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Deadline naturale

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di Gordiano Lupi
Davide Ricchiuti è un intellettuale che conosco da tempo, sia per la rivista Pro.Vocazione, sia per il canale Spotify basato su podcast letterari; autore molto presente sui social – purtroppo irrinunciabili -, scrive un’opera compiuta contro l’alienazione da connessione perenne, un male diffuso della società contemporanea. Poesia racconto in due momenti diversi – Lasciare e Andare – che tratteggia lo squallore metropolitano proprio mentre lascia il posto a una libertà selvaggia. Deadline naturale è la storia di un percorso durante il quale ci si affranca dalla schiavitù dettata dall’ansia da notifica e dalla connessione continua per abbracciare un mondo naturale composto dalla realtà concreta. Un lavoro che sarebbe stato scritto da Pasolini, se gliene avessero lasciato il tempo, tratteggiato e anticipato dal grande autore bolognese in molte opere, incitando il proletario a tornare alla terra, uscendo da una massificante alienazione. Ricchiuti, che vive la società digitale, sostiene che dobbiamo riappropriarci del nostro tempo e del nostro corpo, dopo aver affrontato un processo doloroso di riconversione. Il lavoro obbliga a usare la tecnologia digitale, che ci segue anche per coltivare passioni, tutto sembra racchiuso in uno scrigno fluido, come se non ci fosse bisogno d’altro. Mentre è ben presente la necessità di essere uomini, di vivere un’esistenza naturale, guardando in faccia i nostri simili, toccandoli, conversando dal vivo, immergendoci nella natura. Basta con la vita impersonale, afferma il protagonista della poesia – racconto (quasi un romanzo breve in versi, diviso in capitoli e due sezioni distinte), adesso è tempo di partire verso una terra selvaggia (nel suo caso il Molise), tagliando i fili di ogni connessione, imparando i cicli vitali della natura e delle piante, dormendo in una tenda. Abbandonare la civiltà per vivere una vita diversa, una vita degna d’essere vissuta, sulle orme di Pessoa, che afferma: Sii tutto in ogni cosa. Poni quanto sei / nel minimo che fai. La poesia di Ricchiuti è composta con stile semplice ed evocativo, contiene versi laceranti come lo stipendio mi ha dato la scusa / per dimenticare la vita e dovremmo cambiare vita / come cambiamo biancheria. Il protagonista capisce che solo la gemmazione / e la fioritura / sono in grado di smontare / l’ansia da notifica / in modo permanente. Per questo la sola decisione possibile sembra quella di Lasciare le notifiche del tormento digitale / nella metropoli del dolore / per innestarmi come papavero solitario / su declivi di ortica e stellaria. Tra le pieghe dei versi troviamo il panta rei di Eraclito e la verità riscoperta in ogni piega della terra, perché vivere è lasciarsi scorticare le dita da una corteccia di betulla, non ferirsi con le schegge di vetro dello schermo infranto d’un cellulare. Il messaggio è diretto ed esplicito, dobbiamo cambiare vita, prima di lasciarsi morire pur essendo ancora vivi.
Termino con la lettura della poesia che più mi ha colpito, tratta dalla sezione Andare.
Troppo tempo sprecato
in algoritmi.
Fingono di conoscerci
riflettendo luce
da uno spigolo soltanto
del prisma che ci abita.
Ho disinstallato il sistema operativo
dalla vita.
Ora inizio a scavare,
il primo seme lo pianto con dolore,
mentre il vento distilla sudore
dal futuro.
La verità è che la prima volta che ho zappato,
ho vomitato.
La prima volta che ho acceso un fuoco
non ho avuto testimoni,
se non un daino a scrutare da lontano
il crepitio delle mie ossessioni.
Davide Ricchiuti
Deadline naturale
Transeuropa – Pag.55 – Euro 15


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