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Storie sbagliate

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Storie diverse, storie a volte disperate, storie di esistenze, “Storie sbagliate”.

L’ultimo libro di Andrea Fanetti racconta cinque storie che si dipanano lungo una vita, che si intrecciano tra loro e si allontanano, si uniscono ad altre e se ne separano; racconta di persone diverse, e per questo emarginate, a volte per loro stessa volontà, dal resto di una società che non le capisce e, a volte, ne ha timore, proprio perché disfunzionali al sistema e incoerenti con la cosiddetta normalità.

Persone apparentemente inette e rassegnate, incapaci di reagire ai colpi della vita, ma, nello stesso tempo, forti, in grado di fare scelte che sembrano dettate dalla debolezza e invece sono sostenute da un coraggio che, qualche volta, non si ha nemmeno la consapevolezza di avere e da una logica incrollabile: “a chi dò noia se non combino niente di male?”.

Il libro è il racconto e il ritratto di una società che rigetta i suoi figli “imperfetti” e di una manciata di “figli imperfetti” che non sanno affermare come dono il loro essere inadatti e “non all’altezza”, che non si sanno adeguare al sistema e ne vengono stritolati. Ma tutti hanno in mano un’arma di riscatto, anzi, più di una: l’amicizia, come quella tra Salvatore e Giglio che, per qualche attimo della loro vita, condividono il cammino e poi si perdono per non rivedersi mai più; o quella con qualche piccola “palla di pelo puzzolente” con cui addormentarsi la sera; l’amore, anche quello ormai disperatamente finito; e la poesia, elemento inconscio di salvezza e di speranza. Salvatore attraverso la scrittura narrò cosa provava un barbone, le umiliazioni, gli stenti subiti, i rimpianti e la strada che lo aspettava [] si sentiva portavoce di quel popolo di senza nome…

Quel libro di poesie “attraverserà il tempo” anche se chi l’ha scritto si è perso per sempre e qualcun altro non ha trovato il coraggio per ricominciare. E quelle poesie diventeranno riscatto e perdono, diventeranno incontro tra un padre e una figlia che si erano perduti e in quel libro si sono ritrovati. Per sempre.

Questo libro è decisamente il libro più bello e maturo che Fanetti ha scritto.

Interessanti l’intreccio delle storie e la trama, elegante lo stile.

Scritto diverso tempo fa, poi riletto, tagliato e riscritto, è uno di quei libri che ti catturano dalla prima pagina, ti immergono nel loro mondo e nelle loro visioni e non ti lasciano più fino all’ultima.

E, quando li hai finiti di leggere, ti dispiace doverli chiudere.

 

Lucilla Lazzarini

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