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La street art incontra Anna Magnani: mostra celebrativa a Via Margutta dal 19 febbraio al 10 maggio
L’iniziativa, ideata da Tina Vannini e a cura di Bruno Ialuna, è una mostra collettiva che vede la partecipazione di Maupal, Mauro Sgarbi, Moby Dick, Elena Gallo, Blub, Giusy Guerriero, Sid, Ale Senso, Elisa Tamburrini, Diavù, Rame13, Er Pinto, Missk, Uman e Lediesis.
“Un’artista è una cosa molto difficile da definire. Gli artisti sono degli egoisti, degli egocentrici, un po’ esibizionisti. Però guai se non ci fossero”: così Anna Magnani definiva gli attori e gli artisti in un’intervista del 1964.
E adesso, in questa mostra, tocca a quindici artisti internazionali di Arte Urbana definire “Nannarella” e confrontarsi con lei. Ognuno lo fa a modo suo, con gli studi, le idee e le tecniche che il proprio percorso artistico gli ha suggerito. Sfidando tutte le difficoltà che i veri artisti devono affrontare, quando c’è un tema fisso sul quale devono esprimersi.
MAUPAL ha focalizzato il suo lavoro sulle rughe di Anna Magnani. Lei le considerava un pregio, quasi un motivo della sua bellezza, al contrario dell’incubo che invece rappresentano oggi per milioni di donne. Le rughe come specchio di un’anima che ha vissuto un’altalena di forti emozioni, sia nelle gioie sia nei dolori, com’è stata la vita della grande attrice.
MAURO SGARBI l’ha inserita nel suo attuale lavoro di impegno sociale e introspezione psicologica “La Carne di Roma”. E chi può rappresentarla meglio della Magnani? “Sono romana di Porta Pia”, lei stessa teneva a puntualizzare, quando le chiedevano delle sue origini.
La passione di Nannarella per gli animali, e soprattutto per i suoi amati cani, ben si sposa con i lavori di MOBYDICK, forse l’artista italiano più impegnato nella salvaguardia dell’ambiente.
L’opera di ELENA GALLO rappresenta un volto che ride e grida insieme. Prende il titolo da una celebre dichiarazione in cui l’attrice riconosceva nelle privazioni e nelle ferite della vita, tra una lacrima di troppo e una carezza di meno, l’origine della propria intensità artistica.
GIUSY GUERRIERO mostra un volto non giovane che il vetro restituisce. È inciso dal tempo, come lo sono state le scelte di Anna Magnani. Le rughe non addolciscono, raccontano. Sono il segno di amori assoluti e ferite mai nascoste, di una vita vissuta senza compromessi, dentro e fuori la scena. Perché la Magnani non appartiene solo al passato, ma parla ancora a noi: l’amore come urgenza, il dolore come identità, il cinema come specchio crudele e necessario dell’anima.
Un omaggio simbolico e concettuale è quello realizzato da SID. Al centro della composizione domina una bilancia romana, dalla quale pende un cuore anatomico, pesato come fosse materia viva e verità ultima. È il cuore messo a nudo che ha caratterizzato la poetica e la presenza dell’ attrice. La mano sospesa suggerisce un’entità superiore, il tempo, il destino, la storia. Non è una mano giudicante ma un gesto che obbliga a confrontarsi con il peso dell’ autenticità, una dichiarazione di esistenza e di sincerità.
“Pensieri mobili come chiome” è il titolo del lavoro di ALE SENSO, ispirato al celebre balletto del film “Mamma Roma” di Pasolini. Un lavoro che ricorda il vortice di idee che hanno attraversato negli anni i pensieri dell’attrice. Una donna avanti, troppo avanti con i suoi tempi. E per questo costretta spesso a battaglie di pensiero e di azione, con un mondo che all’epoca ancora non accettava, e per certi versi anche oggi non accetta, certe libertà e certe uguaglianze che le donne non devono chiedere agli uomini. Se le devono prendere da sole, perché sono loro diritti.
Aspetti che si ritrovano anche nell’opera di UMAN. I suoi lavori, sin dal suo debutto artistico, sono sempre stati caratterizzati dalla necessità e dalla capacità della donna di adattarsi ai mutevoli accadimenti della vita. Celebrandone al tempo stesso la forza nel promuovere messaggi di uguaglianza di genere e di abbattere stereotipi culturali. Di queste caratteristiche Anna Magnani, nel corso della sua esistenza, è stata sicuramente un esempio da seguire.
ELISA TAMBURRINI presenta “A misura di grembo”, un trittico tridimensionale che nasce da una ferita, un vuoto nell’anima di Anna e dall’impossibilità di misurare ciò che è vivo. Un vuoto che non ha il colore del buio ma la densità del blu cobalto. L’opera sfonda la tela per incarnare il luogo originario del sentire, non solo come immagine ma come spazio attraversato dal vuoto. Non è solo un ritratto, ma un campo di forze in cui il bisogno di contatto si manifesta. Materia, colore, volume, ruvidità. La carezza diventa gesto fondativo, la misura non quantitativa dell’esistenza, capace di riconoscere la fragilità senza risolverla. Una verità non addomesticata, non misurabile. Restituire al vuoto una misura umana significa abitarlo, contenerlo, renderlo presenza. La carezza come unità di misura dell’esistenza.
Il titolo dell’opera di DIAVU’, “Mamma Roma (Anna Magnani)”, basta e avanza per raccontare il grande e indissolubile legame di Nannarella con Roma. Ma anche l’amore vero di questo grande Maestro della street art per l’attrice, testimoniato dalle due opere anamorfiche realizzate già nel 2016 sulle scalinate del mercato Trionfale di Roma. Una la ritrae sorridente con un gatto in braccio, l’altra sognante mentre stringe un cane.
Anna amava fortemente gli animali, soprattutto i cani con i quali ha convissuto tutta la vita. Lo ricorda anche RAME13 in un lavoro che vuole narrare anche aspetti del carattere della grande attrice, a partire dalla sua semplicità, che tanto affetto le aveva procurato da tutta Roma. Sullo sfondo del quadro colonne romane ricordano il forte e indissolubile legame con la città. L’inserimento di elementi naturali testimonia che la sua era una natura vissuta, coerente con il suo carattere: istintivo, terreno, visceralmente umano. Esattamente il contrario di molti atteggiamenti delle superstar di oggi.
Il lavoro di ER PINTO è una sintesi, un ricordo, un frammento che omaggia l’immensa Anna Magnani. Come una scritta o un graffito su un muro racconta, attraverso citazioni e parole chiave, la grandezza dell’attrice e l’eredità che ci ha lasciato come se fosse un esempio, un modo di essere.
MISSK ha voluto raccontare Anna Magnani attraverso un linguaggio essenziale, fatto di forti contrasti di luce e ombra, ispirati all’estetica del neorealismo e al cinema di Fellini. Fulcro dell’opera è il suo volto: duro, intenso, potente, capace di raccontare da solo la profondità dei personaggi che ha interpretato. La semplicità della composizione richiama un’Italia povera ma viva, in fase di rinascita. Anche il titolo, “Anna”, è una scelta consapevole: spontaneo, diretto e forte, proprio come lei e come ciò che ha rappresentato.
LEDIESIS hanno invece deciso di riproporre una delle sue immagini più iconiche, tratta dal film “Abbasso la ricchezza”, in cui appare in tutta la sua romanità schietta e verace. Una delle più grandi attrici di sempre, capace di distinguersi grazie a un talento interpretativo unico. Anna Magnani non si è limitata ad interpretare dei personaggi, ma li ha vissuti rendendoli eterni. Di conseguenza non poteva non essere inclusa nel novero delle iconiche Superwomen, disegnate dalla crew di artiste toscane. Un ciclo di opere che celebra le grandi donne della storia che si sono distinte in tutti i settori. Le Lediesis, adottate artisticamente dalla Capitale, portano in mostra, per la prima volta eseguito su tela, un lavoro che molti avranno già visto sui muri di Roma.
Così come BLUB che, fra un’incursione e l’altra in giro per l’Europa, torna a Roma per rendere omaggio ad Anna Magnani. E lo fa con un lavoro espressamente realizzato per questa rassegna, che già nel titolo è dedicato proprio a quella notte dell’Oscar assegnato il 21 marzo 1956: “La Rosa di Roma”.