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Re Lear al Vascello di Roma
Shakespeare tra il passato e il presente, sempre all’insegna dell’amore, con una riscrittura che diventa, così come è stata concepita nell’originale, una grande metafora scenica degli inciampi della vecchiezza umana. Ma è anche grande storia familiare, così come grande è lo scenario delle limitazioni relative alla sordità naturale della nostra condizione di viventi. Re Lear e la sua tragedia è tutto questo e anche molto altro. In “Lear, schiavo d’amore”, riscritto e diretto da Marco Isidori, si respira una spazialità scenografica particolare, le cui contraddittorie caratteristiche strutturali sono esaltate e potenziate da un impegno drammaturgico all’insegna della dimensione epica del racconto del Bardo. Le situazioni dello sviluppo storico vengono accompagnate in sequenza, sottolineandole e contrappuntandone le fasi climatiche, da una serie di trasformazioni di tutto il panorama scenografico, stupefacenti per effetto visivo, ma, quel che più conta, per l’estrema aderenza della loro misura iconica alle intenzioni/intuizioni generali della regia. Oggi, scegliere Shakespeare in qualità di autore, eleggerlo a depositario nonché garante di una sensibilità che contenga e rappresenti il nostro presente, significa saperne restituire l’infinita complessità dei nodi tragici (non dimenticando, però, i supremi momenti del grottesco), con la semplicità lineare propria di un processo di “sottrazione”, la quale, sfrondando anche spietatamente i rami pleonastici del plot, possa restituire allo spettatore moderno, quel ritmo essenziale, fisiologicamente/magicamente affine al lavorìo cardiaco, quella musicalità interna alla misura del verso shakespeariano, bagaglio indispensabile perché la messa in scena di uno dei capolavori indiscussi del poeta inglese, abbia adesso, per noi, oggi, un valido motivo per inverarsi quale compiuto e necessario fatto teatrale.
Con:
Maria Luisa Abate – Gonerilla, Gloucester
Paolo Oricco – Edmondo, Edgardo/Tom
Batty La Val – Regana, Matto
Francesca Rolli – Cordelia
Vittorio Berger – Albany/Cornovaglia
Eduardo Botto – Kent
Nevena Vujic’ – Jolly
l’Isi – Lear
Assistente alla regia: Marzia Scarteddu
Tecniche: Sabina Abate, Fabio Bonfanti, Loris Spanu
Luci: Francesco Dell’Elba,
Scene e costumi: Daniela Dal Cin
Regia: Marco Isidori
Coproduzione Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa e Fondazione del Teatro Stabile di Torino, Città di Torino