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Per la luce, o l’Oracolo dell’Aldilà secondo Chantal Dejean . Intervista alla scrittrice italo-francese che dirada il buio esistenziale
Dejean, la sua constatazione pacificante sul buio irrimediabile è scaturita da un’esperienza personale o da un percorso di ricerca spirituale? O magari da entrambi?
La mia testimonianza nasce da esperienze personali che si sono susseguite dalla mia più tenera età fino a oggi. Posso dire di vivere contemporaneamente in due realtà parallele: conduco la vita che conducono la maggior parte delle persone, ma allo stesso tempo vedo e comunico con ciò che la maggior parte non vede, pur esistendo. Crescendo mi sono dovuta confrontare con il fatto che ciò che per me era normale non lo era per molti; perciò ho iniziato ricerche nell’ambito spirituale per comprendere cosa stessi vivendo e se questo fosse “normale”.
Lei scrive che “il senso della vita è ricordare chi siamo davvero”. In una società sempre più frenetica e materialista, quali sono i segnali che ci consentono di intuire la nostra identità remota?
La nostra identità più profonda si manifesta attraverso piccoli segnali che spesso ignoriamo. Sono quelle intuizioni improvvise, le emozioni che sembrano arrivare da un luogo molto antico, le passioni che ci fanno sentire vivi senza un motivo razionale, o la sensazione di essere “a casa” davanti a una persona, un luogo o un’attività. Anche le difficoltà hanno un ruolo importante: spesso sono proprio le crisi a costringerci a fermarci e a chiederci chi siamo davvero, al di là dei ruoli e delle aspettative degli altri. In una società che ci spinge continuamente a fare e ad avere, questi segnali emergono soprattutto quando troviamo il coraggio di fare silenzio e di ascoltarci.
È una domanda che accolgo con profondo rispetto, perché nessuna teoria può cancellare il dolore di una madre, di un padre o di chi perde improvvisamente una persona amata. Non mi permetterei mai di dire a qualcuno che “doveva andare così”: sarebbe una mancanza di sensibilità. Nel libro condivido una prospettiva spirituale maturata attraverso anni di esperienze dirette e di ricerca, secondo cui l’anima sceglie un percorso di crescita prima della nascita. Ma questa rimane una chiave di lettura, non una verità da imporre. Credo che il senso di questa visione non sia spiegare o giustificare la sofferenza, bensì offrire, a chi lo desidera, una possibilità di trovare un significato anche negli eventi più incomprensibili. Davanti a una tragedia il primo compito resta sempre quello di accogliere il dolore con amore e rispetto. Solo dopo, se e quando la persona è pronta, può nascere la domanda se esista un orizzonte più ampio di quello che i nostri occhi riescono a vedere.
Le carte del suo Oracolo oscillano volutamente tra tensione divinatoria e funzione consolatoria: il suo obiettivo è condurre il prossimo a prevedere il futuro o, piuttosto, aiutarlo a rileggere il presente con maggiore consapevolezza?
Il mio Oracolo non nasce per predire il futuro, ma per fare luce sul presente. Non credo che conoscere in anticipo ciò che accadrà renda una persona più libera; credo invece che comprendere dove si trova oggi le permetta di compiere scelte più consapevoli. L’Oracolo dell’Aldilà è una bussola, non una sfera di cristallo. È uno strumento che aiuta a leggere ciò che stiamo vivendo, a riconoscere i blocchi, le risorse e la direzione più vicina alla nostra anima. Allo stesso tempo, è stato pensato anche per offrire conforto e orientamento a chi desidera sentirsi in contatto con una persona cara che ha lasciato questo mondo, trasformando il dolore in un dialogo interiore capace di generare pace e significato.
E quindi?
Il suo scopo non è dire cosa succederà domani, ma aiutare ciascuno a vedere con maggiore chiarezza ciò che sta accadendo oggi. Perché è nel presente che abbiamo il potere di comprendere, scegliere e trasformare la nostra vita.
Perché considera il confine tra vivi e defunti molto più permeabile di quanto siamo abituati a pensare?
Il confine tra vivi e defunti è molto più sottile di quanto la nostra cultura ci abbia portato a pensare. Non intendo dire che viviamo in un contatto continuo e spettacolare con l’aldilà, ma che il legame d’amore non si interrompe con la morte. Molte persone raccontano di percepire la presenza di chi hanno amato attraverso sogni particolarmente vividi, intuizioni, coincidenze significative o una pace improvvisa arrivata nei momenti più difficili.
Se dovesse scegliere una sola carta dell’Oracolo da consegnare simbolicamente a ogni lettore, quale sarebbe?
Sceglierei la carta “Essere Anima”. È la carta che, più di ogni altra, ci ricorda che prima di essere un corpo, un ruolo o una storia, siamo un’anima in cammino. Quando attraversiamo una perdita, una crisi o un momento di smarrimento, tendiamo a identificarci con il dolore e a dimenticare chi siamo davvero. Questa carta ci invita, invece, a cambiare prospettiva: a guardare la nostra vita dall’alto, con gli occhi dell’anima, ritrovando un senso anche nelle esperienze più difficili. Ci ricorda la domanda più importante: “Chi sono davvero, al di là della paura, della sofferenza e delle circostanze?”. Questo è il compito dell’Oracolo dell’Aldilà, aiutarci a ritrovare noi stessi e il senso profondo del nostro presente.
(Matteo Bianchi)