Connect with us

Eventi culturali

Donne nella Napoli spagnola: un altro Seicento

Published

on

di LORENZO POMPEO

Donne nella Napoli spagnola. Un altro Seicento, le Gallerie d’Italia di Napoli (nella sede di via Toledo), dal 20 novembre 2025 al 1° marzo 2026. A cura di Antonio Ernesto Denunzio, Raffaella Morselli, Giuseppe Porzio ed Eve Straussman-Pflanzer con la consulenza di Sylvain Bellenger, realizzato  in collaborazione con l’Ambasciata di Spagna in Italia, l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale e il Museo e Real Bosco di Capodimonte.

Dimenticate la Napoli del Seicento come un’esclusiva epopea maschile di pennelli intrisi di sangue e tenebra, dominata solo dai maestri caravaggeschi o barocchi. La mostra in questione propone un ribaltamento prospettico necessario. Attraverso sessantanove opere tra dipinti, sculture e rari documenti d’archivio, emerge un tessuto sociale vibrante dove le donne non erano solo soggetti di rappresentazione, ma attrici protagoniste del mercato artistico e della produzione intellettuale.

Il fulcro della narrazione è collocato nel 1630, anno in cui la città divenne il set di un incontro straordinario tra potere e talento femminile. Da una parte l’Infanta Maria Anna d’Austria, futura imperatrice accolta da festeggiamenti spettacolari e ritratta dalla mano regale di Diego Velázquez; dall’altra l’arrivo di Artemisia Gentileschi, che sceglie Napoli come sua patria professionale per oltre vent’anni. Artemisia qui non è più la vittima di un celebre processo romano, ma una manager della propria arte: gestisce un atelier indipendente e dialoga alla pari con giganti come Massimo Stanzione.

Se Artemisia rappresenta la star internazionale, Diana De Rosa, nota come Annella di Massimo, incarna la voce autoctona più significativa. La mostra compie un atto di giustizia storiografica smentendo la leggenda del biografo De Dominici, che la voleva uccisa per gelosia dal marito; la ricerca d’archivio dimostra invece che Diana morì di malattia come una stimata professionista del suo tempo.

Ma Napoli era un polo magnetico anche per modelli e opere provenienti da altrove, accogliendo il talento di pittrici non residenti che fecero arrivare in città i propri capolavori, come la milanese Fede Galizia o la trentina Anna Vittoria Cassinis, le cui opere testimoniano uno scambio culturale incessante tra il il Nord Italia e Viceregno nel quale, malgrado tutto, le donne, in alcune, purtroppo rare, occasioni, potevano, ed effettivamente riuscirono, ad affermare il proprio talento.

Il percorso si allarga poi alla musica e al teatro con figure come Adriana Basile, la Sirena di Posillipo (sorella del più noto Giovan Battista, l’autore del Cunto de li cunti) contesa dalle corti italiane, e Giulia De Caro, passata da una condizione marginale a quella di influente impresaria del Teatro San Bartolomeo (ma vittima di maldicenze e di voci della buona società). Tra le raffinatezze di Teresa Del Po e le innovazioni tecniche della ceroplasta Caterina De Iulianis, la mostra scardina l’idea di una produzione femminile minore. Napoli emerge così come un laboratorio internazionale di primissimo rilievo, dove il talento individuale delle donne ha lasciato un segno indelebile sulla modernità della nostra cultura artistica.

Continue Reading
Click to comment

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply

Copyright © 2026 Leggere:tutti