esplora l’intera “manosfera”, passando per figure come Jordan Peterson (ribattezzato “Incel-lectual” dagli autori) e Andrew Tate, arrivando fino alla musica e agli inni degli INCEL. Senza dimenticare uno strumento essenziale: un glossario della terminologia INCEL, utile per orientarsi in un linguaggio tanto criptico quanto rivelatore.

Nel complesso, un volume che effettivamente mancava nel contesto italiano, scritto con uno stile diretto e asciutto, privo di giri di parole. In 200 pagine, offre una panoramica audiovisiva sul fenomeno, priva di pregiudizi e con l’unico obiettivo di parlare al lettore, illustrando canoni tipici e stilistici dell’universo del celibato involontario, e proponendo un’analisi ragionata dei principali titoli che affrontano il tema, ancora oggi sconosciuto a molti, ma più che mai attuale.

E nell’era dell’AI e delle big tech, ignorarlo non è più un’opzione. Degno di nota anche l’aspetto grafico, con una copertina assolutamente rappresentativa del fenomeno.

Pagine: 200

Prezzo: 19,90

 

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