Festival & fiere del libro
Andrea Pazienza: Il battito eterno di un segno interrotto
di Lorenzo Pompeo
Oggi Andrea Pazienza avrebbe avuto settant’anni. Invece morì a soli 32 anni nel 1988. Celebrarlo non rappresenta un semplice esercizio di stile museale, ma un atto di amore necessario verso un talento che ha bruciato le tappe con la furia di una stella cadente. Non sempre si muore, al MAXXI di Roma fino al 4 ottobre non è solo il culmine di un progetto biennale iniziato a L’Aquila, ma una profonda riflessione sulla figura dell’artista, che trovò nel fumetto la principale forma (ma non l’unica) nella quale esprimere quella sua capacitĂ febbrile di trasformare la vita in segno, la cronaca in mito e il dolore in bellezza assoluta. Nato a San Benedetto del Tronto nel 1956, la sua vita trascorse tra la Puglia, terra di origine del padre, e le tappe della sua formazione, che lo portarono da Pescara a Bologna, fino alla tragica e prematura fine a Montepulciano. Entrare nella Galleria 5 del MAXXI significa immergersi in un organismo vivo, curato da Giulia Ferracci e Oscar Glioti, che rifugge la fredda cronologia per abbracciare l’esplosione di stili e registri di un artista totale. Il titolo della rassegna, tratto da una sua intervista del 1988 rilasciata poco prima di lasciarci, suona come una promessa mantenuta: l’arte è davvero l’unica forma di rigenerazione capace di sconfiggere l’oblio.
Il percorso espositivo, impreziosito da oltre cinquecento tavole originali provenienti dagli archivi privati di Marina Comandini e della famiglia Pazienza, permette di toccare con gli occhi la “fisicitĂ ” del suo lavoro: la rapiditĂ del pennarello che corre sul foglio, la stratificazione di un segno che non ammetteva pause. Vedere oggi il grande murale del 1987, restaurato dal MAXXI, eseguito dal vivo in sole tre ore alla Mostra d’Oltremare di Napoli, restituisce la dimensione performativa e monumentale di un autore che non ha mai smesso di interrogare il limite della pagina.
Pazienza ha agito come un catalizzatore di rotture: dal debutto folgorante di Pentothal nel 1977, specchio frammentato del movimento bolognese, fino alla maschera cinica e predatoria di Zanardi, incarnazione spietata di quegli anni Ottanta che stavano divorando i sogni ideologici per rifugiarsi in un edonismo crudele. Ma è nel suo testamento artistico Gli ultimi giorni di Pompeo che la tragedia personale si fa universale: un diario del baratro, una confessione nuda dove la parola invade l’immagine, lasciandoci il ritratto straziante di un uomo che guardava nell’abisso con una luciditĂ insostenibile.
Questa mostra celebra la forza di un’ereditĂ che ha scardinato i confini del fumetto tradizionale. Pazienza è stato un artista multidisciplinare che ha saputo nobilitare ogni superficie, dalle copertine dei dischi per Vecchioni e i PFM ai manifesti per Fellini, dimostrando che non esistono confini tra pittura, design e fumetto. Non è stato solo un autore, ma il catalizzatore di una rivoluzione che ha aperto mondi e prospettive inedite: il suo sperimentalismo anarchico e l’introduzione dell’autofiction hanno gettato le basi per l’universo del graphic novel degli anni ’80, trasformando il medium in uno strumento di indagine esistenziale e linguistica capace di influenzare profondamente le generazioni successive. La playlist della mostra, a cura di Gino Castaldo, invita il visitatore, e specialmente chi ha vissuto in quegli anni, a tornare con la mente e col cuore a quell’epoca ormai lontana.
In definitiva, Non sempre si muore è la constatazione di un’immortalitĂ guadagnata sul campo: Andrea Pazienza continua a parlarci attraverso uno sguardo lucido e spietato che ha saputo immaginare il nostro presente molto prima che arrivasse. La sua è stata una traiettoria breve, sì, ma di un’intensitĂ tale da rendere la sua assenza un vuoto ancora oggi incolmabile, colmato solo dalla forza inesauribile di un segno che non conosce tramonto.
Non sempre si muore, a cura di Giulia Ferracci e Oscar Glioti, alla Galleria 5 del MAXXI di Roma dal 24 aprile 2026 fino al 4 ottobre 2026, prodotta dalla Fondazione MAXXI con materiali inediti degli archivi Comandini e Pazienza in occasione del settantesimo della nascita dell’artista e include il restauro del monumentale murale di Napoli.


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