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Giovanni Allevi fa cantare il Kyrie eleison a Fano
Ospite del Festival Passaggi con una performance con numerosi colpi di scena, ma anche momenti di profonda riflessione
“Con il Covid – ha affermato Giovanni Allevi – ci siamo abituati al vuoto, vuote le città, vuoti i locali, assenza di rumori: ogni grande rivoluzione viene dal vuoto e anche a me, chiuso in casa, il vuoto e il silenzio hanno portato a riflettere. Ero ossessionato da quello che di me pensano gli altri, ma ho capito che l’importante è essere autentici e non modificare il proprio modo di essere per compiacere chi ci osserva”.
Allevi si è soffermato poi su uno degli aspetti fondamentali della musica: quello del cambiamento, dell’evoluzione, del contrasto tra il vecchio e il nuovo, tra chi vuole attestarsi su modelli consolidati e chi vuole proporre qualcosa di nuovo. Tutti i grandi musicisti hanno voluto cambiare e anche oggi vi sono cambiamenti sorprendenti. Così ha voluto ricordare di essere stato invitato a un concerto in cui attraverso l’intelligenza artificiale è stata rielaborata l’Incompiuta di Schubert e, pur essendo in qualche modo prevenuto in partenza, ha ammesso di essere stato sorpreso del risultato. Questo per dire che non bisogna essere contrari al nuovo e a proposito ha raccontato un aneddoto: “Ero adolescente, al quarto anno di pianoforte, dovevo eseguire una sonata di Mozart e per l’occasione ho apportato una modifica del terzo movimento. Terminato il pezzo mi volto e dico alla professoressa: non è più carino cosi? Naturalmente la prof mi ha tirato un libro addosso, anche sei poi ho visto apparire sul suo volto un leggero sorriso di compiacimento”. Ma il bello è che Allevi è rimasto un eterno ragazzo con una grande voglia di giocare e così al termine dell’incontro ha proposto alla piazza di cantare il Kyrie eleison per spiegare la “finalis” e la “repercussio”, due note importanti nel canto gregoriano, citate nel libro “Revoluzione”.