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Primi passi sulla Luna. Divagazioni provvisorie per uno spettacolo postumo
Con una sorprendente capacità affabulatoria, di cui si serve per mantenere la materia viva e imperdibile, Cosentino ricorre alla scrittura per congelare il dolore come un insetto nell’ambra, per trasformarlo in oggetto di trasmissione e raccontarlo a sua figlia.
Un libro che parla di una vicenda importante, della vita e della morte, della felicità, di un futuro ormai passato, e di tante altre cose. Di una famiglia, di riflessi e di tempi verbali, di anniversari. Di Darwin, di Futurismo, di Galileo, di una passeggiata in pineta e della Pimpa, di razzi e sbarchi sulla Luna. Di un quadro del Ghirlandaio, custodito nel museo del Louvre. Di Luciano di Samosata, di occhi, di viaggi. Di giochi, accudimenti e “scivolamenti”.
Una storia da dire, descrivere, vivere, rivivere. Una malattia, l’attesa di una diagnosi, restituite attraverso verità e finzione – tutto finto e tutto vero – per un io narrante che coincide con quello narrato. Mettere insieme i pezzi e ricostruire la realtà. Andrea Cosentino scrive per non staccarsi dal dolore, per tenerlo addosso: il retinoblastoma, un riflesso nell’occhio destro di Daria, la sua bambina di tre anni, scoperto per caso in una fotografia. Una luna nell’occhio. Una riflessione sul generare la vita, che è gioia, responsabilità e condanna, perché porta con sé un destino di morte. Un compito al quale si è chiamati, ma per il quale si è sempre impreparati. L’accostamento tra il tragico e il suo opposto diventano in questo libro uno strumento terapeutico, per insegnare ad essere genitori, imparando ad essere figli.