Lo Zibaldone - Recensioni
L’interpretazione non religiosa del Cristianesimo
di Francesco Roat
Il saggio su Bonhoeffer, di Paul Ricoeur, non è una biografia ma un’ambiziosa lettura ermeneutica del pensiero teologico di Bonhoeffer, incentrata su ciò che Ricoeur chiama la non‑religiosità del cristianesimo. Questo termine, già nel titolo del testo, segnala l’intento di spostare l’attenzione dalla fede come religiosità nel senso tradizionale del termine ‒ legata a: dottrina, culto, credenze metafisiche ‒ a una fede la quale rifiuta di essere semplicemente una risorsa consolatoria. Ricoeur altresì interpreta Bonhoeffer alla luce del più vasto dibattito teologico del Novecento, mettendo in dialogo la sua teologia con figure chiave con cui Bonhoeffer si confronta: Karl Barth, Rudolf Bultmann e, a monte, Friedrich Nietzsche.
Per Ricoeur, Bonhoeffer rifiuta un Dio “tappabuchi” ‒ l’idea di un essere divino che colma i nostri vuoti psicologici o esistenziali ‒ perché tale figura idolatrica serve ben poco nella vita concreta dell’uomo moderno disincantato. Il Dio cristiano, per Bonhoeffer, non è un’entità che si aggiunge alla vita per alleviarne i problemi, ma è colui che si rivela nell’evento di Cristo e invita l’essere umano ad una profonda autenticità ed eticità. Questa non‑religiosità tradizionale non corrisponde all’ateismo, tuttavia rifiuta una condotta religiosa vista come compiacimento interiore o compensazione quasi psico-terapeutica.
Il confronto con Barth è fondamentale: Bonhoeffer eredita da Barth la critica al liberalismo teologico e la centralità del discorso su Dio come Altro che chiama. Tuttavia, secondo Ricoeur, Bonhoeffer rompe con l’astrazione barthiana, per incarnare piuttosto l’annuncio del Cristo in una concretezza storica oltremodo radicale. Se Barth insiste sulla trascendenza di Dio di fronte alla cultura moderna, Bonhoeffer insiste a voler calare Dio nella situazione esistenziale umana; ad esempio in quella che egli stesso sta vivendo, come vittima dell’oppressione nazista. Inoltre egli ritiene che la fede autentica non si realizzi in un pensiero su Dio, ma in una piena assunzione dell’esistenza; che si lasci però plasmare dal “mondo” e dai suoi patimenti. Qui si vede l’originalità bonhoefferiana letta da Ricoeur: non un sistematico trascendentale teologico, ma un cristianesimo che si confronta con ciò che è vicino e concreto.
Con Bultmann il confronto è diverso. Bultmann proponeva una demitologizzazione del cristianesimo: l’abbattimento degli elementi miracolosi per salvare il nucleo esistenziale del messaggio cristiano. Bonhoeffer, secondo Ricoeur, condivide l’urgenza di decostruire le immagini mitiche che rendono la fede irrilevante, ma rifiuta una demitologizzazione puramente intellettuale. Per lui, non si tratta tanto (o solo) di spurgare dalla spiritualità i miti, quanto di dare alla fede una forma che non dipenda da strutture di pensiero sovra‑storiche. Cristo non è un archetipo esistenziale, ma un evento storico che implica responsabilità nei confronti del mondo.
Nietzsche, infine, è la presenza occasionale più profonda. Pur essendo ateo, egli costringe Bonhoeffer (e così Ricoeur) a misurarsi con la morte di Dio come critica al dogmatismo ed alla religione quale ideologia consolatoria. La “morte di Dio” nietzschiana non è qui un punto di arrivo nichilista ma un banco di prova: se Dio non può essere pensato come garante di un ordine eterno o di una morale cui attenersi, allora come mantenere il senso della fede cristiana? La risposta di Bonhoeffer, letta da Ricoeur, è che la fede non deve collassare in un nichilismo impotente, ma deve abitare/accogliere il mondo consapevolmente, in tutta la sua irriducibile ma gestibile finitudine.
Ricoeur costruisce così un preciso itinerario concettuale: dalla critica alla religiosità consolatoria, attraverso la presa di distanza dalla mitologia religiosa e dall’individualismo etico, fino alla formulazione di una fede che si attua nel tempo e nella storia. Il Dio di Bonhoeffer non è una protesi da indossare per lenire l’angoscia dell’uomo moderno, ma Colui che chiama l’essere umano a una responsabilità storica condivisa, in una chiamata che non si esaurisce nella contemplazione ma si manifesta nella relazione (fraterna ed amorevole) con gli altri e con il mondo.
Paul Ricoeur, Bonhoeffer. L’interpretazione non-religiosa del cristianesimo, Morcelliana, pp. 67, euro 11,00


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