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Lo Zibaldone

La magia di William Butler Yeats

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di Augusto Ficele

Jorge Luis Borges, in un’intervista rilasciata ad Alberto Arbasino, dichiarò: «Io non sono affatto un innovatore, e quando ho fatto della letteratura fantastica non ho fatto altro che continuare quello che facevano gli arabi che hanno inventato Le mille e una notte, quello che faceva Shakespeare e d’altra parte quello che faceva anche Dante». D’accordo con W.B. Yeats, visto che lo scrisse parecchi anni prima in uno dei suoi saggi (L’elemento celtico nella letteratura), ora raccolti nel volume Magia, tradotti con efficacia da Ottavio Fatica: «Tutta la letteratura popolare nutre una passione che non ha riscontro nella letteratura, nella musica e nell’arte moderna, se non laddove emersa per via diretta o tortuosa dai tempi antichi». Il libro, composto da saggi, divagazioni e racconti del grande poeta irlandese, tocca sotto l’aspetto eccentrico la metafisica, spazia poi dall’esoterismo edulcorato: «salito all’ultimo piano di una casa di Soho o di Holloway e sborsato il mio scellino, aspettavo in mezzo alle servette le perle di saggezza di qualche vecchia e grassa medium», fino ad un misto ambiguo di patriottismo favolistico e ascesi ideale: «Noi che abbiamo a cuore le arti ci scopriamo di sacerdoti di una fede quasi dimenticata e se vogliamo riconquistare la gente dobbiamo, secondo me, adottare il metodo e il fervore dei sacerdoti. Dobbiamo non solo predicare ma altresì battezzare». Yeats, nutrito di nazionalismo, lesse a modo suo Nietzsche, esaltò le radici celtiche del suo popolo e l’arte come guida collettiva: «iniziassero a zappare in Irlanda il giardino del futuro, con la cognizione che qui in Irlanda lo spirito dell’uomo potrebbe esser sul punto di sposare il suolo del mondo». Ci sono poi i drammi giapponesi, le speculazioni sull’occulto, le ossessioni della visione, i defunti che ricorrono nella memoria, l’utile saggio su William Blake. Yeats, disposto a credere nel potere dell’immaginazione, in questi scritti giocò convinto (?), forse sornione con la sua mente filosofale. Fu in grado di costruire un labirinto simbolico e rarefatto, ripudiò la tirannia del reale ed ebbe fede nella parola come nel sogno. Egli fu certamente uno degli ultimi romantici, pronto a commuoversi per la propria oscurità.

William Butler Yeats

Magia

Adelphi, 2019

pp. 430, Euro 26,00

 

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