Lo Zibaldone - Recensioni
La Divina Commedia. Fede o ragione?
di Laura Frangini
L’opera, che contiene un introduzione di Onorati dal titolo “Fede o ragione?” è corredata da apertura critiche ad ogni cantica, dall’elenco dei Papi della vita di Dante, e da un importante studio sulla tecnica del verso della Divina Commedia.
È comprensibile l’impossibilità di accennare al poderoso lavoro di commento che Onorati fa ad ogni canto del Poema, però è necessario parlare, anche se in breve, della originale introduzione che il professore fa al tutto, affrontando un argomento non molto trattato dagli esegeti: Dante, poeta e pensatore che opera nell’ambito della grandiosità della filosofia Scolastica, come risponderebbe alla domanda: ” per giungere a Dio è più importante servirsi della ragione o abbandonarsi alla Fede?”.
Onorati non ha dubbi e ne porta sempre tratti dal Poema Sacro. Pur operando nel clima Scolastico, Dante segue l’ “Itinerarium mentis in deum” di San Bonaventura da Bagnoregio.
Dante era terziario francescano, intriso della ardore mistico del Serafico.
Dichiara spesso, nella sua opera, l’insufficienza della ragione a comprendere il mistero della Trinità. L’autore riporta versi dell’ Alighieri, in cui il Sommo Poeta dichiara letteralmente l’impotenza della ragione a salire a Dio. Non solo, ma Onorati esamina anche con precisione tutte le allegorie di Dante. Virgilio, la ragione, è sufficiente a condurre il pellegrino per il regno delle tenebre, ma a metà Purgatorio ecco apparire l’ombra di Stazio, che rappresenta la Fede: egli accompagna i due fino al Paradiso terrestre, come a significare che la ragione da sola non può procedere oltre nel regno della purgazione.
Quindi Virgilio e Stazio spariscono all’apparire di Matelda, guardiano dell’Eden: ella è la scienza di Dio. Ma sopraggiunge la teologia, cioè Beatrice, che accompagna Dante nel regno della luce, cioè in Paradiso.
Però non è finita: accade dell’altro. Quando il pellegrino p maiuscola è davanti alla Madonna, anche la teologia scompare e, al suo posto, si presenta il misticismo puro: San Bernardo di Chiaravalle, colui che nel dodicesimo secolo ha riaperto il culto di Maria Vergine. Egli solo è in grado di pregare la Madonna affinché a metta Dante a vedere la Trinità.
Questa introduzione è di un importanza vitale per la lettura della Divina Commedia, in quanto trattino come afferma il noto dentista-l’alighieri fai il viaggio escatologico non per incontrare Cesare Ma Dio. Dunque è in fallo che giustifica il poema sacro con la motivazione politica, o della vendetta personale di Dante come fa Foscolo ad esempio. L’ Alighieri si sente il profeta dell’ Età dello Spirito, preconizzata da Gioacchino da Fiore, per cui la Divina commedia è da considerarsi come un Quinto Vangelo.
Con questo vasto e poderoso commento, Onorati sancisce la sua passione infinita per l’ Alighieri e la Divina Commedia, quale opera unica e straordinaria.
Un commento che gli è costato 10 lunghi anni di lavoro con i quali siamo sicuri Onorati consegnerà il suo nome alla storia.