Editoriale
L’editoriale di Leggere:tutti n. 110 marzo 2017. “Quale mondo nuovo?” di Giuseppe Marchetti Tricamo
DI GIUSEPPE MARCHETTI TRICAMO
C’era stato il Sessantotto, ma quali valori nuovi aveva apportato alla nostra civiltà e lasciato in eredità ai ragazzi del Settantasette e al Paese? Forse qualche disillusione e qualche sogno abbandonato? Quella stagione, fra le più tumultuose da noi vissute, fenomeno di dimensioni geograficamente estese, aveva avuto come filo conduttore la contestazione del modello neocapitalistico (al quale venivano attribuiti tutti i mali e pertanto i malumori del mondo) e di ogni istituzione fondata su principi gerarchici e di autorità (famiglia, scuola, esercito, polizia, magistratura, burocrazia, partiti). Qui, da noi, ad accendere la scintilla fu il movimento studentesco. Altrove le micce furono il “maggio francese”, la “primavera di Praga”, le barricate tedesche di Rudi Dutschke e Daniel Cohn-Bendit, in Spagna la rivolta contro il regime franchista, a Berkley l’opposizione alla guerra in Vietnam e il sostegno al movimento non-violento di Martin Luther King. In Messico la repressione fu tragicamente dura: studenti e lavoratori che manifestavano contro il governo vennero massacrati dai granaderos di Gustavo Diaz Ordaz. Oriana Fallaci, ferita, ne fece il racconto al Telegiornale dal letto di un ospedale.
Eventi che sono materia per saggi e romanzi. Era un mondo nuovo la speranza di quei giovani. Molti artisti si trovarono su fronti contrapposti, dibattuti (come anche l’intellettualità progressista e i partiti democratici) tra rinnovamento e chiusura: infatti, mentre Antonio Pietrangeli componeva per il “movimento” canzoni come Valle Giulia (“Hanno impugnato i manganelli/ e hanno picchiato come fanno sempre loro;/ ma all’improvviso è successo/ un fatto nuovo:/ non siam scappati più!”), Pier Paolo Pasolini rispondeva in versi (“Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte/ coi poliziotti,/ io simpatizzavo per i poliziotti./Perché i poliziotti sono figli di poveri”).
Nel “movimento” si espresse anche l’insoddisfazione delle donne nei confronti della società, che poi si sviluppò autonomamente in un percorso di conquiste sacrosante per i diritti civili e per la parità di genere.
Ma cosa è rimasto di quegli anni? Quelle generazioni hanno attraversato partiti e istituzioni, università e aziende, giungendo ai vertici. Quanti di quei valori sono diventati collettivi e quanti sono rimasti individuali? Non è stata purtroppo cancellata quella incomunicabilità tra la politica e il Paese che ha fatto molti danni e che oggi rischia di alimentare ancora di più i populismi.
Questo anniversario del Settantasette offre l’opportunità di riflettere sul passato, ma anche di capire questo mondo nuovo nato dalla rivoluzione tecnologica e accettarne la sfida. I giovani stanno un passo avanti.