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Lo Zibaldone - Recensioni

Francesco Roat, Attualità dell’Imitazione di Cristo

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di Giuliana Speranza

In Attualità dell’Imitazione di Cristo, Francesco Roat affronta uno dei testi più letti e al tempo stesso più fraintesi della tradizione cristiana, sottraendolo a due opposte riduzioni: da un lato quella puramente devozionale, che lo consegna a una lettura intimistica e moralistica; dall’altro quella storicistica, che lo relega definitivamente nel passato. Il libro nasce invece dalla convinzione che l’Imitatio Christi continui a dire qualcosa di essenziale all’uomo contemporaneo, proprio là dove il pensiero moderno e postmoderno mostrano le loro fratture più profonde.

Il merito dell’opera non consiste nel rivendicare genericamente una “perenne validità” del testo, ma nel mostrarne la capacità di intercettare strutture fondamentali dell’esperienza umana: il rapporto con il tempo, con l’io, con la finitezza, con la dispersione dell’esistenza. In questo senso, l’Imitazione non viene letta come un manuale di perfezione individuale, bensì come una diagnosi radicale dell’umano, sorprendentemente affine – pur nella distanza – alle grandi analisi novecentesche dell’esistenza.

Il confronto implicito con la filosofia contemporanea, e in particolare con Heidegger, attraversa il volume come una linea sotterranea ma decisiva. Roat mostra come l’Imitatio Christi possa essere letta come una risposta non ingenua alla diagnosi dell’esserci come essere-per-la-morte. Là dove Heidegger porta alla luce la nullità e la precarietà del fondamento umano, il testo medievale non elude la finitezza, ma la attraversa, sottraendola alla chiusura nel nulla. L’imitazione di Cristo non appare così come una fuga dal mondo o dalla morte, ma come un diverso modo di abitare la propria finitezza.

Particolarmente convincente è l’insistenza sul carattere non volontaristico dell’imitazione. Roat chiarisce come l’Imitazione non proponga un eroismo morale né un perfezionamento dell’io, ma un progressivo decentramento del soggetto, che rinuncia a fondarsi su di sé. In un’epoca segnata dall’ossessione per l’autorealizzazione e dalla richiesta permanente di prestazione, questa rinuncia appare paradossalmente come una forma di libertà: non la libertà dell’autosufficienza, ma quella dell’affidamento.

Il libro mette così in questione una delle certezze più radicate della modernità: l’idea che la sicurezza dell’essere possa essere garantita dall’uomo stesso. Contro questa illusione, l’Imitazione mostra una via che non è né irrazionale né evasiva, ma profondamente realistica: riconoscere la fragilità dell’esistenza senza farne l’ultima parola. È in questo senso che il testo medievale rivela la sua sorprendente attualità, non come risposta consolatoria, ma come critica silenziosa e radicale dell’autosufficienza moderna.

Lo stile di Roat accompagna efficacemente questa operazione. L’esposizione è sobria, misurata, priva di enfasi apologetica. L’autore non impone conclusioni, ma lascia che il dialogo tra i testi produca i suoi effetti, rendendo il volume accessibile anche a un pubblico non specialistico, pur senza rinunciare alla precisione concettuale. Filosofia e spiritualità non vengono confuse, ma messe in relazione in modo rigoroso, mostrando come entrambe abbiano ancora qualcosa da dirsi.

Attualità dell’Imitazione di Cristo è dunque più di uno studio su un classico della spiritualità: è un esercizio di pensiero che interroga il presente a partire da una tradizione viva. In un tempo oscillante tra rimozione della morte e fascinazione per il nulla, il libro invita a riscoprire una forma di interiorità non ripiegata su di sé, capace di attraversare la finitezza senza esserne annientata. Proprio per questo, la sua attualità non appare come un artificio interpretativo, ma come una necessità.

Francesco Roat

Attualità dell’Imitazione di Cristo

Graphe.it.edizioni, 2026

pp. 152, 15,90 €

 

 

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