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Antonella Cilento, “La fabbricante di isole”

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Drammaturga, scrittrice e formatrice con una scuola di scrittura creativa che ha fondato a Napoli, Antonella Cilento dedica la sua cultura alla città partenopea. Quando ha scoperto a soli 11 anni che la letteratura parlava di lei, ha iniziato a scrivere e non ha più smesso. É sarda da parte della mamma e napoletana da parte del papà

di Loredana Simonetti

“Il Sud, per me, è un’epifania”. Questo è l’esordio dell’ultimo libro di Antonella Cilento, La fabbricante di isole (BEE-Bottega Errante Edizioni, agosto 2026, pp. 271, € 18,00), la cui scrittura ho avuto modo di apprezzare personalmente anche in altri suoi libri, precisamente Solo di uomini il bosco può morire, in cui l’autrice ripercorre un luogo molto antico, legato alla sua infanzia e alla sua storia, la Foresta regionale di Cuma, regno naturale magico e d’incanto, utilizzato e descritto da tanti poeti. Ne ricorda le caratteristiche quando era bambina e come è stata cementificata nell’epoca del boom, il tutto in una descrizione che ne rafforza la sua personale appartenenza.

L’altro libro, che ho piacevolmente letto, è Non leggerai, dove in una scuola inverosimile è vietato leggere libri e la scrittura corsiva è stata bandita. In un piccolo e divertente noir, arricchito da espressioni napoletane, due ragazze, Help e Farenait, rubano la macchina di un’agenzia funebre con una bara contenente libri, e che libri! Proust, Bulgakov, Bradbury, Austen…Scoprono così grandi classici di nascosto da famiglie e scuola. I nomi stessi delle ragazze hanno a che fare con libri noti e si renderanno conto che la letteratura e la verità non muoiono mai.  Ho citato questi, ma la penna di Antonella Cilento non si è mai esaurita.

L’autrice si supera ne La fabbricante di isole, evocando il suo Sud, come fosse una poesia, cogliendone gli aspetti colti e divertenti, rispettando questa piccola Italia, tanto maltrattata dall’eccessivo turismo e anche dalla maleducazione. Popolano il suo libro, per ogni regione del Sud che attraversa, tanti personaggi che hanno divulgato ed esaltato l’amore per la cultura, la pittura e la fotografia. Per ogni figura citata corrispondono romanzi e libri di poesie a cui l’autrice ci rimanda, come se ci permettesse di ritrovare la conferma di quelle descrizioni così sentite e personali attraverso i testi suggeriti. Per citarne solo alcuni, si incontra il teatro di Enzo Moscato, Nino Taranto e Peppe Barra, la poesia di Isabella di Morra, e poi la grande romanziera dimenticata Laudomia Bonanni, per non parlare del Barocco, come fosse una nostalgia di pietra nelle pagine di Gesualdo Bufalino e Vincenzo Consolo.

Durante la sua lunga passeggiata ricorda Anna Banti, di origine siciliana, grande romanziera del Novecento italiano che ha scritto, secondo lei, i più bei romanzi storici e precisamente Artemisia e Lavinia fuggita. E poi la fotografia di Luciano D’Alessandro, grande reporter fotografico, e Mimmo Jodice, pittore dello scatto, entrambi capaci di cogliere le testimonianze di sé nell’azzurro del Sud.

Nel suo “fabbricare isole”, l’autrice lamenta che in alcune zone della Sicilia, come quella descritta da Camilleri, “chi passeggia per la Hollywood vigatese, non si preoccupa di sentire i luoghi di Quasimodo, Brancati e Bufalino”, ma magari si preoccupa di trovare il ristorante di uno chef stellato.

Tutto il libro ha una struttura autobiografica, perché le isole costruite con i suoi ricordi, diventano occasioni di episodi personali e richiami familiari; molto commovente il ricordo del papà, la sua allegria napoletana e la sua partenza per l’ultimo viaggio con il sorriso di sempre. Un libro da leggere, questo di Antonella Cilento, e assolutamente, da rileggere.

 

Articolo pubblicato sul numero  cartaceo N° 201   Novembre  2026 di Leggere:tutti

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