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L’Eco delle Apuane. Un Canto per Pascoli e Barga

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di Cristina de Vita

 

Ci sono luoghi sulla terra che non sono semplici coordinate geografiche, ma vere e proprie riserve dell’anima, custodi silenziose di storie e poesia; la Valle del Serchio, e in particolare il comune di Barga, è indiscutibilmente uno di questi.

Quando un poeta come Gordiano Lupi, le cui opere sono già presenti nel canone della poesia contemporanea, decide di dedicare la sua voce a un luogo e al suo nume tutelare – il maestro Giovanni Pascoli – i lettori e le lettrici sanno di trovarsi di fronte a un’operazione non solo letteraria, ma di profonda e sentita eredità spirituale.

Questo volume non è una semplice raccolta di omaggi, ma una vera e propria immersione lirica nel paesaggio e nella memoria che hanno plasmato l’ultima, intensa stagione del Vate di San Mauro. Lupi si muove con la grazia del conoscitore tra i sentieri battuti da Pascoli a Castelvecchio, eppure non si limita alla citazione o al ricordo didascalico; egli utilizza Barga come una cassa di risonanza, amplificando il fanciullino pascoliano attraverso una sensibilità moderna e vibrante.

La sua poesia incede, come nell’intensa “La mia solitudine”, in una rievocazione toccante e precisa dell’universo pascoliano: non la solitudine del recluso, ma quella del poeta eletto, circondato da un nido essenziale e sacro. Troviamo qui i “due frati, un caramellaio”, “Mariù, sorella amata”, la presenza di “alberi e campane”, un mondo di affetti e presenze umili che formano la vera trama della vita.

Gordiano Lupi coglie la malinconia del maestro, la sua distanza dalla mondanità, e la traduce in versi che sanno di terra e di quiete.

La silloge si sofferma inoltre sulle particolarità storiche che rendono Barga un unicum: dalla sua fiera e lunga storia di fedeltà fiorentina (e per estensione, medicea), evidente nella maestosa presenza del Duomo di San Cristoforo che domina la città, fino alle tracce della sua antica comunità scozzese che ne colorano il dialetto e l’architettura. I suoi sono versi che riscoprono la “Barga dei mille volti”, dove l’antico fasto e la vita rurale si fondono in un tessuto che potremmo definire “emotivamente denso”.

Ma è l’attenzione alla natura circostante che conferisce a questa raccolta la sua luce più vivida, in particolare attraverso il potente simbolo del castagno. Ne “Il castagno” assistiamo a una vera e propria sacralizzazione dell’albero: non è solo “albero del pane”, ma una figura cristologica, “tradito come Gesù dai suoi beneficati”. Lupi, con occhio quasi scientifico e cuore commosso, cattura il respiro delle Alpi Apuane che incorniciano il borgo, e trasforma il castagno – fonte di vita e di sostentamento per i “bimbi poveretti” – in un commovente monito ecologico e spirituale, denunciando il “cancro della pianta” e al contempo celebrandone la forza di “compagno dell’inverno”.

Gordiano Lupi fa propria la lezione pascoliana sulla minuta osservazione del mondo, trasformando il dettaglio vegetale in metafora universale di vita, morte e mistero.

Leggere queste poesie è intraprendere un pellegrinaggio. È ascoltare la voce di un poeta che, pur parlando al presente, onora i silenzi e le parole di chi lo ha preceduto, e ci invita a guardare Barga non solo con gli occhi, ma con la prospettiva dell’eternità. Sono versi che restano addosso, come la nebbia mattutina che avvolge i colli di Castelvecchio, lasciando lettori e lettrici arricchiti e in profonda risonanza con questo angolo di Toscana, crocevia di storia, natura e poesia immortale.

 

Cristina de Vita

 

Il libro: Gordiano Lupi – “Giovanni Pascoli a Barga – La vita di un poeta nella sua casa” – Il Foglio Letterario Edizioni – Euro 10 – pag. 70 – https://www.ibs.it/giovanni-pascoli-a-barga-vita-libro-gordiano-lupi/e/9791256860654

 

 

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