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“Chiude la Hoepli, non per mancanza di libri ma di lettori…”

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“Chiude la Hoepli, non per mancanza di libri ma di lettori: a Milano si spegne uno storico faro civile, nell’indifferenza di un Paese”. Questo è l’incipit di un articolo veramente interessante del giornalista Davide Romano, di cui riportiamo alcune parti, che non si limita alla notizia ma ne approfondisce le cause:…mentre i lettori scompaiono, il settore si concentra. Cosa significa questa concentrazione per il lettore, per l’autore, per la cultura? Significa che l’editoria italiana ha smesso di essere un’industria culturale per diventare un’industria dello spettacolo. Gli editori dei grandi gruppi non pubblicano più libri: producono prodotti. I cataloghi sono costruiti intorno a pochi titoli “traino”, quelli che devono vendere decine di migliaia di copie per coprire i costi fissi della macchina distributiva. Il resto – la letteratura di qualità, la saggistica specializzata, la poesia, la traduzione di opere straniere non commerciali – sopravvive come complemento d’arredo…
Il risultato è una standardizzazione del gusto. Nelle vetrine delle librerie – quelle che resistono – si vedono sempre gli stessi volti: influencer che firmano romanzi scritti da altri, politici che raccontano la “loro” verità, sportivi che confessano traumi e trionfi. Le autobiografie di personaggi televisivi vendono più di Calvino… Qualcuno dirà che è colpa di Amazon. È la risposta più comoda, e dunque la più gettonata… Ma la verità è meno epica e più domestica. Amazon vende quello che noi chiediamo. E noi chiediamo velocità, sconti, consegna in ventiquattr’ore e la possibilità di restituire un romanzo come fosse una camicia che non ci dona. La Hoepli, invece, vendeva tempo. E il tempo, nell’epoca della fretta permanente, è un prodotto fuori mercato…
Non sta morendo per cause naturali. Sta morendo perché l’abbiamo abbandonata. Perché abbiamo preferito la comodità alla curiosità, la velocità alla profondità, il risparmio alla qualità. Perché le istituzioni hanno scelto di non scegliere, lasciando che il mercato decidesse tutto. E il mercato, come sempre, ha deciso secondo logiche di profitto immediate, non di valore culturale a lungo termine.
Non è la Hoepli che chiude, siamo noi che ci chiudiamo. Chiudiamo la curiosità, la pazienza, la voglia di approfondire. E mentre le serrande scendono, continuiamo a dirci che va tutto bene, che è il progresso, che il mondo cambia.
Il mondo cambia, sì. Ma non sempre migliora”.

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