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Letture contro la solitudine. Che su YouTube diventano un record

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di ANNARITA PALIANI

Favole, racconti, parole d’altri per farsi compagnia. Come le storie lette prima di andare a dormire. L’idea di Francesco Florenzano, psicologo e gerontologo, presidente dell’Upter (l’Università popolare di Roma), nasce così, durante il lockdown e le sue restrizioni, per riempire la solitudine con le favole e il silenzio con le parole. Ha trovato i lettori tra i suoi iscritti, per la maggior parte tra i 45 e 70 anni, loro hanno scelto i racconti, si sono filmati e i video li hanno condivisi.

Si sono fatti compagnia, si sono guardati in faccia diventando familiari, si sono raccontati storie. Partiti tra loro, sono diventati un caso.

Io leggo ha un canale YouTube dove le persone leggono brani che poi scambiano su WhatsApp. In meno di un mese, 28 giorni, è diventato una biblioteca online con più di cento racconti. Ha registrato oltre 10mila visualizzazioni. Un record.

“Questa idea coinvolge direttamente chi oggi sarebbe in uno stato di isolamento. Poter leggere ad alta voce è già un esercizio eccellente perché aiuta i processi cognitivi, ma lo scambio è ancora più importante”, racconta il dott. Florenzano. “Ricordiamoci che sono proprio gli anziani, che soffrono di più la solitudine a causa delle restrizioni, ad aver più bisogno di essere ascoltati e considerati. ‘Io leggo’ si rivolge a loro tramite WhatsApp perché è il social che usano di più”.

Nell’arco del primo mese 74 persone si sono proposte come “lettori e lettrici, in prevalenza donne (l’85%)” e hanno scelto racconti da Pirandello Luca Goldoni, Achille Campanile, Agatha Christie, Marcello Marchesi, Stefano Benni, Grazia Deledda, Maurizio De Giovanni, Alessandro Baricco, Dino Buzzati.

“Inizialmente ho mandato per e-mail un appello agli iscritti tramite la newsletter dell’Upter. Ho subito avuto molto riscontro. Volevano partecipare in tanti e l’hanno fatto con entusiasmo e leggerezza. Tra i lettori, per esempio, l’umorismo di Campanile è stato molto gettonato”, continua Florenzano e spiega “ero in cerca di persone, non di attori, volevo gli errori nella lettura e non l’impostazione, è questo il bello, la normalità di gente che ha un interesse per la lettura a prescindere dal titolo di studio. Siamo gente comune con una passione e abbiamo un impegno sociale, quello di diffonderla”.

Lo hanno fatto. Il progetto di lettura ad alta voce ha accorciato le distanze e l’isolamento forzato imposti dal Covid.

Ogni racconto deve avere una durata compresa tra i 2 e i 20 minuti al massimo. Ognuno sceglie cosa leggere, ma tra autori famosi, pubblicati. Di ogni racconto, parte di libro o pièce teatrale vengono citate tutte le informazioni, dalla casa editrice alla data di uscita.

“Un’esperienza felice. Ci stiamo divertendo. Abbiamo fatto anche un’altra cosa strepitosa, una lettura a staffetta. Dopo esserci accorti che i racconti più lunghi tendono a non reggere, perché l’ascoltatore si distrae, ci siamo divisi le pagine. Sette piani di Dino Buzzati, una pagina per ciascuno. Eravamo in 14 su Zoom (la piattaforma digitale, n.d.r.), quando il primo finiva di leggere la sua parte, il secondo accendeva il microfono e iniziava. E così via. Una staffetta”.

“E poi vorrei fare la stessa cosa nelle scuole. Passare dai bambini grandi che i libri li amano ai bambini più piccoli, che così potrebbero cominciare ad amarli”.

“Si tratta di un’iniziativa importante sia per i volontari che leggono i racconti, sia per i destinatari degli stessi”, aggiunge Emiliano Monteverde, Assessore alle Politiche sociali, salute e politiche per lo sport del Municipio Roma Centro. “Con la cultura e la lettura riusciamo ad arginare vuoti e separazioni forzate”.

“Io leggo” (anche su FacebookTwitter e Instagram) si inserisce all’interno del Patto di Comunità promosso dal Municipio I Centro Storico di Roma Capitale, ma i confini grazie al web non ci sono più. “Tre lettrici partecipano dagli Stati Uniti, uno legge dalla sua casa a Bruxelles e 10 da varie città italiane”, conclude Florenzano (email per informazioni presidente@upter.it).

Nel 1962 Gianni Rodari l’aveva capito. Si era inventato il ragionier Bianchi, un rappresentante di farmaci di Varese che viaggiava per l’Italia restando per lungo tempo lontano dalla famiglia. Ma ogni sera, alle nove in punto, ovunque si trovasse, telefonava a casa e raccontava una storia alla figlioletta, che non riusciva a dormire senza la favola della buonanotte. Le storie erano tutte piuttosto corte perché il ragioniere pagava personalmente le telefonate e non poteva permettersi di starci troppo tempo, “ma toccavano il cuore al punto tale che le centraliniste interrompevano il loro lavoro per ascoltarle”.

 

 

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