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Il ritorno del giallo deduttivo puro: “I delitti della casa degli orologi”

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 di Claudio Filippello

Da alcuni giorni è in libreria con Einaudi, nella collana Stile Libero, il romanzo “I delitti della casa degli orologi” di Ayatsuji Yukito (449 pp – €20). Pubblicato originariamente in Giappone nel 1991 con il titolo Tokeikan no Satsujin, il romanzo ha consacrato il suo autore come punto di riferimento per gli amanti del crime e dell’horror, permettendogli di aggiudicarsi il prestigioso Mystery Writers of Japan Award.

Massimo esponente del movimento Shin-Honkaku – una corrente letteraria nata negli anni ’80, inaugurata dal celebre romanzo di Ayatsuji: I delitti della casa decagonale (1987) con l’obiettivo di riscoprire il “giallo classico” (Agatha Christie, Ellery Queen, John Dickson) – “I delitti della casa degli orologi“, alla sua prima uscita, venne  considerato il capolavoro della maturità di Ayatsuji per via della sua monumentale e complessa struttura a orologeria.

In esso la soluzione finale è ancorata ad una logica ferrea, razionale e materiale che non prevede colpi di scena arbitrari o intuizioni geniali che non siano chiari e condivisibili. Chi legge viene messo nella condizione di anticipare la soluzione, a patto di prestare la massima attenzione.

Ma veniamo alla trama. La storia si svolge a Kamakura, all’interno della “Casa degli Orologi”, una monumentale e isolata villa immersa nei boschi, dominata da un’enorme torre, la “torre dell’orologio”. La villa ospita centinaia di orologi di ogni forma e dimensione, tutti sincronizzati per scandire il tempo all’unisono.

Costruita da un eccentrico e celebre architetto, Seiji Nakamura, per conto di Koga Michinori, ex presidente della Koga Seikei, ormai defunto, la dimora è stata segnata dalla tragica e prematura morte della giovane figlia, Towa, non ancora sedicenne. Da questo tragico evento, lo spettro della ragazza sembra aggirarsi tra le stanze della tenuta. 

Ed è così che un gruppo eterogeneo composto da studenti universitari appassionati di occulto, accompagnati da due giornalisti di una rivista specializzata e una sensitiva, decidono di trascorrere alcuni giorni all’interno della villa, completamente isolati dal mondo esterno, per condurre delle sedute spiritiche ed evocare il fantasma della giovinetta in modo da svelare il mistero che ancora circonda la sua morte.

Ma quella che doveva essere un’eccentrica indagine sul paranormale si trasforma ben presto in un incubo ad occhi aperti: gli ospiti della villa iniziano, l’uno dopo l’altro, ad essere brutalmente assassinati da un inafferrabile killer, il quale si muove come un fantasma tra i corridoi e i nascondigli della Villa. Una serie di delitti che sembrano ancorati al costante e inquietante ticchettio degli orologi, quasi come se ne volesse scandire i tempi. Nessuna via di fuga per loro. Le porte in cui si sono rinchiusi si apriranno soltanto allo scoccare delle 18 del terzo giorno dal loro ingresso in clausura. Ma ci saranno sopravvissuti?

Con il passar delle ore, l’atmosfera tra i superstiti diventa via via sempre più soffocante, claustrofobica, paranoica: tra di loro, o forse no, si nasconde il colpevole di questi orrendi delitti, che si nasconde nei passaggi segreti dell’edificio. La soluzione del caso è nascosta tra i numerosi indizi disseminati e dissimulati sapientemente dall’Autore, basta soltanto cercarli, ma non è facile. Bisogna calarsi nelle atmosfere cupe della narrazione dove tutto è avvolto dal mistero. 

Un romanzo che è una ragnatela perfetta, un labirinto per la mente dove soltanto i lettori più attenti potranno ottenere, forse, le risposte alle numerose domande che la lettura sollecita prima delle ultime  pagine.

Un omaggio impareggiabile al giallo classico.

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