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Spiritualità metropolitane
Nel saggio Spiritualità metropolitane Duccio Demetrio affronta una delle questioni più elusive e pur decisive del nostro tempo: il destino del bisogno spirituale nelle società avanzate, secolarizzate e iperurbanizzate. Il volume si colloca nel solco ormai riconoscibile della riflessione demetriana, che da anni intreccia pedagogia, filosofia dell’esistenza e pratiche autobiografiche, ma lo fa con un’attenzione particolare alle forme nuove, laterali e spesso invisibili in cui oggi si manifesta l’interiorità.
La tesi di fondo è chiara e insieme controcorrente: la modernità non ha cancellato la spiritualità, l’ha piuttosto dispersa, frammentata, resa carsica. Le metropoli – luoghi per eccellenza del rumore, della fretta, della funzionalità – non sono deserti spirituali, bensì spazi nei quali il sacro sopravvive in forme inedite, non istituzionali, talvolta eccentriche. Demetrio invita a riconoscerle senza nostalgia per i grandi sistemi religiosi del passato e senza cedere alla tentazione liquidatoria di chi identifica la spiritualità con un residuo arcaico.
Il libro esplora così una costellazione di esperienze: pratiche di silenzio in contesti urbani saturi, ritualità minime e private, esercizi di attenzione e di cura di sé, forme di meditazione laica, ma anche gesti quotidiani che assumono un valore simbolico e trasformativo. La spiritualità, in questa prospettiva, non coincide con l’adesione a un credo, bensì con una postura esistenziale: un modo di abitare il tempo, il corpo, la relazione, la finitudine.
Uno degli aspetti più convincenti del volume è il rifiuto di ogni spiritualismo consolatorio. Demetrio non promette salvezze facili né redenzioni private: al contrario, insiste sul carattere inquieto, talora doloroso, dell’esperienza spirituale autentica. In questo senso, la città diventa il luogo di una prova: cioè spazio di alienazione ma anche di possibilità, in cui l’interiorità è chiamata a misurarsi con la dispersione, l’anonimato, la perdita di senso. La spiritualità metropolitana non evade dal mondo, lo attraversa.
Lo stile dell’autore, come di consueto, è limpido e meditativo, capace di tenere insieme rigore concettuale e tono confidenziale. La scrittura non si impone, accompagna; non argomenta per sistemi, ma per avvicinamenti successivi, lasciando al lettore il compito – e direi la responsabilità – di riconoscersi o di dissentire. È una prosa che rispecchia il contenuto, essendo anti-dogmatica, aperta, ed attenta alle sfumature.
Dal punto di vista critico, si potrebbe osservare che la nozione di spiritualità resta volutamente generica, senza connotati ben precisi, talvolta rischiando l’indeterminatezza. Ma è una scelta coerente con l’intento del libro: non definire tale ambito una volta per tutte, bensì aprire uno spazio di ricerca. Spiritualità metropolitane non offre un modello da seguire, ma una mappa provvisoria per orientarsi.
In definitiva, il volume di Demetrio è un contributo prezioso per chiunque si interroghi sul senso dell’interiorità, oggi, al di là delle appartenenze religiose o meno e delle semplificazioni sociologiche. Un libro che invita a guardare diversamente la realtà cittadina e, insieme, a riconoscere che pure nei luoghi più saturi di caoticità può ancora aprirsi – discreta e fragile – una qualche occasione di profondità. Un libro, dunque, senz’altro interessante, da Leggere:tutti.
Duccio Demetrio, Spiritualità metropolitane. Guida per i non credenti, Mimesis, pp. 144, euro 15,00