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Lo Zibaldone

Gabriella Cascio – “Ho incontrato padre Pino Puglisi”

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di Sophia Mazzeo

“Ho incontrato padre Pino Puglisi”, è un libro pubblicato da La Zisa nel settembre 2020, ed è parte della collana “La lanterna”.

L’autrice è Gabriella Cascio, insegnante di religione cattolica nelle scuole di Palermo e provincia, ed il suo libro è un vero e proprio saggio che nasce dopo il suo incontro ravvicinato con padre Pino Puglisi. Questo incontro tra l’autrice e la figura protagonista del libro avviene però dopo la morte per mafia di quest’ultima (padre Pino Puglisi); e, nonostante non sia un incontro reale, risulta comunque vero, intenso e coinvolgente.
Gabriella Cascio si prefigge di “descrivere un realtà socio-culturale ai margini della società agiata e autoreferenziale, una realtà in bianco e nero con qualche sfumatura a colori che solo occhi liberi da ogni pregiudizio possono cogliere”; una realtà che caratterizza il quartiere di Brancaccio, borgata che nasce alla fine del XVIII secolo e quartiere periferico del comune di Palermo.

Così come si evince dalla presentazione del libro scritta da Don Calogero Cerami, la descrizione del quartiere e della vita al suo interno è offerta al lettore grazie alla ricostruzione storica che la scrittrice propone attraverso diverse testimonianze, nonché le interviste effettuate sul campo del quartiere che le hanno permesso di incontrare padre Pino Puglisi nella voce e nei ricordi della gente.

Padre Pino Puglisi, anche conosciuto come “3P”, nasce il 15 settembre del 1937 nel quartiere popolare di Brancaccio, da Carmelo Puglisi, calzolaio, e da Giuseppa Fana, sarta, ed è il terzo di quattro figli. A soli 16 anni sente la vocazione al presbiterato e lascia l’istituto magistrale che frequenta, scrivendo una lettera all’arcivescovo di Palermo e chiedendogli l’ammissione al seminario arcivescovile: sarà questo l’inizio della sua vita religiosa.

Uomo umile e dal grande cuore, 3P si presta principalmente verso i poveri, assistendo spiritualmente i giovani volontari e muovendosi affinché l’amministrazione comunale assicurasse i servizi primari agli abitanti delle case popolari. Risulta particolarmente coinvolto nelle problematiche sociali ed è il portavoce “di un’umanità considerata marginale, posta alle periferie urbane ed esistenziali di un mondo spietato ed indifferente”.

La mafia lo considerava un “acerrimo nemico”, ed è proprio per questo che sarà brutalmente ucciso il 15 settembre 1993. Mandanti dell’omicidio saranno i Graviano, la famiglia mafiosa reggente i traffici malavitosi a Brancaccio in quel periodo.

 

Questo saggio nasce dalla passione e dall’interesse che la scrittrice ha maturato dallo studio della sociologia delle religioni. L’oggetto dell’indagine è la descrizione di una realtà estranea e sconosciuta, e per fare questo, si avvale dell’intervista qualitativa come strumento metodologico.

Il testo si caratterizza per un’ottima divisione interna: in primo luogo presenta un’analisi del contesto storico-sociale locale; in secondo luogo troviamo le diverse interviste realizzate nel quartiere, nonché i documenti più importanti e corposi della ricerca: le principali sono l’intervista a Francesco Deliziosi, caporedattore centrale del Giornale di Sicilia, l’intervista a Gregorio Porcaro, amico di Padre Puglisi e suo ex vice-parroco e l’intervista a Maurizio Artale, presidente del Centro Padre Nostro; in terzo luogo, a chiusura del saggio, è riportata la documentazione fotografica, “dalla quale si legge una terra ferita, trasformata in un immenso deposito di immondizia”.

Molto interessante è come emerge la figura di don Pino tramite queste testimonianze: in un quartiere pregno di ignoranza e totalmente controllato dalla mafia, la sua figura sarà fondamentale per superare la repressione e per seminare speranza; la stessa speranza che ancora oggi vive nei cuori di chi l’ha conosciuto, di chi sta portando avanti il suo operato e di chi, senza conoscerlo, si sente comunque legato a lui. L’obiettivo di Padre Puglisi era provare a restituire alla gente di Brancaccio quella dignità che purtroppo una mentalità degradata, mafiosa, aveva fatto perdere, educando i suoi ragazzi e rendendoli protagonisti della loro vita, permettendogli di compire delle scelte in maniera consapevole e nella piena responsabilità, per renderli dei “buoni cristiani e cittadini onesti”. Sarà proprio questa emergenza educativa che lo spingerà a realizzare il Centro Padre Nostro, non come alternativa alla parrocchia, ma come integrazione dell’attività pastorale già avviata. In tutto questo, la sua più grande colpa sarà, agli occhi dei boss del quartiere, non solo quella di togliere manovalanza alla mafia e agli affari economici, ma soprattutto quella di dimostrare alla società che esiste un modo di vivere alternativo.

Personalmente lo trovo un saggio molto interessante e molte forte, e mi hanno molto toccato le ultime interviste, nonché le principali, che a mio avviso, risultano cariche di patos e presentano dei passaggi molto forti: uno di questi, che mi piacerebbe citare poiché credo che porti a riflettere, è tratto dall’intervista di Francesco Deliziosi e dice: “è stato dimostrato che don Puglisi viene ucciso “in odium fidei”, cioè in odio alla sua fede, in odio al suo ministero sacerdotale e non perché ostacolasse interessi economici o per una vendetta privata”.

Mi sono concentrata su questo piccolo periodo perché, per concludere, vorrei solo dire che credo sia il concetto più forte espresso all’interno di questo saggio, che trasmette a pieno il fatto che don Puglisi ha reso Brancaccio il tempio in cui annunciare la parola di Gesù, permettendo a chi ha deciso di seguirlo, di scegliere fra un passato di schiavitù ed un futuro libero, e che nonostante la sua morte, il suo credo è ancora vivo nei cuori di chi, ancora oggi, scegli il riscatto sociale e il futuro libero.

 

 

Gabriella Cascio,

“Ho incontrato padre Pino Puglisi”

Edizioni La Zisa

Pp. 140

Euro 12,00

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