Junior
La seconda avventura Olimpia e del riccio Friz contro la discriminazione
Di Bernardo Oriali Si appressa Natale e questo è un consiglio prezioso per chi stia pensando di regalare a figli, nipoti e bimbi conosciuti un librino adatto, in grado di affascinare e far pensare. Esce la seconda avventura di Olimpia e del riccio Friz, apprezzatissimo nella prima uscita, dal titolo “La villa delle cose straordinarie” (ed. Carabba Lanciano) di Elfriede Gaeng, già regista e produttrice: una penna alata, delicata, trascinante… contro ogni violenza e discriminazione, come si legge nel comunicato. Stavolta Olimpia e il riccio Fritz decidono di esplorare la magnifica Villa rinascimentale che si trova tra il giardino all’italiana e il labirinto. Da Bernardo e Gottardo, i due orsetti di bosso, vengono a sapere che lì vive Arlo, il figlio di Nikolaus, con la moglie Margherita e due figli, Astro e Stella. I quattro passeri e Rosso, lo scoiattolo, aggiungono altre informazioni. È in atto un incantesimo all’interno della Villa. L’elfo Grigio, il consigliere di Oscuro, che in cambio di un sontuoso pranzo a settimana protegge la famiglia di Arlo dagli elfi neri, ha fermato il tempo. Gullit, il figlio della fata Smeraldina, un folletto simpatico, intelligente, ma molto permaloso, ne è involontariamente la causa… Tra furti, incantesimi, specchi magici, dolci succulenti, cioccolata portentosa, scontri di ogni genere e saggi maghi, succederà di tutto. Ma sarà la Regina Amber a fare la differenza, deciderà che la festa per la liberazione della Villa si terrà solo dopo la scelta che avrà maturato l’elfo Grigio. Scelta che si rivelerà molto coraggiosa e sorprenderà tutti.
Elfriede, un secondo libro per bambini, dopo tanti romanzi per adulti, che esperienza è stata?
La definirei incredibilmente bella. È una vera avventura della mente. Scrivere un libro di fiabe è un po’ come passare una vacanza nel Paese di Cartoonia. Ci fa tornare bambini. Il mondo della fantasia spalanca le sue porte e aspetta solo che noi ci tuffiamo dentro.
La differenza qual è?
Si affrontano lo stesso tematiche importanti, ma con uno spirito diverso. Ma sempre di scrittura di tratta e quindi ci sono insieme la stessa gioia e la stessa fatica.
Quando hai cominciato a pensare a Olimpia?
È stato un caso. Un giorno una cara amica mi ha mostrato una foto della sua nipotina. In quella foto Olimpia, così si chiama la bambina, aveva uno sguardo molto particolare che ha catturato la mia attenzione. Sembrava che guardasse oltre le cose… stava vedendo qualcosa che a noi adulti non era visibile. Allora sono voluta entrare attraverso quello sguardo nel suo mondo invisibile e così ho scritto la fiaba e ho chiamato la sua protagonista come lei: Olimpia. Poi che cosa guardasse Olimpia con quello sguardo io non lo so. Ma posso solo sperare che il mondo fiabesco di Olimpia corrisponda al mondo della mia fiaba.
Cosa piace di lei ai bambini?
Non lo so. Non gliel’ho mai chiesto. Forse la sincerità. Forse percepiscono il fatto che con loro mi diverto veramente. Forse semplicemente che sono lì pronta ad ascoltarli per aiutarli a risolvere i loro dubbi.
Il riccio Fritz cosa rappresenta?
È la chiave che permette ad Olimpia di entrare nel mondo della fantasia. E Olimpia utilizza proprio questo mondo immaginario per crescere. È il riccio Fritz che le dà gli strumenti per farlo.
Attraverso queste storie hai trattato tematiche importanti come il bullismo e il rispetto per l’alterità, pensi che i bimbi recepiscano?
I bambini recepiscono molto più degli adulti. Non hanno preconcetti. Sono attenti e capiscono che sono problemi che li riguardano da vicino. Soprattutto si riconoscono nei personaggi, nei loro affetti e nelle loro problematiche.
Che reazioni hai osservato nei tuoi incontri?
Di grande curiosità. Fanno domande intelligenti, pertinenti e utili a capire i passaggi della storia. E poi ho notato un grande desiderio di parlare e di essere ascoltati con attenzione, di essere presi sul serio, di essere considerati persone.
Come si spingono i bambini ad amare la lettura?
Attraverso la magia delle parole. Bisogna fargli capire prima di ogni cosa l’importanza delle parole, il loro potere e la loro bellezza. Le parole ci forniscono la capacità di comunicare. E poi molto lavoro lo deve fare la scuola, ma anche le famiglie devono supportare. Penso che le maestre siano le eroine dei nostri tempi.
Rincontreremo Olimpia?
Certamente! Il terzo volume è già pronto e uscirà il prossimo anno. E poi sicuramente ce ne sarà un quarto e poi un quinto. In mezzo però ci metterò un romanzo.
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