Lo Zibaldone - Recensioni
A ognuno il suo Dalla
di Leonardo Dragoni
Chi, meglio di Lucio Dalla, può raccontare Lucio Dalla? Chi altro riuscirebbe nell’impresa di far comprendere l’ingegno multiforme e inafferrabile d’un uomo così poliedrico?
Jacopo Tomatis (scrittore, giornalista, docente, musicologo) ha provato a declinare 45 anni di carriera (dal 1966 al 2011) del piccolo grande genio musicale emiliano. Sono mille gli aggettivi che si attagliano al personaggio Dalla: eccentrico, egocentrico, camaleontico; anche poetico, iperbolico, narciso (al punto da tenere corsi universitari sulla comunicazione). La curatela di questo saggio è un’impresa monumentale, perché Lucio Dalla è un oceano, un pianeta a sé stante. Di più: è una galassia, un intero universo che si espande, anche oggi che fisicamente non c’è più. Dal punto di vista mediatico Dalla si è concesso a tutti, argomentando con eguale verve su Padre Pio e su Braccio di Ferro. «Ha dialogato», spiega Tomatis, «con Fellini e con J-Ax, con Giorgio Bocca e con Red Ronnie, ha scritto diari di viaggio per “Tv Sorrisi e Canzoni” e dotte note di regia per “L’opera del mendicante” di John Gay. Ha chiacchierato di tutto e con tutti, dal Guerin Sportivo all’Espresso, da Playmen all’Intrepido, dall’Avvenire all’Unità».
Dalla è un artista sempre pronto a ripensarsi, a reinventarsi, in continui saliscendi che lo vedono attraversare la canzone politica e quella da classifica, il nazionalpopolare e il progressive impegnato, l’iconografico giovanile, il malinconico lirico, il fricchettone. Sempre un passo avanti, senza vergogna a costo di sembrare una specie di dislessico in un mondo troppo ordinario per imbrigliare il suo estro. Vuol piacere a tutti, sia che indossi il berretto di lana, in canotta e pelo libero, sia il parrucchino biondo in camicia hawaiana e bermuda al Festivalbar. C’è un Dalla per l’intellettuale e uno per l’uomo della strada, uno per il più zelante critico musicale e un altro per la casalinga di Voghera.
Non sono forse queste le stigmate dell’icona pop? Nel suo caso un’icona autentica, sincera e genuina, perfino goffa.
In questo saggio c’è spazio per le tante declinazioni di Lucio Dalla, tutte diverse ma tutte autentiche: l’opera lirica, il jazz e la canzone d’autore, il cinema, il musical, la tv, il teatro. Sembrerà di vederlo, ferito e impaurito quando da bambino la vita gli porterà via il padre. Ci ritroveremo sotto i riflettori con lui quando imbraccerà il clarinetto (da ragazzino suonava in un’orchestra con Pupi Avati) e calcherà il palco insieme a mostri sacri come Charles Mingus, Bud Powell, Eric Dolphin. Ascolteremo le sue opinioni su Prince, Alanis Morissette, Chet Baker. Scopriremo che è un fan dei Nirvana, di Skunk Anansie, di Paul Simon. Ci ritroveremo sul set cinematografico de “I sovversivi”, dei fratelli Taviani, poi affianco a Servillo a interpretare nientemeno che Sancho Panza, nel film di Paladino. E poi il basket e il calcio, la barca, il sesso, l’amore. Tutto sempre in bilico tra serietà e leggerezza, profondità e divertimento.
Fino a quel giovedì primo di marzo del 2012, a Montreux, quando Lucio Dalla è diventato immortale.
«Ma sì, è la vita che finisce, ma lui non ci pensò poi tanto. Anzi si sentiva già felice e ricominciò il suo canto».
Jacopo Tomatis
E ricomincia il canto
Il saggiatore, 2021
pp.376, Euro 22,00