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Christian Raimo: “Adelphi, una casa editrice controcorrente”

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E’ arrivato in redazione questo ” pezzo” di Christian Raimo che ribadisce in poche parole l’assoluta unicità nel panorama editoriale italiano della Adelphi di Roberto Calasso

Spesso nei corsi di editoria parlo di Adelphi. La metto a confronto con la parabola delle altre case editrici importanti italiane: nel passaggio tra la fine del novecento e il nuovo secolo fu l’unica a non lasciarsi abbindolare dalla trasformazione del mercato del libro. Mentre allora Rizzoli, Einaudi, Mondadori via via fino alle medie e alla fine alle piccole si cominciano a occupare sempre più della postproduzione del libro – così distributori come Gems diventano editori, aprono librerie e catene Mondadori o Giunti come Feltrinelli, gli editori si inventano festival, presentazioni, campagne marketing o investono in oggetti da libreria simili a libri, tipo i flipbook – Adelphi continua a fare una sola cosa: libri curati. La cura del prodotto è la cura della vendita del prodotto, come si vede dal libro sulle quarte Cento lettere a uno sconosciuto. Quale è un libro che può introdurre ai mestieri dell’editoria? quale manuale può farci riflettere su come si è evoluta e si evolve l’editoria? Nessuna disamina su digitale e web 2.0, ma Cento lettere a uno sconosciuto. Insieme a pochissime altre case editrici non cambia progetto grafico mai, e rinnova la linea editoriale in modo ogni volta pioneristico senza che questo confligga mai con il catalogo: da Kundera a Burroughs, dal più grande uomo scimmia del pleistocene a Labatut. Di fatto, unico caso in Italia, riesce a dare a qualunque oggetto pubblicato un’autorevolezza a sé, come se l’aura stesse nella stessa confezione del libro e comprando un libro Adelphi ci si portasse dietro un pezzo dell’intera casa editrice e non solo quell’autore o quel testo. Con Adelphi valgono tutte le regole opposte all’analisi più comuni di sociologia dell’editoria che oggi possono essere fatte con le altre case editrici: non importa se l’autore è noto, non vale mai cercare di trasformare personaggi pubblici in autori, vale il testo e solo il testo. Ci sono una montagna di cose per cui ringraziare il lavoro di Roberto Calasso, ma sicuramente la più importante è di aver mostrato e non solo dichiarato quanto il libro può essere centrale in ogni progresso civile, politico, culturale. E certo se uno vuole ragionare anche sul perché può sempre leggere i libri di Robert Darnton, per esempio, editi da Adelphi.

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