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Oltre la patina del fashion system: la fragilità autentica di Claudio Calò

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di Elena D’Alessandri

Un uomo che conosce il peso esatto di ogni dettaglio: la caduta di un bavero, l’inflessione di una vocale, la parola giusta nella lingua più appropriata, ma è incapace a far combaciare i pezzi della propria vita. È Tobia Tillerman, protagonista dell’esordio letterario di Claudio Calò: ‘Tobia Tillerman, fuori stagione’, edito da Rizzoli (216pp, 18 Euro).

Head stylist per una celebre maison internazionale, Tobia si muove tra Milano, Londra e New York, immerso nell’universo patinato della moda, diviso tra l’ossessione per il controllo e un senso di perenne inadeguatezza. Sotto la superficie lucida delle sfilate e delle cene di gala, custodisce il ricordo dell’estate messicana a Tulum e di un amore giovanile, quello con Nico, interrotto troppo presto da un improvviso lutto familiare. Quando, anni dopo, le loro strade si incrociano di nuovo, Nico è legato a un altro uomo in un matrimonio maturo e aperto; il ricordo di quell’estate e, più in particolare quello di Nico, nonostante gli anni trascorsi, continua a rimanere un baricentro emotivo per Tobia, che lo condiziona anche nel momento in cui prova a lasciarsi andare alla stabilità di una nuova e seria relazione con un altro uomo, Diego.

A rendere questo romanzo un esordio folgorante è innanzitutto la scelta del doppio idioma utilizzato nella scrittura: italiano e inglese si alternano con naturalezza e spontaneità, contribuendo a dare maggiore forza alla narrazione, soprattutto nei dialoghi tra le figure chiave del romanzo – come quelli con l’inseparabile amica Cass – e nel ritmo interiore dei personaggi (scelta che, tra l’altro, riflette le origini britanniche dell’Autore, da parte di madre). L’inglese fluisce infatti senza pedanteria, sorretto da un contrappunto in italiano che rende l’atmosfera immediata, senza bisogno di traduzioni. Una scelta coraggiosa, dunque, non un semplice espediente narrativo, che dà il senso compiuto delle difficoltà legate al codice genetico di chi vive costantemente sospeso tra due mondi.

Calò attinge a piene mani dai suoi diciassette anni nella comunicazione dei grandi brand del lusso per restituire uno sguardo disincantato, ferocemente ironico e mai compiacente sul fashion system. Ma il romanzo è anche un’esplorazione intima sulla fragilità, sulla fatica di lasciarsi andare e sulla difficoltà di ripartire quando ci si sente “fuori posto” rispetto al tempo che si vive e, più in generale alla propria vita. Nato dalle macerie di una crisi personale dell’autore, il personaggio risulta essere incredibilmente autentico. Tobia è cinico, eppure disperatamente romantico, perfetto, ma anche imperfetto: un soggetto cui ci si affeziona fin dalle prime pagine come ad un vecchio amico.

 

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