Lo Zibaldone - Recensioni

Il ritorno dei Cazalet: l’eredità di un’epoca tra continuità e cambiamento

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di Elena D’Alessandri

C’è sempre un misto di devozione e profonda apprensione quando una saga amatissima e consacrata nell’imaginario collettivo tenta di riaprire le sue pagine. Nel caso dei Cazalet — il monumentale affresco con cui Elizabeth Jane Howard ha raccontato l’Inghilterra del Novecento attraverso cinque volumi indimenticabili — la sfida appariva quasi insormontabile. A raccogliere questo testimone prezioso e gravoso è Louisa Young con Le ore d’oro, pubblicato da Fazi nella collana «Le strade» (429pp., 20 Euro). Un passaggio di consegne che ha il sapore autentico di una continuità di sangue e di sguardo: l’autrice, affermata narratrice britannica, è infatti la nipote di Howard, cresciuta in quel medesimo perimetro familiare e culturale che ha dato vita ai romanzi originari.
La vicenda si apre nel Natale del 1962, nella labirintica Fakenham Hall nel Norfolk. L’amata Home Place è ormai un ricordo e il mondo sta rapidamente mutando pelle. La “vecchia guardia” – i fratelli Hugh, Edward, Rupert e Rachel, ormai sulla soglia dei sessant’anni – osserva quasi con nostalgico smarrimento il progressivo svanire della vecchia Inghilterra. Il vero baricentro emotivo e narrativo della storia slitta definitivamente verso la generazione delle cugine Louise, Clary e Polly, ormai quarantenni, intente a bilanciare la difficile ricerca di un’autentica emancipazione con i vincoli sociali del tempo. Sullo sfondo, s’affaccia poi la nuova gioventù degli anni Sessanta, rappresentata da figure come la bellissima e ingenua Juliet, dall’inquieta Laura o da Simon, diviso tra la vita in comune e le sue verità nascoste: una generazione pronta a sperimentare la rivoluzione dei costumi e le inquietudini del decennio.
Dal punto di vista della resa letteraria, la prosa di Louisa Young si rivela una maestosa conferma: la qualità della scrittura si pone in una nitida linea di continuità rispetto ai cinque volumi precedenti. Con un passo elegante e una straordinaria sensibilità, l’autrice governa una materia narrativa complessa e un coro ricchissimo di personaggi. Pur concedendosi qualche fisiologico e lieve momento di rilassatezza lungo le oltre quattrocento pagine, il romanzo mantiene sempre alto il ritmo e viva l’attenzione del lettore.
Ma Le ore d’oro è soprattutto il ritratto di una trasformazione epocale. Le vicende intime dei Cazalet diventano emblematiche del «cambio di passo» di un’intera nazione: la modernità irrompe nelle stanze dei lord e tra le strade di Londra portando con sé istanze inedite e profonde crepe nel muro delle convenzioni. Temi come il divorzio, le prime rivendicazioni di emancipazione femminile, l’omosessualità ancora costretta all’ombra dalla legge e dalle rigidità morali dell’epoca, fino alle prime inquietudini dello scenario globale con le ombre della guerra in Vietnam, attraversano il vissuto dei protagonisti con un realismo toccante, restituendo la fatica e la bellezza di un mondo in transizione.
Louisa Young firma così il primo volume di una trilogia che è un omaggio affettuoso e autonomo alla memoria della zia, ma soprattutto una lettura avvolgente che si chiude con un finale orchestrato con maestria, capace di lasciare il lettore in trepidante attesa di stringere tra le mani il capitolo successivo.

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