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Intervista a Sara Trevisan – Incubi di un mostro

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Incubi di un mostro, edito da Argentodorato Editore, è un’opera che attraversa i meandri più oscuri dell’anima, esplorando paure e desideri che appartengono all’essenza umana. Sara Trevisan offre al lettore una raccolta di racconti che mescolano poesia e narrativa, trasportandoci in un universo onirico e talvolta inquietante, dove ogni storia diventa un viaggio interiore. A febbraio 2025, durante il festival di Sanremo, potremo seguire la presentazione di Incubi di un mostro, a Casa Sanremo Writers.

Incubi di un mostro è un titolo evocativo e potente. Come ha scelto questo nome e cosa rappresenta per lei?

Ho scelto il titolo solo alla fine della stesura del libro, quando tutto ciò che avevo scritto ha iniziato a delinearsi come un insieme coerente nella mia mente. “Incubi di un mostro” riflette, fin dal primo sguardo, l’aspetto paradossale dell’opera: siamo solitamente portati a esplorare la prospettiva dei giusti, dei “buoni”, di quelle figure che rappresentano ideali nei quali amiamo riconoscerci. Questo libro, invece, ribalta quella visione, offrendoci il punto di vista di chi, solitamente, consideriamo “l’altro”, l’antagonista, il diverso che osserviamo dalla riva opposta.

L’intento è proprio quello di smontare questa dicotomia, per far emergere una verità disarmante: il mostro potrebbe essere chiunque, anche noi stessi. Tutti possiamo trasformarci in mostri quando permettiamo a paure, ossessioni, manie, o a convinzioni distorte di prendere il sopravvento. Ogni racconto esplora questo tema, mostrando come il “mostrificarsi” non sia una condizione esterna o irrimediabile, ma un processo interiore che si attiva quando smarriamo il contatto con la nostra vera essenza.

Le sue storie sembrano muoversi tra realtà e sogno. Quali tecniche narrative utilizza per creare questa atmosfera così particolare?

Mi piace giocare con il confine tra realtà e sogno, perché penso che la vita stessa sia una continua oscillazione tra questi due mondi. Per creare questa atmosfera, utilizzo descrizioni evocative e dettagli simbolici che spesso lasciano spazio all’interpretazione del lettore. Il linguaggio è volutamente poetico, quasi ipnotico, per immergere chi legge in un flusso di immagini e sensazioni. In alcuni racconti, parto da una scena apparentemente ordinaria, radicata nel quotidiano, che si trasforma gradualmente in qualcosa di surreale. È un processo simile a quello che viviamo nei sogni: tutto si trasfigura con naturalezza, senza che il protagonista se ne renda conto, mentre agli occhi del lettore l’assurdità degli eventi diventa sempre più evidente. Questo gioco tra normalità e stranezza permette di amplificare il senso di straniamento e invita a riflettere su quanto il confine tra il reale e l’immaginario sia, in fondo, più labile di quanto crediamo.

Ogni racconto affronta un tema diverso ma interconnesso. Qual è il filo conduttore che unisce le storie del libro?

Il filo conduttore è la ricerca di sé stessi attraverso il confronto con le proprie emozioni e paure, un viaggio intimo che esplora i diversi aspetti dell’essere umano: la solitudine, il dolore, il desiderio, ma anche la speranza e la possibilità di rinascere. Ogni racconto è un tassello di un mosaico più ampio, che riflette non solo la complessità dell’animo umano, ma anche il mio personale percorso di vita.

Un esempio significativo di questo filo conduttore è rappresentato da tre racconti che affrontano il tema della solitudine in modi diversi: Il silenzio delle rocce calcaree, Solitudine e Una linea. Nel primo, una giovane ragazza, ferita e umiliata da un’umanità crudele, si trova a convivere con Solitudine, che diventa una presenza concreta, una vera e propria manifestazione personificata. Mi piace dare forma alle paure e alle emozioni umane, trasformandole in figure che interagiscono con i protagonisti, quasi come personaggi aggiuntivi. In Solitudine, invece, la protagonista vive un’esperienza diversa: pur amando ed essendo fisicamente vicina al suo innamorato, non viene capita da lui. Questo la porta a sperimentare una solitudine profonda, una sensazione di isolamento che non ha confini. Infine, in Una linea, il protagonista, in uno scenario metafisico e simbolico, riflette sulla sua ambizione di crescere e migliorare. Questa ricerca lo ha portato a essere solo, perché le persone, normalmente, non sono disposte ad affrontare un percorso di cambiamento e crescita simile.

Scrivere di pace profonda può essere una forma di catarsi. È stato così anche per lei durante la stesura di questo libro?

Penso che sia difficile parlare di pace profonda, perlomeno per i miei personaggi. I miei protagonisti attraversano un lungo e complesso percorso, fatto di conflitti interiori, momenti di crisi, e un confronto autentico con le proprie paure e fragilità. La pace arriva, se possiamo definirla così, nell’atto finale, quando scelgono di perdonarsi, di accettarsi e di amarsi per ciò che sono. È il momento di deporre le armi nell’inutile battaglia che intratteniamo contro di noi. Tuttavia, questa ‘pace’ non è un traguardo statico, ma una conquista quotidiana. Richiede impegno, attenzione e un costante lavoro su di sé per mantenerla.

 

Inserire link all’acquisto online del libro e il prezzo di copertina.

L’opera Incubi di un mostro è acquistabile su Amazon al seguente link: Incubi di un mostro – Amazon.

In alternativa, è possibile acquistarlo direttamente da me contattandomi attraverso il mio sito ufficiale: www.saratrevisan.com.

Il prezzo di copertina è di 16€.

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