Lo Zibaldone - Recensioni

L’alfabeto della meditazione

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di Francesco Roat

Con il suo ultimo saggio, Maciej Bielawski offre ai lettori un testo singolare e notevole, che si colloca a metà fra il saggio spirituale e il diario di contemplazione. Il libro nasce da un ciclo di incontri domenicali online, condotti dall’autore all’interno della sua Associazione Meditatio, e raccoglie ventisei brevi meditazioni, una per ogni lettera dell’alfabeto. Ciascuna parola diventa così una soglia, una chiave d’accesso a una miriade di significati, provenienze e intuizioni che intrecciano culture, lingue e tradizioni spirituali.

Bielawski ‒ teologo, docente e saggista polacco che da molti anni resiede in Italia ‒ è noto per la sua ricerca che attraversa Oriente e Occidente, cristianesimo contemplativo e filosofia comparata, tramite un linguaggio capace di mantenere sobrietà teologica e intensità poetica. In questo ltesto, egli costruisce un vero e proprio alfabeto meditativo: A come Attenzione, L come Lógos, M come Meléte, Z come Znòwàng… Ogni lemma è pretesto per un esercizio di consapevolezza e di ascolto, ma anche per una riflessione sulla natura stessa del linguaggio spirituale. L’autore non si propone di insegnare a meditare nel senso tecnico del termine; al contrario, invita il lettore a sostare, a rallentare, a lasciarsi istruire dal ritmo stesso delle parole.

Lo stile di Bielawski è lieve e preciso insieme: non cede né ad un misticismo generico né alla rigidità accademica. La sua scrittura, rivolta a tutti ma mai banale, procede per immagini, echi, risonanze. Leggere L’alfabeto della meditazione significa entrare in un tessuto verbale che respira; significa praticare, nel gesto stesso della lettura, un atto meditativo. Ogni parola viene attraversata da molte voci – cristiana, buddhista, taoista, ebraica, filosofica – in un dialogo che non cerca tanto la sintesi, quanto l’armonia nel pluralismo. L’approccio è fortemente interculturale e interreligioso: Bielawski mostra come la meditazione, pur assumendo forme diverse, custodisca un nucleo esperienziale universale, quello del silenzio che dischiude la presenza.

Il libro possiede un ritmo che alterna riflessione e respiro, concettualità e poesia. Non è un manuale di tecniche, ma una grammatica dello spirito: ogni lettera diventa un frammento di via, un’icona di senso. In questa prospettiva, L’alfabeto della meditazione si distingue nettamente dalla letteratura di consumo sulla mindfulness e sulle pratiche di rilassamento. Qui la meditazione non è un rimedio allo stress, ma un esercizio ontologico: un modo di abitare il mondo e di essere trasformati da esso. Bielawski rifiuta ogni promessa di risultato: la meditazione, dice, è innanzitutto un lasciar andare, un apprendere a non possedere. L’attenzione e la pazienza sono le virtù centrali del suo discorso, insieme al riconoscimento del limite e del mistero.

Il pregio maggiore del volume risiede forse in questa capacità di unire rigore ed empatia, conoscenza e resa. Bielawski è un maestro di soglia: non offre certezze, bensì possibilità; non impone una via, però ne apre molte. Ogni lemma è una piccola fenditura nel linguaggio, che consente alla luce di filtrare. La parola Meléte, ad esempio, termine greco che designa la cura interiore, diventa occasione per ripensare la meditazione come esercizio di fedeltà al reale, come attenzione al dettaglio, come gratitudine. Allo stesso modo, termini più enigmatici ‒come Znòwàng, di origine cinese ‒ vengono trattati non come esotismi, ma come risonanze di una medesima ricerca umana: giusto quella della presenza integrale, del ritorno a sé.

Certo, l’andamento del libro è volutamente diseguale. Alcune voci si sviluppano con ampiezza, altre restano brevi, quasi aforistiche. Questa variabilità può lasciare il lettore esperto desideroso di maggior approfondimento, ma costituisce anche una delle qualità più autentiche del testo: la sua natura frammentaria e respirante, più simile a una costellazione che a un trattato. Bielawski non vuole dire tutto, ma suggerire, invitare, spingere oltre. La brevità è qui una forma di pudore. Per chi si avvicina alla meditazione, il libro può rappresentare un primo passo nella comprensione di ciò che significa stare anziché fare; per chi pratica da tempo, offre un linguaggio rinnovato, capace di accendere lo stupore e di restituire alla seduta meditativa la sua dimensione gratuita. In entrambi i casi, L’alfabeto della meditazione funziona come una mappa poetica del silenzio, un prontuario del vedere interiore.

Nella prefazione di Benoît Standaert si sottolinea come Bielawski appartenga a quella corrente di spiritualità contemporanea che tenta di riscrivere la tradizione senza spegnerla, traducendo in linguaggio accessibile il sapere millenario della meditazione. È una scrittura che educa all’ascolto e all’interiorità, lontana tanto dalla prosa banalmente edificante quanto dalle mode spirituali del momento.

In definitiva, L’alfabeto della meditazione è un piccolo libro di grande respiro. Non offre istruzioni, ma orizzonti; non conduce verso un punto di arrivo, ma invita a un cammino. È una bussola per chi vuole restare aperto al mistero, un esercizio di fiducia nella parola che conduce al silenzio. Leggerlo significa accettare di essere trasformati – lentamente, come accade in ogni vero processo metamorfico – da quest’alfabeto che non insegna tanto a dire, quanto a tacere con consapevolezza.

 

Maciej Bielawski, L’alfabeto della meditazione. Per illuminare e favorire la prassi meditativa, Gabrielli editori, pp. 131, euro 16,00

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