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Articoli & Approfondimenti

Il destino e il mortale

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di Francesco Roat

Nel panorama della filosofia italiana contemporanea, pochi pensatori hanno inciso in maniera tanto radicale quanto Emanuele Severino. Con il suo ritorno a Parmenide e la critica all’intera tradizione filosofica occidentale, Severino ha tracciato un solco profondo che ha diviso nettamente il pensiero del Novecento. Il libro di Leonardo Messinese, Emanuele Severino. Il destino e il mortale, è forse l’opera più compiuta e penetrante dedicata a questo autore. Tale saggio rappresenta il frutto maturo di una lunga fedeltà speculativa, ma non apologetica, al pensiero severiniano.

L’opera si articola in diverse sezioni, che combinano un approccio ermeneutico, storico e speculativo; eccone i tratti essenziali. L’autore ripercorre il cammino intellettuale di Severino a partire dagli anni della formazione alla Cattolica di Milano. Particolarmente preziosa è l’analisi delle lezioni inedite e dei primi scritti, che mostrano già in nuce l’originalità dell’impianto teorico. Il cuore della riflessione riguarda la tesi severiniana per cui l’essere è eterno e non diviene: ogni ente, in quanto ente, non può affondare nel nulla. In questo, Severino si pone in contrasto radicale con la metafisica classica, cristiana e moderna, che ha sempre assunto, esplicitamente o implicitamente, la possibilità del divenire ontologico.

Una delle sezioni più attuali del libro riguarda la critica di Severino alla tecnica moderna, vista come la forma più estrema del nichilismo, per via del quale l’Occidente ha sempre creduto che l’ente possa essere e poi non essere. In quest’ottica la tecnica può venir colta quale l’estremo compimento di questa tracotante volontà di trasformazione/modificazione, e quindi di nullificazione. Messinese esplora poi in profondità il concetto severiniano di destino della verità, inteso come l’apparire eterno dell’essere nella luce della verità. È un’esperienza ontologica che eccede ogni costruzione teoretica, ma che al contempo ‒ a suo avviso ‒ fonda ogni sapere.

Va altresì puntualizzato come Messinese si muova con rigore accademico, ma evitando la tentazione dell’ossequio o della semplificazione. La sua scrittura è chiara ma intensa, e fedele all’altezza speculativa del pensiero severiniano. Il saggio è particolarmente adatto a lettori già dotati di una buona preparazione filosofica, ma non rinuncia a offrire ai non addetti ai lavori strumenti interpretativi che rendono accessibile anche ciò che in Severino appare spesso alquanto ermetico. Ancora, uno degli aspetti più apprezzabili è che il nostro saggista non si limita a illustrare, ma interroga e incalza Severino; ne valuta le conseguenze, le aporie, le possibili derive. In particolare, emergono domande cruciali:

Come conciliare l’eternità dell’essere con la storicità dell’esperienza umana? È mai possibile una religione del destino, come qualcuno ha suggerito? Infine: qual è il ruolo dell’etica in un pensiero in cui il mortale è già eternamente ciò che è? Senza fornire risposte dogmatiche, l’autore invita il lettore a procedere lungo un cammino riflessivo autonomo, seppure orientato. I punti di forza di questo scritto sono vari. La completezza: si tratta del testo più aggiornato e sistematico su Severino; l’approfondimento critico: esso non vuole porsi quale un’agiografia, ma come un dialogo profondo con questo maestro anticonformista; non da ultimo il libro di Messinese permette l’accesso a fonti inedite severiniane: siano esse lezioni, documenti e/o testimonianze dirette.

I chiamiamoli punti deboli ‒ a livello della ricezione da parte dei lettori ‒ sono fondamentalmente due. Il saggio senza dubbio non può essere considerato davvero per tutti: il livello speculativo è alto, e alcuni passaggi richiedono una conoscenza avanzata del lessico filosofico. Inoltre le tematiche affrontate presuppongono una certa familiarità con gli scritti di Severino: per chi non ha almeno letto opere come Essenza del nichilismo o La struttura originaria, alcuni concetti filosofici affrontati possono risultare ardui da afferrare. In estrema sintesi, tuttavia, quello del nostro saggista è un testo di rara puntualità, capace di onorare senza idolatrare uno dei più eccentrici pensatori italiani contemporanei. Messinese dimostra un’eccellente padronanza del corpus severiniano e offre una guida affidabile, critica e appassionata per chi intenda penetrare i misteri del destino, del tempo e dell’apparire.

Leonardo Messinese, Emanuele Severino. Il destino e il mortale, Feltrinelli, pp. 296, euro 18,00

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