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Lo Zibaldone

Gabriella Montanari, L’Argatil

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di Alessandra Farro

Gabriella Montanari racconta la vita di Maria Marchesi ne “L’Argatil”, edito da WhiteFly Press (marchio di proprietà VAGUE Edizioni sas), ma lo fa “in parte”, come chiarisce nell’introduzione, perché il libro, di fatto, in parte riporta la realtà degli accadimenti, in parte li ricostruisce, in parte li romanza, in parte si attiene alla documentazione storica e in parte riporta i nomi veri, altre li inventa, altre ancora li nomina in base all’archetipo nel quale possono essere inscatolati.

La Montanari, scrittrice, poetessa, editrice e traduttrice italo-francese, dedica ben 400 pagine alla poetessa che nel 2004 ha vinto il premio Viareggio con la sua silloge “L’occhio dell’ala” e che, incredibilmente, sembra essere un fantasma. Non ci sono sue foto, non si sono testimonianze da parte di persone che l’abbiano incontrata, non esiste una versione non frammentata della sua biografia.

Si racconta, infatti, che Maria Marchesi abbia passato gran parte della sua esistenza internata in un manicomio e che la sua pima pubblicazione sia arrivata per vie misteriose nelle mani di un’editrice romagnola. Sembra che il manoscritto le sia stato mandato da un noto scrittore e che l’editrice, prima di stampare il libro, abbia voluto indagare sull’autrice, che sia, così, risalita all’ex ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà, a Roma.

Siamo negli anni ’70 e nell’ospedale in cui era ricoverata Maria Marchesi, c’era anche una sua quasi omonima, le loro vite si incontrano e si legano in vari momenti a causa di alcune coincidenze bizzarre e nebulose. Si inizia addirittura a credere che le opere letterarie siano scritte per mano di una terza persona. Si inizia, faticosamente, a cercare di metter luce su questo mistero.

La Montanari esplora la follia umana, il labile confine tra realtà e finzione, tra vita reale e narrazione, tra la normalità e la follia. Lo fa, intrecciando le vite delle pazienti, ricostruendo, attraverso licenze letterarie coinvolgenti, i loro percorsi. Mette su un giallo letterario ispirato e condizionato da accadimenti reali, spogliandosi dai pregiudizi di una scrittura cruda, a volte realistica, altre volte più immaginaria.

Il titolo del romanzo, poi, deriva da un termine medico, come l’autrice spiega alla fine del romanzo.

«Molti pazienti dell’ex ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma con il termine, foneticamente storpiato, “l’argatil” si riferivano al farmaco antipsicotico Largactil, somministrato loro, principalmente nella forma di soluzione iniettabile intramuscolare, per sedare le crisi psicomotorie e curare allucinazioni (visive e uditive) e deliri. Le fiale erano chiamate dagli infermieri “centoni” per via della quantità (100 mg) di principio attivo – la clorpromazina – diluito nella soluzione».

Un libro che non racconta solamente la bizzarra vita di un’autrice, ma esplora attraverso la sua figura il controverso universo degli ospedali psichiatrici, in un momento storico in cui ci si inizia a domandare se curare in certe maniere i pazienti non potesse compromettere irrimediabilmente il proprio futuro e le proprie speranze di uscire da quelle strutture con un futuro migliore e, soprattutto, con la capacità di costruirlo.

«Fisso un rombo di luce che sevizia l’orizzonte come a volerlo accecare. Chiudo gli occhi. Anche le principesse, mentre pensano, a volte sanguinano. Non sembra a(atto incredibile, tu sei completamente pazzo. Di fianco ai gonfiori delle nuvole, il monito dello Psichiatra mi lievita in testa, $no a raddoppiare il volume della sua evidenza: Ricorda, il pazzo va, viaggia. Con qualunque mezzo, a qualunque distanza».

https://www.vaguedizioni.com/2021/03/15/largatil/

Titolo: L’ARGATIL Autore: Gabriella Montanari ISBN: 978-88-98487-11-0 Editore: WhiteFly Press

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