Iniziative editoriali

La Fine del Mondo: il ritorno del fumetto in edicola

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di Lorenzo Pompeo

 

“La Fine del Mondo”, la nuova rivista ideata e curata da Michael Rocchetti, meglio noto come Maicol & Mirco, si propone come un punto di rottura rispetto alla recente egemonia del graphic novel e punta a scardinare le logiche editoriali consolidate.

Presentata ufficialmente a settembre durante il Lucca Comics con il numero 0, la pubblicazione ha visto l’uscita del n. 1 in edicola a fine gennaio. Lanciata inizialmente il 18 dicembre 2025 in allegato al quotidiano “Il manifesto”, la rivista ha dato il via a un percorso mensile che unisce rigore artistico, prezzi popolari e una radicale critica della realtà contemporanea. Michael Rocchetti, autore celebre per la sua capacità di sintetizzare riflessioni esistenziali in brevi e fulminanti scarabocchi, non si limita qui al ruolo di supervisore. Egli agisce come un vero e proprio direttore d’orchestra, chiamando a raccolta i principali talenti del settore per documentare, attraverso il linguaggio del disegno, le crisi del nostro tempo.

Il sottotitolo “l’ultima rivista di fumetti” riflette una volontà di sintesi definitiva. Dopo decenni di sperimentazioni, il formato magazine cerca qui la sua forma essenziale, eliminando il superfluo: niente editoriali chilometrici, articoli di analisi o rubriche di approfondimento. Lo spazio è interamente dedicato al racconto per immagini, con brevi cenni biografici sugli autori. L’obiettivo è ristabilire un contatto immediato tra opera e lettore, senza mediazioni didascaliche. Dal punto di vista tecnico, la rivista si presenta come un oggetto curato ma accessibile: 72 pagine in bianco e nero più inserti a colori su carta di qualità, vendute al “prezzo politico” di 4 euro. Il formato e il peso ridotto sono studiati per restituire al fumetto la sua storica dimensione di “compagno di viaggio”, facilmente fruibile nel quotidiano.

Il progetto affonda le radici nella tradizione delle grandi riviste degli anni Settanta e Ottanta. Il riferimento esplicito va a testate storiche come “Alter Alter” e “Frigidaire”, laboratori di avanguardia estetica e indagine politica. Se però quelle esperienze erano legate ai movimenti di contestazione del secolo scorso, la creatura di Rocchetti si muove in un contesto di frammentazione ideologica, proponendosi come un presidio di senso in un’epoca di sbandamento collettivo. La rivista funge da rifugio per quegli autori che necessitano di spazi meno rigidi rispetto ai vincoli del libro cartonato, permettendo di riscoprire formati come la storia breve o il racconto a puntate. In questo senso, la dedica del numero zero alla memoria di Tuono Pettinato non è casuale: l’autore scomparso rappresentava perfettamente quella commistione tra ironia e critica sociale che è l’anima stessa della testata.

Uno dei nodi centrali della proposta è il superamento del “canone” del graphic novel. Se da un lato il successo dei volumi unici ha garantito al fumetto una nuova legittimazione culturale, dall’altro ha rischiato di immobilizzarlo in standard narrativi ripetitivi, spesso confinati all’autobiografismo. Maicol & Mirco propone un’alternativa basata sulla rapidità e sulla reattività: la rivista diventa un laboratorio permanente, dove il fumetto può tornare a essere uno strumento d’urto, immediato e sporco.

In questa architettura editoriale, la figura di Zerocalcare (Michele Rech) ricopre un ruolo trainante. La sua partecipazione non è solo artistica ma militante, volta a sostenere la sostenibilità di un modello di editoria popolare. Il suo contributo nel numero zero agisce come traino per l’intero progetto, garantendo una base di lettori ampia e trasversale che permette di dare visibilità anche ad autori emergenti o meno noti al grande pubblico. La selezione dei collaboratori compone una mappatura accurata dell’arte del fumetto: dalle visioni inquietanti dell’ospite internazionale Shintaro Kago al realismo emotivo di Gipi, passando per le tavole inedite di un maestro come Bruno Bozzetto e le storie di Alice Socal. Il futuro vedrà anche l’ingresso di firme storiche come Altan, consolidando un mix generazionale unico.

La scommessa economica è altrettanto significativa. Scegliere l’edicola come canale distributivo principale e fissare il prezzo a 4 euro è un tentativo di democratizzare l’accesso alla cultura. Il successo dei primi numeri conferma l’esistenza di una domanda latente di storie di qualità che non escludano nessuno per ragioni di costo. Grazie alle alte tirature e alla sinergia con “Il manifesto”, il progetto mira a una stabilità che possa innescare una vera rinascita del periodico in edicola.

In definitiva, “La Fine del Mondo” si pone come un ponte tra l’underground e il grande pubblico, cercando di superare la saturazione del mercato librario attraverso il ritorno alla serialità e alla libertà creativa. È un invito a riscoprire la forza primigenia del racconto umano: un’operazione che, trasformando il senso di fine in opportunità espressiva, scommette sulla capacità delle storie di mantenere viva la nostra percezione della realtà, con la consapevolezza che finché ci saranno storie il mondo non sarà perduto.

 

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