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Festival & fiere del libro

Gli Shinhanga – Una rivoluzione nelle stampe Giapponesi

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Musei di San Salvatore in Lauro

Roma, Piazza San Salvatore in Lauro 15

Orario visite: giorni feriali 11-19.30; sabato e festivi: 10.30-20.30

Lunedì chiuso

 

 

C’è ancora tempo fino al 7 settembre per non perdere l’ occasione di visitare una bellissima mostra, un gioliello nascosto all’interno di uno spazio espositivo altrettanto suggestivo. Parliamo dei Musei di San Salvatore in Lauro a Roma, in cui va di scena anche la rivoluzione nelle stampe giapponesi degli Shinhanga.

 

 

LA MOSTRA

Fondendo elementi classici con la sensibilità modernista, gli Shinhanga ritraggono paesaggi dei colori vibranti e splendide figure femminili; hanno saputo catturare l’essenza del paesaggio e dei fermenti del Giappone di quegli anni con un tocco di nostalgia che accompagna la scomparsa di un mondo minacciato dal progresso.

L’esposizione comprende più di 120 opere originali di alcuni dei più celebri maestri, tra cui Itō Shinsui, Kawase Hasui e Hashiguchi Goyō, provenienti da collezioni private dalla Japanese Gallery Kensington di Londra; oltre a preziosi kimono, fotografie storiche e oggetti d’arredo.

 

Il percorso espositivo rappresenta un vero e proprio viaggio all’interno della cultura giapponese dei primi del ’900, alla scoperta di un’atmosfera di inizio secolo che presenta al pubblico una corrente artistica ancora poco conosciuta in Italia. Uno spaccato vivido e intenso del Giappone, tra le due guerre.

 

Gli Shinhanga, in un momento cruciale dello sviluppo culturale del Giappone moderno, raccontano un Paese che si apre allo sguardo e all’influsso dell’Europa — spiega Paola Scrolavezza, curatrice della mostra —. I grandi maestri di questa corrente rivoluzionaria non solo fanno proprio il gusto per l’esotico dei viaggiatori stranieri, offrendo loro squarci estetizzanti del Sol Levante segreto, ma si trasformano essi stessi in viaggiatori curiosi, cristallizzando nelle stampe scorci d’Occidente che conservano la freschezza della prima scoperta. E ai ciliegi in fiore e alle vedute del Fuji si affiancano con naturalezza le piramidi di Giza e i canali di Venezia”.

 

 

LA STORIA

Shinhanga, letteralmente la nuova xilografia, è un movimento artistico che si sviluppa in Giappone a partire dal 1916. A coniare il termine fu l’editore Shōzaburō Watanabe, figura chiave che diede un grande impulso alla realizzazione e la diffusione del movimento.

Si sviluppa in un momento di grande fermento: i primi del ’900 sono anni caratterizzati da un atmosfera di libertà, rinnovamento, che si respira anche in ambito culturale e artistico.

L’arte e la letteratura sono alla portata di tutti. Il Giappone diventa una meta da conoscere e scoprire.

Gli artisti scelgono di rappresentare scorci della provincia rurale, o dei sobborghi cittadini, non ancora raggiunti dalla modernizzazione, immagini campestri o scene notturne illuminate dalla luna. Quelle rappresentate, sono atmosfere malinconiche silenziose, sospese tra la tradizione e il sopraggiungere inesorabile del futuro.

 

 

UN VIAGGIO VERSO LA MODERNITÀ

Punto centrale nel percorso espositivo è il grande terremoto del settembre del 1923, il peggiore della storia del Giappone, che provoca danni irreparabili, causando oltre 100 mila morti e radendo al suolo una vasta aria intorno alla capitale.

 

Dalle ceneri del terremoto nasce una nuova Tokyo, sempre più proiettata verso il futuro. In questo contesto, la produzione degli Shinhanga si intensifica, assorbendo le nuove atmosfere di ricostruzione: agli scorci caratteristici si affianca la riproduzione di angoli metropolitani, con strade deserte, case illuminate da luci artificiali e dense.

Nelle opere di questo periodo si nota la quasi totale assenza di figure umane, mentre prevalgono gli elementi atmosferici come pioggia e neve, a simboleggiare l’eterna lotta tra uomo ed elementi naturali.

Nelle xilografie realizzate dopo il terremoto, quello che emerge è il senso di smarrimento e di solitudine dell’uomo di fronte alla fragilità dell’esistenza.

 

 

Anche nei bijinga, i ritratti, si affievolisce il legame con il mondo del teatro e dell’intrattenimento. Le donne ritratte escono al di fuori delle mura domestiche: sono giovani lavoratrici, cameriere, insegnanti, infermiere; giovani donne indipendenti, istruite ed emancipate, pronte ad accogliere le numerose opportunità che il nuovo Giappone offre loro.

 

Gli Shinhanga. Una Rivoluzione nelle Stampe Giapponesi celebra la continuità e l’evoluzione della tradizione artistica giapponese, mostrando come allo stesso tempo abbia saputo preservare le tecniche secolari dell’incisione sul legno, pur introducendo prospettive innovative e influenze d’oltreoceano.

 

(Francesco Toniarini Dorazi)

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