Connect with us

Lo Zibaldone - Recensioni

Come ridire le parole della spiritualità

Published

on

di Francesco Roat

Come parlare oggi di spiritualità senza ricadere nel linguaggio convenzionale della devozione, ma anche senza cedere alla tentazione, opposta e non meno insidiosa, di dissolvere la dimensione spirituale in una generica ricerca di benessere interiore? È questa la domanda che sta al centro del volume di Andrea Dani, Come ridire le parole della spiritualità?. Una domanda che riguarda prima ancora delle risposte il destino delle parole: perché una spiritualità che non sappia più nominare ciò che vive rischia di diventare un’esperienza muta, mentre parole rimaste estranee all’esperienza rischiano di trasformarsi in formule prive di risonanza.

Dani parte dunque dal lessico. Non per costruire un nuovo vocabolario sistematico della spiritualità, ma per riportare alla luce alcune parole capaci di riaprire interrogativi fondamentali sull’esistenza. Il sottotitolo, Tracce sulla via di Dio e degli uomini, chiarisce bene la prospettiva: si tratta di parole intese non come definizioni immobili, ma come tracce, segni da seguire e soprattutto esperienze da attraversare. È significativo che l’autore rifiuti esplicitamente l’idea di un dizionario ordinato alfabeticamente. Il suo è piuttosto un vocabolario aperto, nel quale le parole acquistano significato attraverso le relazioni che stabiliscono fra loro. Un’ampia premessa introduce questa concezione con quest’immagine efficace: le parole della spiritualità sarebbero come gli strumenti di una cassetta degli attrezzi della vita. Non semplicemente concetti da comprendere, dunque, ma strumenti da utilizzare, dinamiche da vivere, esercizi capaci di interrogare il soggetto sul perché, sul per che cosa e sul per chi della propria esistenza.

L’architettura del libro segue quattro coordinate essenziali. Dentro riguarda l’interiorità, il silenzio, la solitudine e la preghiera; Per strada assume invece il cammino come figura dell’esistenza e dell’uomo come pellegrino; Contatto porta l’attenzione sul corpo, sugli affetti e sulla concretezza di una “mistica della carne”; Fuori, infine, apre alla relazione, all’alterità, alla dimensione comunitaria e fraterna. È una scansione semplice ma non banale: impedisce infatti di identificare la spiritualità con la sola interiorità e ricorda che ogni autentica esperienza spirituale implica un rapporto con se stessi, con il proprio corpo, con gli altri e con il mondo.

Uno dei meriti del libro consiste proprio nel tentativo di sottrarre la spiritualità alla sua possibile riduzione intimistica. Il movimento è duplice: occorre andare dentro, ma per poter tornare fuori; occorre attraversare il silenzio, ma perché dal silenzio possa nascere una parola; occorre riconoscersi pellegrini, perché il cammino conduca verso una relazione. La spiritualità non appare quindi una fuga dal mondo, bensì un diverso modo di abitarlo.

A rendere più ricca questa ricerca concorrono i numerosi interlocutori chiamati in causa da Dani. La tradizione cristiana e mistica – da Gregorio Magno a Guglielmo di Saint-Thierry – entra in dialogo con figure moderne e contemporanee come Etty Hillesum e Thomas Halík, mentre il discorso si apre anche alla letteratura e, in alcuni passaggi, alle suggestioni provenienti dalla fisica contemporanea. Questa pluralità di riferimenti corrisponde all’ambizione del libro: mostrare che le parole spirituali non appartengono esclusivamente a un ambito specialistico, ma possono parlare all’uomo che, pur avendo mutato radicalmente il proprio contesto culturale, continua a confrontarsi con il limite, la solitudine, il desiderio, la morte, la relazione e la ricerca di senso.

È qui, tuttavia, che si colloca anche la principale difficoltà dell’impresa. Ridire non significa semplicemente rendere più comprensibili parole antiche: significa misurarsi con il rischio che, nel tentativo di renderle accessibili al contemporaneo, esse perdano precisamente quella profondità e quella alterità che le rendevano significative. La spiritualità cristiana possiede infatti un lessico storicamente determinato, nutrito dalla Scrittura, dalla liturgia e da secoli di elaborazione teologica e mistica. Trasporlo nel linguaggio odierno comporta necessariamente una tensione fra fedeltà e rinnovamento. Il pregio di Dani sta nel non risolvere tale tensione attraverso una facile modernizzazione: egli cerca piuttosto di riattivare le parole, restituendo loro una dimensione esperienziale.

Ne deriva un libro che non pretende di offrire una teoria generale della spiritualità contemporanea. La sua ambizione è più concreta e, per certi aspetti, più interessante: suggerire che il rinnovamento del linguaggio spirituale possa cominciare dalla riscoperta di parole capaci di tornare a interrogarci e stimolarci ad un mutamento esistenziale. In questo senso il titolo, con quel verbo ridire, è particolarmente felice. Non dire di nuovo come se bastasse ripetere un patrimonio già acquisito, ma tornare a pronunciare parole antiche in modo tale che possano nuovamente avere rilevanza nell’esperienza odierna.

Andrea Dani, Come ridire le parole della spiritualità? Tracce sulla via di Dio e degli uomini, Edizioni Messaggero Padova, 2026, pp. 192, € 18.

 

 

Continue Reading
Click to comment

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply

Copyright © 2026 Leggere:tutti