Nonsololibri
La musica del colore a Palazzo Bonaparte: il ritorno di Kandinsky a Roma

Vassily Kandinsky
Im Grau (Dans le gris)
1919
Huile sur toile, 129×176 cm
Legs de Nina Kandinsky, 1981
Collection Centre Pompidou.
Domaine public. Photo © Centre
Pompidou, MNAM-CCI/Hélène
Mauri/Dist. GrandPalaisRmn
di Lorenzo Pompeo
Erano oltre venticinque anni che la Capitale attendeva una grande monografica dedicata a Vassily Kandinsky (1866-1944). Una lacuna che viene oggi finalmente colmata con una mostra di straordinario respiro, in grado di restituire al pubblico tutta la complessità del padre dell’astrattismo. Prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi, l’esposizione gode del patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia, della Regione Lazio e del Comune di Roma. Il pretesto per questo importante appuntamento espositivo è legato a un passaggio storico per la museografia europea: la temporanea chiusura per ristrutturazione della sede parigina del Centre Pompidou, istituzione che conserva la raccolta più ricca e completa delle opere di Kandinsky al mondo grazie al generoso lascito e alle donazioni della moglie Nina.
In attesa del suo rientro nella capitale francese previsto per il 2030, il patrimonio dell’artista si fa itinerante grazie al programma “Constellation”, permettendo al pubblico romano di ammirare a Palazzo Bonaparte un nucleo eccezionale di oltre settanta capolavori.
A curare la rassegna è Angela Lampe, conservatrice delle collezioni moderne del Musée national d’art moderne – Centre Pompidou e tra le massime esperte internazionali del pittore russo, affiancata dalla consulenza scientifica ed editoriale di Francesca Villanti. Il percorso espositivo, accompagnato dal catalogo edito da Moebius e sostenuto da Fondazione Terzo Pilastro come Main Partner e da Generali Valore Cultura come Sponsor, si snoda in cinque sezioni cronologiche e tematiche che ricostruiscono la parabola di un uomo che, dopo aver abbandonato a trent’anni una promettente carriera di giurista a Mosca, scelse di dedicarsi interamente alla pittura.
Dai primi esperimenti figurativi e dalle suggestive scene di impianto folclorico russo realizzate ad olio e tempera su fondo nero, si passa alla fondamentale stagione di Murnau e del Blaue Reiter (1908-1914). È qui che la ricerca sulla «necessità interiore» e il sodalizio intellettuale con Franz Marc portano il colore a slegarsi progressivamente dall’obbligo della rappresentazione mimetica. Tra le opere più rilevanti in mostra si collocano pietre miliari come Mit dem schwarzen Bogen (“Con l’arco nero”, 1912) e Gelb-Rot-Blau (“Giallo-Rosso-Blu”, 1925), capolavoro della fase geometrica legata all’insegnamento al Bauhaus, fino ad approdare alle campiture chiare e alle forme biomorfe dell’ultimo periodo parigino.
Uno degli elementi di maggiore novità e valore dell’allestimento è il rilievo accordato a Gabriele Münter. Troppo spesso relegata al ruolo marginale di compagna di Kandinsky nel decennio monacense, Münter emerge finalmente in mostra come figura autonoma, artista di straordinaria sensibilità ed esponente centrale dell’Espressionismo tedesco, la cui fermezza e intuizione permisero peraltro di salvare molte opere del Blaue Reiter dalle devastazioni e dalle censure del regime nazista.
Accanto alle tele, l’esposizione dialoga costantemente con la dimensione biografica, teorica e sinestetica di Kandinsky. I materiali provenienti dalla Bibliothèque Kandinsky — fotografie, oggetti d’atelier parigini, bozzetti e documenti — si integrano con la riflessione sul dialogo tra colore, forma e musica. Una relazione, quella con il suono, ispirata all’ascolto giovanile del Lohengrin di Wagner e concretizzata in una pittura concepita per agire sull’anima con la stessa astratta immediatezza di una composizione sinfonica. Completa l’itinerario una sala immersiva ideata appositamente per permettere ai visitatori di perdersi tra le geometrie e la palette cromatica del maestro.
Al di là della celebrazione del singolo maestro, il valore profondo di questa mostra risiede nella sua capacità di farci ripercorrere uno dei nodi teorici e stilistici più cruciali di tutto il Novecento: la transizione verso l’arte non figurativa. In questo orizzonte, Kandinsky non fu certo un isolato profeta, bensì uno dei protagonisti d’eccezione di un fermento collettivo e policentrico. La sua parabola lirica e spirituale si intreccia infatti inevitabilmente con le altre grandi correnti dell’avanguardia: dal rigore radicale del suprematismo al razionalismo del costruttivismo, fino ad arrivare alle suggestioni biomorfe del surrealismo negli anni del soggiorno parigino. Ricostruire questo passaggio significa comprendere come la pittura abbia smesso di essere specchio del mondo visibile per diventare linguaggio autonomo, capace di dare forma e struttura all’invisibile.
Informazioni utili
● Periodo di apertura: Dal 15 settembre 2026 al 14 febbraio 2027
● Orari di apertura: Dal lunedì al giovedì 9.00 – 19.30; venerdì, sabato e domenica 9.00 – 21.00 (la biglietteria chiude un’ora prima)
● Biglietti, sconti e convenzioni: Per conoscere prezzi dei biglietti, le riduzioni previste (under, over, gruppi, famiglie) e le convenzioni attive (tra cui quelle legate ai partner di mobilità come Frecciarossa e ATAC), si consiglia di consultare i canali ufficiali di vendita.
● Informazioni e prenotazioni: Tel. +39 06 87 15 111 | Sito web: www.mostrepalazzobonaparte.it – www.arthemisia.it


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