Articoli & Approfondimenti
Alla scoperta di un Cristianesimo dimenticato
di Francesco Roat
Vi sono territori della storia cristiana che, pur avendo contribuito in maniera decisiva alla formazione della spiritualità dell’Oriente e dell’Occidente, sono rimasti a lungo ai margini della nostra attenzione. È il caso della tradizione siriaca, una delle espressioni più originali e profonde del cristianesimo antico. Il volume curato da Giovanni Giambalvo Dal Ben, Mistici siriaci. Un viaggio nella spiritualità dal IV all’VIII secolo, nasce precisamente dall’esigenza di restituire voce a questa tradizione e di mostrarne, oltre l’interesse storico, la sorprendente attualità.
Il libro raccoglie una serie di contributi affidati a studiosi italiani e presenta, secondo un ordine cronologico, alcuni dei maggiori rappresentanti della mistica siriaca: Efrem il Siro, lo Pseudo-Macario, Giovanni il Solitario, Giacomo di Sarug, Isacco di Ninive, Dadišo‘ Qatraya, Simone di Taibuteh, Giovanni di Dalyata e Giuseppe Hazzaya. Si tratta di figure appartenenti a epoche e ambienti ecclesiali differenti: dai primi secoli della Chiesa indivisa fino alle tradizioni siro-occidentale e siro-orientale. Proprio questa articolazione consente al lettore di percepire la continuità, ma anche la varietà, di un’esperienza spirituale che attraversa diversi secoli e contesti.
Il primo merito dell’opera è dunque quello di allargare la geografia del cristianesimo. La storia della mistica cristiana viene spesso raccontata privilegiando il mondo greco, latino e, per l’età moderna, quello occidentale. Il mondo siriaco introduce invece in una dimensione diversa, nella quale la riflessione teologica, la poesia, la Scrittura, la liturgia e l’esperienza ascetica risultano strettamente intrecciate. La lingua stessa, il siriaco, diviene veicolo di una sensibilità teologica fortemente simbolica, capace di trasformare la dottrina in immagine, preghiera e contemplazione.
È soprattutto questa caratteristica a rendere affascinante la lettura del volume. Nei mistici siriaci la teologia non appare come un sapere separato dall’esistenza: nasce dall’esperienza e tende nuovamente all’esperienza. La conoscenza di Dio passa attraverso la purificazione del cuore, il silenzio, la preghiera, l’ascesi e la trasformazione interiore. La Scrittura non è semplicemente un testo da interpretare, ma una parola viva che coinvolge l’intera persona.
Particolarmente significativa, in questa prospettiva, è la presenza di Efrem il Siro, poeta e teologo capace di esprimere attraverso inni e immagini una concezione profondamente simbolica del mistero cristiano. Ma il percorso proposto dal volume acquista il suo vertice anche nella grande tradizione ascetico-contemplativa della Chiesa siro-orientale. Qui emergono figure come Isacco di Ninive, destinato a esercitare un’influenza straordinaria sulla spiritualità cristiana, con la sua insistenza sulla misericordia divina, sulla compassione e sulla purificazione interiore.
Il lettore occidentale può scoprire così una spiritualità nella quale alcuni temi oggi particolarmente ricercati – il silenzio, la meditazione, l’interiorità, la sobrietà, la vigilanza del cuore – non sono elementi importati da tradizioni estranee al cristianesimo, ma appartengono alle sue radici più antiche. È uno degli aspetti più fecondi del libro: la riscoperta della dimensione contemplativa come componente originaria della fede cristiana.
Non meno importante è la prospettiva ecumenica, che emerge implicitamente dalla stessa successione degli autori. Il mondo siriaco porta con sé la memoria di una cristianità anteriore alle successive divisioni confessionali e, nello stesso tempo, la storia delle diverse Chiese orientali che da quelle vicende hanno preso forma. La mistica diventa allora anche uno spazio nel quale le separazioni storiche possono essere oltrepassate attraverso la comune ricerca dell’esperienza di Dio.
Il curatore, Giovanni Giambalvo Dal Ben, medico, studioso dei grandi mistici e oblato della Comunità Mondiale per la Meditazione Cristiana, ha dedicato negli ultimi anni particolare attenzione alle tradizioni contemplative cristiane. Mistici siriaci si inserisce coerentemente in questo itinerario editoriale e spirituale. La sua scelta non sembra dunque motivata soltanto dall’interesse dello storico delle religioni, ma dal desiderio di riportare testi e figure del passato all’interno del dialogo spirituale del presente.
Proprio qui risiede, a mio avviso, il significato più profondo del volume. Riscoprire i mistici siriaci non significa semplicemente aggiungere alcuni nomi a una storia della spiritualità già conosciuta: significa recuperare una voce diversa del cristianesimo: più orientale, biblica, simbolica e contemplativa. Una voce che può interrogare tanto il credente quanto il lettore non religioso.
Il libro presenta inevitabilmente una certa disomogeneità, propria delle opere collettive: i diversi contributi risentono della formazione e dell’approccio dei singoli autori e non sempre offrono la medesima immediatezza al lettore non specialista. Ma tale limite è ampiamente compensato dalla ricchezza del panorama proposto e dalla possibilità di accostare figure ancora troppo poco conosciute in Italia.
Mistici siriaci è dunque un libro prezioso soprattutto perché invita a compiere un viaggio verso una cristianità altra e, nello stesso tempo, profondamente familiare. Al termine del percorso rimane la sensazione che molte delle domande poste dai monaci e dai contemplativi siriaci – come purificare il cuore, come abitare il silenzio, come riconoscere la presenza di Dio, come trasformare la conoscenza in esperienza – siano tutt’altro che consegnate al passato. Sono domande del nostro presente.
Ed è forse questo il miglior risultato del volume: farci comprendere che la mistica siriaca non è una provincia periferica della storia cristiana, ma una delle sue sorgenti profonde.
Giovanni Giambalvo Dal Ben (a cura di), Mistici siriaci. Un viaggio nella spiritualità dal IV all’VIII secolo, San Paolo, 2026, pp. 280, euro 24,00.


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