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Un segreto di ghiaccio, di Mo Malø

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Un noir artico che va ben oltre la semplice indagine poliziesca. Un thriller avvincente che mescola sapientemente la tensione del giallo con l’antropologia e l’analisi psicologica, offrendo, al contempo, uno sguardo profondo sulla società groenlandese e sulla fragilità umana.

 

di Claudio Filippello

Un gradito ritorno in libreria quello di Mo Malø (alias Frédéric Mars, scrittore francese) con “Un segreto di ghiaccio” (Piemme Edizioni: 384 pp – €19,90).

Il protagonista del romanzo è, ancora una volta, il Capitano Qaanaaq Adriensen, il Comandante della polizia della Groenlandia che abbiamo conosciuto ed amato nel primo romanzo della serie: “Notte bianca” (oltre 200.000 copie vendute in Francia), ambientato, appunto, in Groenlandia, sempre con Piemme Editore.

Qaanaaq opera nella gelida Nuuk e nelle altre cittadine della grande isola bianca. La sua professione lo porta ad affrontare la complessa e fragile realtà groenlandese, segnata da problemi come l’isolamento e l’altissimo tasso di suicidi giovanili.

Ma Qaanaaq è un uomo tormentato, segnato dalle vicissitudini del suo passato, al punto tale da essere stato sospeso dal servizio attivo a causa della sua fragilità psicologica.

Dopo un soggiorno forzato a Copenaghen di alcuni mesi imposto dai suoi superiori, potrà tornare ad essere operativo soltanto al termine di un percorso psicologico con la giovane psichiatra Pia Kilanaq, la quale dovrà valutarne l’idoneità al servizio attivo. Questi sono del resto gli ordini di Arne Jacobsen, detto la Formica, il capo della polizia danese, pena la fine di una carriera gloriosa e la conseguente assegnazione a compiti amministrativi.

Ma il suo imminente ritorno a Nuuk, il capoluogo della Groenlandia, non sarà un trionfo, piuttosto un atto di necessità che lo costringerà a confrontarsi con tutto ciò che ha cercato di lasciarsi alle spalle, in un conflitto interiore che lo rende vulnerabile, imprevedibile, consapevole che il suo lavoro è l’antidoto perfetto ai veleni del suo animo.

Ad attenderlo nella contea danese la morte di una ragazza ospite di una casa di accoglienza per giovani in difficoltà a Uummannaq, un’isola sulla costa occidentale, a metà strada tra Nuuk e Qaannaq, il villaggio delle sue origini, una delle 9 stazioni di polizia presenti sull’Isola artica dove la Formica gli ha ordinato di andare prima  del suo reintegro nelle funzioni – un viaggio a tappe necessario per: “la sua riconnessione al territorio”, “la legittimazione della sua carica dal basso” – con il divieto assoluto di assumere iniziative o seguire casi di pertinenza delle stazioni di polizia locali.

Un divieto a cui Qaannaq non ha intenzione di sottostare, soprattutto a causa della successione di suicidi di giovani adolescenti, ospiti delle diverse comunità di assistenza presenti nei diversi villaggi, che si verificheranno nel corso del suo viaggio a tappe, dove, puntualmente, riceverà dei pacchi anonimi, a lui indirizzati, contenenti parti di un corpo umano.

Un mistero che si andrà vieppiù complicando a causa di alcuni indecifrabili simboli che appaiono sui tatuaggi presenti sui corpi delle giovani vittime, riconducibili, forse, ad antichi rituali sciamani inuit.

Un’indagine che sarà anche un viaggio che avvicinerà il lettore alla cultura del popolo inuit, che lo porterà a conoscere il loro profondo legame con la natura, le loro più antiche tradizioni. Ma, soprattutto, la necessità di sentirsi amati, al punto tale che quando questa sensazione scompare si ha la percezione di smettere di vivere (in Groenlandia si registra il maggio numero di suicidi dell’intero pianeta).

 

Dunque, il romanzo è anche un viaggio unico nelle storie e nei miti di un popolo forse poco conosciuto, al punto tale da farne un elemento intrinseco alla stessa narrazione; una terra in cui si può morire facilmente risucchiati in un buco di ghiaccio o a causa dell’attacco di uno squalo.

Il romanzo è un noir artico che va ben oltre la semplice indagine poliziesca. Un thriller avvincente che mescola sapientemente la tensione del giallo con l’antropologia e l’analisi psicologica, offrendo, al contempo, uno sguardo profondo sulla società groenlandese, ma, più in generale, sulla fragilità umana.

Le descrizioni sono ricche di dettagli che si fondono perfettamente con l’atmosfera cupa e magnetica del romanzo, garantendo una lettura totalmente coinvolgente.

 

 

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