Lo Zibaldone - Recensioni

“Transumancanze”, la poesia di Luca Andrea Marino

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“Fare un passo verso la luce/è il preludio per procedere nell’oscurità/ma insieme”. “Transumancanze” di Luca Andrea Marino (peQuod Edizioni, 2026 pp. 60 € 14.00) racchiude già nell’incipit l’illuminazione poetica di un archetipo perspicace in cui la luce e l’ombra volteggiano nella stessa direzione e proiettano l’energia primordiale della vita lungo i riflessi di una tensione emotiva. Luca Andrea Marino modella l’esperienza delle sue percezioni sul bordo di un suolo sensibile, avvolge il pensiero tra l’andatura dell’istinto e la cadenza della ragione, approfondisce l’interpretazione poetica come una vera e propria indagine dei contenuti umani, esplora le conturbanti suggestioni che la ricezione cognitiva suscita. “L’odore della gioventù/si nasconde tra le distrazioni, /tornerà a chiederci/il perché lo abbiamo rimosso.”. Adotta la comprensione umana come approccio di ricerca interiore per meglio identificare l’entità intensa delle parole, la profondità delle risposte dell’animo, concentrate tra la componente sensitiva dei segreti e la materia delicata delle rivelazioni. “Transumancanze” dispiega, nelle pagine ricche di cosciente e sapiente maturità artistica, una migrazione simbolica verso gli anfratti delle radici sentimentali, preziosi rifugi nascosti nella sinuosità appassionata e malinconica dei valori affettivi. Oltrepassa il remoto e oscuro presentimento della nostalgia, in transito sui luoghi dell’identità, la complessità labirintica degli interrogativi. “Metà della tua importanza/è costruita con una domanda, /fanne una regione da lasciare incolta.”. Luca Andrea Marino dispone di una profonda eredità romantica, in armonia con la scansione antica della memoria, radicata nel rilievo biografico del suo coinvolgimento. Risponde alla superficialità delle deviazioni e alla crudeltà degli allontanamenti con la qualità persuasiva di chi osserva il mondo con la capacità di evocare il bagliore interno della speranza, adoperando il riscatto di tradurla in poesia, sconfinando la presenza viva della propria autenticità. Abita il tempo delle cose e delle relazioni, esplora la transizione delle passioni alla ricerca di umanità, percorre le rotte di un itinerario che ha, nell’incalzante richiamo all’evidenza di un approdo sincero, le sue coordinate da seguire. Il libro occupa uno spazio sagace e oculato intorno ai mutamenti dell’uomo, alla ritualità di certi comportamenti che smascherano l’esitazione e la contraddittorietà dell’inconscio, spiegano il senso ultimo dell’incompletezza “A mancare/è il senso di esitare/parole pronte a testimoniarsi/in un mortaio di carta.”. Luca Andrea Marino conosce la legge del desiderio, come impulso dinamico orientato verso l’entità inafferrabile e imperturbabile dell’assenza e la necessità di recuperare il contatto con la familiarità della vicinanza. La poesia di Luca Andrea Marino è cresciuta in una conversione ponderata e scrupolosa delle tematiche esistenziali, dall’essenzialità responsabile della prima opera “Ferite emozionali” alla densità allegorica e tortuosa del nuovo libro. Si fa testimonianza di una risonanza partecipe e sofferta che diffonde l’inavvertibile attesa di un respiro che trova la sua quiete oltre lo smarrimento, accoglie la sacralità dei ricordi, ne fa omaggio ai lettori per comporre il personale registro identificativo dell’anima. Affronta un percorso trasformativo ed evolutivo dove l’atmosfera intraprendente dei versi rende espressiva l’immobilità degli affanni, espande il confine di una meditazione sul lato oscuro, sul profilo sfumato dell’ignoto, sul presagio dell’indifferenza, avvolgendo nel silenzio del distacco la solitudine e l’eclissi dello spirito. “Ingombranti di pioggia/si fanno cieli queste mancanze/che a simili divagazioni/è permesso cedere.”. “Transumancanze” è un invito ad attraversare le difficoltà in un’azione coraggiosa quotidiana in cui la disperazione e la consolazione annunciano l’apertura a riformulare il disagio in una risorsa, congiunta alla rivendicazione delle promesse.

Il libro ha ottenuto una menzione al Premio Internazionale di Letteratura “Francavilla Urban Festival” del 2026.

 

Rita Bompadre

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