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Compie 80 anni il Villaggio/Ceis Centro Educativo Italo Svizzero realizzato dalla pedagogista Margerita Zoebeli e fondato sull’ascolto, l’inclusione e la vita comunitaria

1948_Rimini, Asilo svizzero, bambini intorno alla fontana nel giardino con Margherita Zoebeli – Archivio fotografico del CEIS e Archivio Margherita Zoebeli (©Biblioteca civica Gambalunga – Rimini)
Fondato il 1° maggio 1946 per iniziativa del Soccorso Operaio Svizzero, nell’ambito degli aiuti del Dono svizzero, il CEIS prese forma in una Rimini devastata dai bombardamenti. A guidarlo fin dalle origini fu la pedagogista Margherita Zoebeli (1912–1996), che trasformò un insediamento temporaneo di emergenza in un progetto educativo e sociale destinato a durare. Non si trattava soltanto di offrire ai bambini un riparo, ma di restituire loro fiducia, relazioni e possibilità di crescita. Da questa convinzione nacque un’esperienza nella quale la cura dell’infanzia ferita dalla guerra divenne un concreto atto di pace: ricostruire la comunità riconoscendo la dignità di ogni bambino. Decenni prima delle leggi italiane sull’integrazione scolastica, il CEIS accolse nella vita quotidiana della scuola bambini con disabilità e bambini segnati da fragilità familiari e sociali. L’inclusione non era un intervento separato, ma il principio su cui organizzare l’intera esperienza educativa.
Margherita Zoebeli: un’eredità da rileggere nel presente
Il recente inserimento di Margherita Zoebeli nel Dizionario biografico e tematico delle donne in Italia dell’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, tra le 650 figure che hanno segnato la storia del Paese, offre un’ulteriore occasione per approfondirne il contributo. Al centro del suo lavoro furono la prevenzione del disagio infantile, l’attenzione ai bisogni del singolo bambino e il dialogo tra educazione e competenze medico-psicopedagogiche. Un’eredità che sollecita domande ancora attuali: come riconoscere precocemente le fragilità? Come contrastare l’isolamento? Come costruire una scuola capace di accogliere le differenze senza trasformarle in motivo di esclusione? L’intervista potrà mettere in relazione questa storia con le sfide che famiglie ed educatori affrontano oggi, interrogando il significato concreto di parole come cura, partecipazione e bene comune.
Il Villaggio: lo spazio come parte dell’educazione
Anche l’architettura racconta la visione del CEIS. I padiglioni in legno immersi nel verde, progettati con l’architetto Felix Schwarz, e i contributi di figure come Giancarlo De Carlo e Ludovico Quaroni hanno dato forma a un ambiente pensato per favorire autonomia, incontro e collaborazione. Spazi aperti, luoghi di gioco e laboratori compongono un Villaggio nel quale l’organizzazione degli ambienti è parte integrante del progetto pedagogico. La sua presenza accanto alle vestigia dell’Anfiteatro romano apre inoltre una riflessione sul rapporto tra patrimonio storico, paesaggio e vita della comunità.
Il programma dell’ottantesimo anniversario
La Fondazione Margherita Zoebeli e il CEIS promuovono un programma di iniziative culturali e scientifiche che comprende:
• Il convegno internazionale “A PLACE TO PLAY”, in programma il 13 e 14 novembre 2026 al Campus di Rimini dell’Università di Bologna, organizzato in collaborazione con UNIBO, IUAV ed ETH di Zurigo e dedicato al valore dell’educazione democratica.
• La pubblicazione del volume monografico Margherita Zoebeli, una vita per l’infanzia, curato da un comitato scientifico di docenti e ricercatori.
• Una mostra documentaria e la proiezione di film inediti del 1946, dedicati alla ricostruzione e all’infanzia nel dopoguerra.
«Ricordare Margherita Zoebeli e gli 80 anni del CEIS non è un mero esercizio di memoria, ma un dovere verso il futuro dei nostri ragazzi», spiegano Monica Maioli e Romano Filanti. «La pedagogia del CEIS ci insegna che l’accoglienza, l’ascolto e la bellezza degli spazi educativi sono gli strumenti più forti per superare le solitudini e le fragilità del nostro tempo».


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